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sabato 8 novembre 2008

Rassegna Stampa- LA LEZIONE DI OBAMA E LE DONNE

di Lidia Ravera
da L'Unità


Fra i molti meriti di Barak Obama, con quella bella faccia di colore, con quel nome così lontano da ogni tradizione wasp, c'è anche questo: ci ha fatte svegliare di buon umore, noi femmine della specie. Come tutti i democratici, certo, come tutte le persone per bene che aborrono il razzismo. Ma con un valore aggiunto: l'effetto tetto di cristallo. Ha dato un bella zuccata, Obama, al limite invisibile che vuole al potere sempre lo stesso animale: maschio e bianco, di razza dominante. Così ci siamo svegliate sentendo il dolce tintinnio dell'esplosione, frammenti di vetro dappertutto. Brillavano come pietre preziose. Yes, we can, ci siamo dette.

Possiamo. Anche noi. Noi donne. In fondo, la dinamica del razzismo è la stessa dell'antifemminismo: il bianco ha sempre discriminato il nero (anche) perché sessualmente più dotato, no? E ha sempre tenuto le donne lontano dal potere perché nutre il fondato sospetto che siano, complessivamente, più dotate. Non tutte, ovvio, ma intanto si fa fuori metà del mondo e si riduce, drasticamente, la concorrenza. Per scoraggiarle senza ucciderle, ha costruito una cultura della disistima per cui ogni donna è diventata la peggior nemica di se stessa e delle sue simili. Così ha fatto con i neri, che, rabbiosi e rassegnati, non andavano neanche a votare. Questa volta ci sono andati e una ventata di vera novità ha scosso il pantano dell'occidente. Il messaggio è: bisogna osare. Un'amica mi ha detto: ma non sarebbe stata meglio Hillary, per spingerci a osare? No. Hillary era troppo interna al gioco, non veniva "da fuori". Non rompeva gli schemi. E' "il negro" ch è in noi, che deve vincere. La nostra diversità.

Il mondo ha bisogno di altri punti di vista, altre culture, sensibilità diverse, altri stili, altre storie. Abbiamo toccato il fondo. Da oggi si comincia a risalire. E noi, che siamo diverse, dobbiamo prenderci, finalmente, le nostre responsabilità.

giovedì 5 giugno 2008

Oggi convegno: Uguaglianza e merito per la crescita economica e sociale

ORGANIZZATO DA DONNE@MANAGERITALIA

Uguaglianza e merito per la crescita economica e sociale
Come gestire e valorizzare le diversità in azienda e nella società


5 Giugno 2008, Milano - Hotel Gallia , piazza Duca D’Aosta (mappa)

9.00
Registrazione partecipanti

9.30
Saluto del Presidente Manageritalia Milano Dr. Giuseppe Truglia
Introduzione Vice Presidente Manageritalia Milano Dr.ssa Marisa Montegiove

9.45
Il contributo del lavoro femminile alla crescita economica Dr.ssa Roberta Zizza, Economista Servizio Studi Banca D’Italia

10.15
Video intervista Prof. Maurizio Ferrera autore del libro “Il fattore D”

10.45
Conoscenza ed applicazione delle leggi sulle pari opportunità in azienda Prof. Mario D’Ambrosio, Presidente Associazione Italiana per la Direzione del Personale

11.10
Coffee break

Retribuzioni e organizzazione del lavoro: dalla discriminazione alla valorizzazione - Dr. Renato Dorrucci, Principal Business Human Capital Mercer

11.50
Best practice: esperienze di successo
Paola Artioli, Direttore Amministrativo ASO SIDERURGICA Srl, referente AIB Femminile Plurale
Michele Riccardi, HR Manager ACCOR SERVICES
Elena Alemanno, Store Manager IKEA

12.30
Votazione live da parte dei partecipanti di proposte concrete da portare ai governanti

13.00
Light lunch

E’ previsto l’intervento del Ministro alle Pari Opportunità On.le Mara Carfagna

Per maggiori info cliccate qui, per iscrivervi (gratuitamente), qui.

mercoledì 14 maggio 2008

Rassegna stampa/ Se la mamma è senza aiuto

di Miriam Mafai (pubblicato su Repubblica)

In Germania una coppia con due figli e un reddito annuo di 25.000 euro ne versa al fisco 52.



In Italia una coppia con due figli e con lo stesso reddito, ne versa al fisco 1.700. In Francia il 40% dei bambini trova posto in un asilo nido, in Italia il 6%. Bastano forse queste due cifre per spiegare perché l’Italia ha, in Europa il più basso tasso di natalità: a Napoli nascono meno bambini per donna che a Stoccolma, a Roma meno bambini che a Parigi. Bastano queste cifre per sostenere con forza e convinzione l’accorato appello del nostro Presidente della Repubblica che, con la lettera pubblicata domenica sul nostro giornale, ha chiesto al nuovo Parlamento di «affrontare le politiche rivolte alla famiglia, con misure volte ad elevare il tasso di occupazione femminile, a conciliare la vita familiare e la vita lavorativa, a sviluppare azioni di assistenza sul territorio, a favorire una complessiva crescita del sistema nazionale dei servizi socio-educativi per l’infanzia...».



E’ una lettera importante che segnala, per la prima volta a nostra conoscenza e con tutta l’autorità del suo autore, un problema che ha assunto, nel corso degli anni, una rilevanza sempre maggiore e ormai drammatica. Siamo l’unico paese ormai in Europa che manca di una organica politica a favore delle famiglie. È possibile che su questo tema ci sia stato un sospetto o un ritardo da parte della sinistra memore delle politiche «nataliste» del fascismo. Ma è per lo meno singolare che una politica organica a difesa delle famiglie non sia stata pensata e promossa nemmeno dalla Dc, che pure ha governato per oltre un cinquantennio il nostro paese. Quasi avesse prevalso, in quel partito, l’idea, o meglio la preoccupazione, che politiche di sostegno alla famiglia potessero liberare le donne dal loro tradizionale ruolo materno, incoraggiandole a uscire di casa per cercare soddisfazione e autonomia. Questo obiettivo, se tale era nella intenzione dei governanti de, è stato almeno in parte raggiunto: la maggioranza delle donne italiane si qualificano infatti ancora oggi come "casalinghe". Sono soltanto 46 su 100 le donne italiane che hanno un’attività extradomestica contro il 71% in Svezia e il 57% in Francia.



Siamo dunque in Europa il paese in cui le donne sono meno presenti sul mercato del lavoro ma, contrariamente alle attese ed alle previsioni, le donne che restano a casa sono anche quelle che fanno meno figli. «Donne a casa e culle vuote» così Maurizio Ferrera, uno studioso del nostro welfare e delle politiche del lavoro, definiva recentemente la condizione del nostro paese. Una condizione paradossale anche perché tutti i sondaggi ci dicono che le coppie italiane vorrebbero avere almeno due figli. E perché tutti i dati ci dicono che nei paesi che hanno adottato adeguate politiche familiari le donne non solo fanno più figli, ma sono anche più presenti sul mercato del lavoro. Politiche familiari significa dunque aiuti alle famiglie, unite o meno in matrimonio, da realizzarsi sia attraverso una revisione delle attuali politiche fiscali sia attraverso una politica edilizia, sia attraverso un potenziamento dei servizi per la prima infanzia e per gli anziani e non autosufficienti.



In tema di servizi per la prima infanzia, il Consiglio d’Europa, nel 2002, ha fissato un obiettivo ambizioso: assicurare entro il 2010 un posto in asilo nido ad almeno un bambino europeo su tre. Noi siamo lontanissimi da quell’obiettivo che è stato già raggiunto non solo da tutti i paesi nordici ma anche da Francia, Gran Bretagna, Olanda e Belgio. In tema di assistenza a favore dei più anziani o non autosufficienti sono all’avanguardia, in Europa, la Germania e la Spagna che nel 2006 ha varato, soprattutto grazie all’impegno delle donne ministro, la Ley de dependencia che ha istituito un vero e proprio sistema nazionale, gratuito e garantito, per l’assistenza ai non autosufficienti.



Servizi per la prima infanzia e per i non autosufficienti rappresentano gli assi centrali delle politiche familiari indicate come necessarie dal nostro Presidente della Repubblica. Sono servizi che tutti i paesi europei stanno realizzando, anche per favorire nuova occupazione femminile. Dicevamo all’inizio che in Germania una coppia con due figli e un reddito annuo di 25.000 euro versa al fisco solo 52 euro, contro i 1.700 euro versati al fisco da una analoga famiglia italiana. Una differenza non da poco, grazie al fatto che in Germania, come in Francia e in altri paesi europei vige il meccanismo del cosiddetto «quoziente familiare», un sistema cioè di tassazione del reddito familiare che tiene conto del numero dei componenti della famiglia. La norma è già stata proposta, almeno un paio di volte, in Italia ma sempre senza successo: una prima volta alla fine degli anni 80, e una seconda volta l’anno passato. Non sono pochi tuttavia gli studiosi che criticano un sistema che, sostengono, costerebbe troppo alle nostre finanze e, alla fine favorirebbe le famiglie con i redditi medio-alti ed alti. Poiché la proposta del «quoziente familiare» fa parte del programma del PdL, non mancherà l’occasione di discuterne in modo approfondito se e quando la proposta giungerà in Parlamento. Fin d’ora tuttavia credo sia possibile dire che nuove politiche familiari dovranno necessariamente comportare anche una revisione del nostro sistema fiscale.

martedì 15 aprile 2008

Quante sono le Senatrici della Lombardia?

di Virginia Fiume, da Milano

Si stanno delineando in queste ore le liste di persone che siederanno in Parlamento, alla Camera e al Senato, per i prossimi 5 anni.

Senato: qui

Niente è ancora deciso, ci saranno da verificare le dimissioni dovute a altri incarichi di Governo, eventuali abbandoni e quindi slittamenti del posto in lista.

Si può, però, a titolo statistico giocherellare con i primi elenchi che stanno apparendo su internet.

Per esempio, tra gli eletti al Senato in Lombardia, quante donne ci sono?

Su un totale di 47 senatori/trici eletti/e:


1 donna su 11 per la Lega

1 donna su 19 per il Popolo delle libertà

4 donne su 15 per il Partito Democratico

e 1 donna su 2 per l'Italia dei Valori.


Grazie a questa poco democratica legge elettorale tutto può ancora cambiare, i posti si scambieranno come figurine, ma pensiamo un attimo a questi numeri...