martedì 23 dicembre 2008

sabato 8 novembre 2008

Rassegna Stampa- LA LEZIONE DI OBAMA E LE DONNE

di Lidia Ravera
da L'Unità


Fra i molti meriti di Barak Obama, con quella bella faccia di colore, con quel nome così lontano da ogni tradizione wasp, c'è anche questo: ci ha fatte svegliare di buon umore, noi femmine della specie. Come tutti i democratici, certo, come tutte le persone per bene che aborrono il razzismo. Ma con un valore aggiunto: l'effetto tetto di cristallo. Ha dato un bella zuccata, Obama, al limite invisibile che vuole al potere sempre lo stesso animale: maschio e bianco, di razza dominante. Così ci siamo svegliate sentendo il dolce tintinnio dell'esplosione, frammenti di vetro dappertutto. Brillavano come pietre preziose. Yes, we can, ci siamo dette.

Possiamo. Anche noi. Noi donne. In fondo, la dinamica del razzismo è la stessa dell'antifemminismo: il bianco ha sempre discriminato il nero (anche) perché sessualmente più dotato, no? E ha sempre tenuto le donne lontano dal potere perché nutre il fondato sospetto che siano, complessivamente, più dotate. Non tutte, ovvio, ma intanto si fa fuori metà del mondo e si riduce, drasticamente, la concorrenza. Per scoraggiarle senza ucciderle, ha costruito una cultura della disistima per cui ogni donna è diventata la peggior nemica di se stessa e delle sue simili. Così ha fatto con i neri, che, rabbiosi e rassegnati, non andavano neanche a votare. Questa volta ci sono andati e una ventata di vera novità ha scosso il pantano dell'occidente. Il messaggio è: bisogna osare. Un'amica mi ha detto: ma non sarebbe stata meglio Hillary, per spingerci a osare? No. Hillary era troppo interna al gioco, non veniva "da fuori". Non rompeva gli schemi. E' "il negro" ch è in noi, che deve vincere. La nostra diversità.

Il mondo ha bisogno di altri punti di vista, altre culture, sensibilità diverse, altri stili, altre storie. Abbiamo toccato il fondo. Da oggi si comincia a risalire. E noi, che siamo diverse, dobbiamo prenderci, finalmente, le nostre responsabilità.

venerdì 31 ottobre 2008

Festival Internazionale del Film di Roma. Viggo Mortensen.

di Elena Maria Manzini da Roma

Carissimi lettori Rosa Shokking,
ieri vi anticipavo un incontro con Viggo Mortensen. Infatti, non solo ha calcato il tappeto rosso del Festival romano due volte, per presentare il film in concorso “Good” e il film fuori concorso “Appaloosa” diretto dall’amico Ed Harris, ma è stato anche invitato a tenere una conferenza per il pubblico nella quale ha dato prova di essere un uomo affascinante e veramente poliedrico.
“Good” narra di un professore universitario tedesco che in pieno nazismo, dopo aver scritto un libro sostenendo la scelta dell’eutanasia, viene convocato dal Reich e premiato con una folgorante carriera. La sua decisione di allinearsi lo porta ad allontanarsi dalla famiglia per risposarsi con una perfetta donna ariana e a rinnegare la sua grande amicizia con un ex commilitone ebreo. Il film, potenzialmente interessante perché mostra il punto di vista di coloro che per la tranquillità del quieto vivere hanno preferito non condannare la follia che li circondava, tarda a decollare, anche a causa dalla recitazione un po’ troppo “introspettiva” del nostro amato Viggo.
Viggo Mortensen è comunque un attore solido con alle spalle molti anni di gavetta, spesso anche di lusso, che e’ stato portato alle luci della ribalta prima per il ruolo di Aragorn ne “Il Signore degli Anelli” e poi come attore prescelto da David Cronenberg come protagonista dei suoi ultimi due lavori.
Essendo una fan a dir poco maniacale del “Signore degli Anelli” ho partecipato con emozione alla conferenza nella quale, partendo dal commento di alcune scene delle sue interpretazioni meglio riuscite, ha risposto a domande sulla sua carriera e sulle sue attività collaterali. Grazie a queste due ore passate in sua compagnia (certo, c’erano anche altre 200 persone, ma chi le notava…) ho constatato che oltre ad essere un vero gentiluomo, ha infatti ringraziato tutti della nostra presenza in perfetto italiano, parla correntemente diverse lingue straniere fra cui il danese e lo spagnolo, e ho scoperto che ancor prima di girare il mondo in lungo e in largo per la sua carriera cinematografica, ha vissuto in diversi paesi europei e latinomaricani al seguito del padre diplomatico. Pur avendo sottolineato che per un attore ogni metodo è giusto “basta che funzioni”, ha confermato che per prepararsi per un ruolo spesso impiega qualche mese cercando di “scoprire” cosa possa essere successo al proprio personaggio prima di pagina 1 del copione. A questo fine è solito intraprendere totalizzanti viaggi mentali e fisici, ha infatti raccontato che prima di girare l’ultimo film di Cronenberg “La promessa dell’assassino” ha trascorso diverse settimane in un paesino della Russia da dove avrebbe potuto provenire il suo personaggio. Ha inoltre confessato di avere un forte interesse per la regia e di avere già acquistato i diritti di un libro dal quale vorrebbe trarre un film. In più, possiede una casa editrice attraverso la quale sponsorizza soprattutto giovani scrittori di nicchia, dipinge quadri, compone musica (alcuni brani al pianoforte della colonna sonora del film “Good” sono suoi) e ha ammesso essere vera la voce che lo vuole discendente di Buffalo Bill…
Un solo commento mi viene spontaneo: WOW!


P.S. Solo pochi minuti fa’ sono stati annunciati i premi della critica ai film in concorso. Le mie congratulazioni a Donatella Finocchiaro vincitrice come migliore attrice per la sua interpretazione di una donna a capo di una cellula del crimine organizzato nei “Galantuomini” di Edoardo Winspeare. Il film non mi ha entusiasmato, ma lei è veramente bravissima.

giovedì 30 ottobre 2008

Festival Internazionale del Film di Roma. I miei film preferiti.

di Elena Maria Manzini da Roma

Carissimi lettori Rosa Shokking,
sono stata silente per un po’ di tempo e me ne scuso, ma aspettavo l’occasione giusta per farmi viva. E quale migliore opportunità del Festival Internazionale del Film di Roma? Purtoppo non ho potuto rimanere a Roma per più di qualche giorno e sono anche stata rallentata negli spostamenti da una discreta quantità di pioggia, ma da vera paladina del buon cinema non mi sono lasciata scoraggiare dal poco tempo e dal lago di fronte all’Auditorium!
Tra i film che ho visto tre in particolare mi hanno veramente colpito.

Il primo e’ “Lol“, scritto e diretto dalla regista Lisa Azuelos. Il film meravigliosamente interpretato da un gruppo di adolescenti e da Sophie Marceau, questa volta nel ruolo di mamma, narra di una ragazza travolta dai primi amori, le prime canne, la scuola e gli amici, insomma dall’adolescenza. Gli attori sono bravissimi qualsiasi sia la loro età, ma brillano senza dubbio le due protagoniste madre e figlia, guidate in modo discreto da una donna che ha scelto di prendere sputo dal proprio trascorso perchè ha capito, e si vede, che le storie di vita vera spesso sono le più interessanti. Mentre guardavo il film presentato nella sezione “Alice nelle città” alla presenza di un paio di classi della scuola superiore che si divertivano e partecipavano con passione identificandosi con le vicende narrate sullo schermo, mi chiedevo: ma perchè in Italia non riusciamo a fare film del genere e ci incistiamo con la banalità, finta provocatrice, di Federico Moccia e con i suoi casting su internet…? Lascio a voi l’ardua sentenza.
Dalla Francia sono passata alla Danimarca per il film “When a man comes home” del regista Thomas Vinterberg, uno degli adepti della filosofia cinematografica nordeuropea Dogma che si ripromette di narrare la verità, tutta la verità e niente altro che la verità. Un famoso cantate lirico torna nella città natale e gli viene preparata una grande festa presso l’hotel più sfarzoso. Il protagonista, un giovane aiuto cuoco balbuziente, ma talmente bello che mi ha fatto venire la voglia di partire all’istante per la Danimarca, nello stesso giorno scopre che il proprio padre è ancora vivo e che Maria, il suo primo amore, e’ tornata in città. Il film e’ una commedia narrata con un ritmo dolce, spiccano personaggi delineati e molto divertenti, come il team di chef e il direttore dell’hotel, che regalano allo spettatore momenti di pura ilarità.

Fra tutti i film che ho visto devo dire che il più bello e’ stato senza dubbio “Easy Virtue” diretto da Stephan Elliot, già regista del capolavoro “Priscilla, la regina del deserto.”. Anni ’30, Larita, spregiudicata pilota di auto da corsa e americana, la bellissima Jessica Biel, sposa in seconde nozze il giovane rampollo di un’aristocratica famiglia inglese e viene portata a casa per essere presentata ufficialmente ai famigliari. Lo scontro di culture e di caratteri fra Larita e la padrona di casa interpretata da una fenomenale Kristin Scott Thomas, da’ vita ad un’atavica battaglia suocera-nuora combattuta con frasi argute, cattiverie e accidentali assassinii di cani…Spero proprio per voi che lo distribuiscano in Italia in prima possibile!
In chiosa, una curiosità: il Ministero delle Pari Opportunità ha preparato presso il festival uno stand all’interno del quale si poteva sperimentare un interessante percorso sensoriale che rappresentava l’inferno, il purgatorio e il paradiso della percezione della donna da parte del cinema. Infatti, percorrendo un accidentato corridoio buio sono stata bombardata da famose battute tratte da capolavori cinematografici. Ve ne cito una per ogni sezione: Inferno “Ma come fa a descrivere così bene una donna?”. “Penso ad un uomo, e tolgo autorevolezza e affidabilità” (Jack Nicholson in Qualcosa è cambiato); Purgatorio: “Ma tesoro amerai anche il mio cervello?”. “Una cosa per volta” (Priscilla Lane e Cary Grant in Arsenico e vecchi merletti); Paradiso “Sei la madre, la sorella, l’amante, l’amica, l’angelo, il diavolo, la terra, la casa…” (Marcello Mastroianni ne La dolce vita).
Vi rimando a domani per sapere del mio incontro, non proprio privato, con Viggo Mortensen.

martedì 7 ottobre 2008

7 ottobre 2006- 7 ottobre 2008: per non dimenticare Anna Politkovskaja

di Virginia Fiume, da Milano




Sono passati due anni dall'omicidio di Anna Politkovskaja. 24 mesi da quando il volto di una donna dai capelli grigi che quest'anno avrebbe compiuto 50 anni è entrato per qualche ora nelle case del mondo.
Una giornalista scomoda per Vladimir Putin, una giornalista scomoda per le oligarchie russe del genocidio in Cecenia. Una donna che ai conflitti del Caucaso, regione che probabilmente i più non saprebbero nemmeno collocare su un atlante, ha dedicato energie, coraggio e fiumi di inchiostro. Sulle pagine del quotidiano russo di ispirazione liberale Novaja Gazeta aveva pubblicato reportage in cui condannava il bassissimo livello di rispetto dei diritti umani in Russia e in Cecenia. Nelle pagine dei suoi libri aveva racchiuso parole che ora risuonano ancora più forti.

« Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all'estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me.
Eppure tutti i più alti funzionari accettano d'incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un'indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all'aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie.
Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci. »


L'hanno trovata dilaniata da misteriosi, ma forse nemmeno troppo misteriosi, proiettili nell'ascensore di casa sua.
Morta. Come gli altri 217 giornalisti che sono stati uccisi in Russia tra il 1992 e il 2007.
Morta, come il giornalista italiano, corrispondente di Radio Radicale, Antonio Russo, ucciso nei pressi di Tbilisi, in Georgia, il 14 ottobre del 2000. Anche lui troppo interessato alle faccende dell'esercito russo in Cecenia.

Nel 2006 poco più di mille persone si radunarono ai funerali di Anna Politkvskaja, nessun politico russo, nessun rappresentante dell'Unione Europea, se non l'eurodeputato radicale Marco Pannella.

Domani a Milano e a Roma l'associazione Annaviva ha organizzato due manifestazioni silenziose, a Campo de' Fiori a Roma e in Piazza della Scala a Milano, alle 20.30.
I partecipanti sono invitati a intervenire portando con sè una candela. Per non dimenticare.




Per un approfondimento sulla situazione nel Caucaso:
http://www.caucaso.org/

L'incontro che si è svolto un anno fa, a Milano, in occasione del primo anniversario dell'omicidio di Anna Politkovskaja

venerdì 26 settembre 2008

Comunichiamo?


di Claudia Clerici da Milano

Ieri si è svolto il convegno “Una Rete Passepartout. Per una comunicazione efficace in contesti multiculturali”, in occasione della presentazione dell’omonimo libro presso lo Spazio Oberdan di Milano.
Durante i lavori la Dott.ssa Favaro ha sottolineato come, di fronte al cambiamento della migrazione, ormai caratterizzata da una provenienza plurale e da un’equa distribuzione di genere, sia necessario riflettere su come poter attuare nuove modalità di comunicazione: più chiare, che evitino sovrapposizioni inutili tra servizi diversi, ma soprattutto una comunicazione che sia di prossimità, implicando il riconoscimento delle singole persone e non tanto di un apporto culturale astratto.
Anche il Dott. Quassoli ha insistito sulla necessità di indagare il perché non ci si capisce, suggerendo di mettere da parte modelli assoluti e privilegiare risposte individuate insieme al proprio interlocutore. Dunque non esiste una risposta corretta, quanto il bisogno di predisporsi a mettere a repentaglio la relazione, forti della certezza che la soluzione trovata insieme sarà indubbiamente tra le più adeguate.
Infine, un altro concetto interessante è stato sottolineato dalla Dott.ssa Fumagalli, riprendendo la convinzione che non è detto che un linguaggio semplice renda liberi da equivoci.
Comunicare deve essere un “mettere in comune” e, affinché questo sia possibile, è necessario stabilire qual è il terreno comune dal quale partire, non volendo eliminare la complessità ormai endemica, ma tentando insieme di renderla più fluida.
Senza dubbio si è trattato di relazioni molto interessanti, ma riflettendo ho notato che chi può avvantaggiarsi di tali considerazioni è sempre la parte che offre il servizio, tagliando fuori a priori il gruppo di interlocutori con i quali si dovrebbe entrare in rapporto empatico.
Nonostante la consapevolezza della difficoltà di invitare i destinatari dei servizi a tali momenti di confronto, per di più caratterizzati da un linguaggio non semplice, credo che lo sforzo andrebbe fatto.
Non si è detto che andranno accolte nuove sfide?
Probabilmente i tempi sono maturi per iniziare a pensare a modalità di confronto allargate!


Per ulteriori approfondimenti:
www.provincia.milano.it/urp
www.centrocome.it

Per avere il testo:
www.faustolupettieditore.it

giovedì 18 settembre 2008

Morte di un giornalista viaggiatore











E' morto ieri, lungo le rive del Mekong, Giorgio Bettinelli.
In un'italia di diversamente abili alla lettura questa potrebbe non essere considerata una notizia.
Ma per chi è innamorato della c.d. letteratura di viaggio si tratta di un momento un po' triste.
Bettinelli aveva girato mezzo mondo, anzi tutto il mondo, a bordo della sua Vespa. Raccontando paesi, persone, tradizioni, piccoli aneddoti e grandi storie.



Merita sicuramente un approfondito giro sul suo blog, in attesa che altri giornalisti viaggiatori ricomincino a calcare le strade che lui ha dovuto abbandonare.

I suoi libri:
"In Vespa"
"Brum Brum"
"Rhapsody in black"
"la Cina in vespa"
"In vespa oltre l'orizzonte"

giovedì 11 settembre 2008

Corso ''Donne, politica e istituzioni'' a Milano

L'Università degli studi di Milano, su iniziativa del Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità, attiva per l'anno 2008 una nuova edizione del corso "Donne, politica e istituzioni – percorsi formativi per la promozione della cultura di genere e delle pari opportunità".

Il bando per accedere al corso è scaricabile sul sito dell'Università all'indirizzo:

http://www.unimi.it/didattica/11950.htm

Il corso, della durata di 72 ore, inizierà il venerdì 3 ottobre 2008 e si concluderà tassativamente entro dicembre 2008. Le date esatte e il programma del Corso verranno comunicati sul sito di Ateneo quanto prima.

Segreteria del Corso «Donne, politica e istituzioni – percorsi formativi per la promozione della cultura di genere e delle pari opportunità»

Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze Politiche, Dipartimento di studi del Lavoro e del Welfare.

Ufficio Centro studi e ricerche Donne e Differenze di Genere.

Via Conservatorio 7 – 20122 Milano.

ATTENZIONE

E mail: corsodonnepolitica@email.it

domenica 7 settembre 2008

"Ragazza fortunata"- Intervista a Jasmine Trinca

Elena Maria Manzini in occasione del Festival Open Roads a New York ha intervistato Jasmine Trinca.

- L'esperienza di un film francese girato in Israele

- "Piano, solo", la musica e Luca Flores

- Le interpreti femminili nel cinema italiano

Intervista di Elena Maria Manzini (con il contributo di Diletta Gatti)
Montaggio a cura di Virginia Fiume e Elena Maria Manzini

giovedì 4 settembre 2008

"Mi affascina guardare le persone"- Intervista a Ferzan Ozpetek

Elena Maria Manzini, in occasione del Festival Open Roads, ha intervistato Ferzan Ozpetek, presente al Festival statunitense per accompagnare il film "Saturno Contro".

Il testo completo dell'intervista si può leggere qui

Nel video:
- La distribuzione di Saturno Contro negli Stati Uniti
- I progetti futuri: Un giorno perfetto
- Il rapporto con le interpreti femminili
- La passione per New York


Intervista di Elena Maria Manzini
Montaggio a cura di Virginia Fiume e Elena Maria Manzini

lunedì 1 settembre 2008

30 agosto 2008: un giorno di digiuno con il popolo tibetano

a cura di Virginia Fiume





Sabato 30 agosto al Parco Sempione, dodici ore di iniziativa nonviolenta della Comunità Tibetana e dall'Associazione Donne Tibetane, con il sostegno dell'Associazione Italia Tibet e del Partito Radicale.

Una giornata internazionale di digiuno, preghiere e meditazione, promossa dal Governo e dal Parlamento tibetano in esilio.

Riportiamo l'intervento del Lama Lobsang Phende:

Questa campagna di sciopero della fame di dodici ore lanciata dal Governo Tibetano in esilio è una campagna internazionale, a cui ha partecipato anche il Dalai Lama. Quindi penso che questa è veramente una campagna molto grande e molto importante.

Nella nostra lotta è un percorso lungo nel quale abbiamo anche in Italia tanti individui e tante associazioni che ci sostengono nella nostra lotta. Questo sostegno, dimostrato verso di noi, ci dà grande coraggio.

Sappiamo che la Cina è un paese potente, però sappiamo anche che moltissimi individui su questo pianeta sostengono la causa tibetana, perché l’arma principale della causa tibetana è la verità.
Quindi questo sostegno che noi abbiamo ottenuto fino adesso nel mondo è un grande successo.

Durante queste Olimpiadi, anche un po’ prima, di fronte all’errore che la Cina compie in Tibet il mondo ha dimostrato che la verità sta dalla parte dei tibetani. E sono scesi in piazza i cittadini del mondo per protestare contro fiaccola olimpica. Quindi per esempio in Argentina ci sono soltanto 5 tibetani, però questi 5 tibetani insieme al sostegno dei cittadini argentini hanno creato grandi problemi al passaggio di questa fiaccola. Quindi il sostegno che il mondo riesce a dare dà grande risalto alla causa tibetana e riesce a dare fastidio alla cina.

Infine ho un appello rivolto agli individui e alle associazioni che sostengono la causa tibetana. Voglio chiedere loro di non fermarsi nel loro impegno, nonostante le mille difficoltà. Chiedo loro di aumentare la loro organizzazione, ingrandirsi, coinvolgere sempre più gente possibile e andare avanti in sostegno alla causa tibetana.

Io sono convinto e orgoglioso che la natura nonviolenta della nostra lotta per la libertà del Tibet ha grande effetto e può contribuire tanto per la pace nel mondo. Di questo sono convinto nel profondo. Noi non abbiamo nessuno strumento con cui possiamo, per scambio, chiedere sostegno, per esempio dal punto di vista economico.
L’unica nostra arma è la verità. E’ proprio per questa verità che ci sono tante persone che riescono ad appoggiare la nostra causa. Se non avessimo la verità nella nostra lotta, la verità nella nostra azione, allora sarebbe difficile appoggiarci.

Durante queste Olimpiadi il mondo è riuscito a osservare la doppia faccia della Cina. Una faccia che è tutta di menzogna, l’altra tutta di propaganda. Quindi la Cina ha due facce nei confronti del mondo.
Il mondo è riuscito a osservare anche con quanta crudeltà la Cina vuole privare i tibetani della loro libertà. E io credo che il sempre maggiore sostegno della comunità internazionale può veramente aiutare nella nostra lotta.

Come dice Dalai Lama, quando uno crede in un valore, quando uno crede in un impegno non deve mai perdere la speranza e il coraggio. Sia per una cosa personale sia per un obiettivo collettivo. Noi siamo convinti che dobbiamo sempre avere coraggio e non perdere la speranza in questa nostra lotta.

Adesso sono finiti le Olimpiadi e poi l’attenzione sul Tibet inizia a calare, però il regime ha già annunciato, prima delle Olimpiadi, che quando le Olimpiadi saranno finite la vicenda del Tibet sarà sistemata profondamente e sistematicamente. Questo vuole dire imprigionare, uccidere, far sparire la gente.
Per questo motivo noi tibetani e i nostri sostenitori nel mondo bisogna fare pressione al proprio Governo, Unione Europea e Nazioni Unite per dare maggiore attenzione da vicino sulla situazione dei tibetani in Tibet. Questa è la nostra più grande richiesta e speranza.

Infine voglio ricordare che in questo mondo se vogliamo pace dobbiamo creare le cause per la pace. Quindi è importante sostenere tutto ciò che costruisce la pace e cercare anche di impedire tutto ciò che crea violenza e sofferenza.

Con questo voglio chiedere a tutti gli individui di contribuire per la pace nel mondo e voglio ringraziare il Partito Radicale e l’Associazione Italia Tibet che sono davvero impegnati nel sostenere la nostra causa.

Tutti gli interventi della giornata


IL VIDEO REALIZZATO DA DAVIDE CACCIATORI (www.italiatibet.org)

PRIMA PARTE





SECONDA PARTE

mercoledì 27 agosto 2008

Rassegna Stampa- Asili nido: tanti soldi, pochi posti

da Corriere.it

743 milioni di euro stanziati e mai spesi

Doveva essere il più grande investimento sui nidi degli ultimi 30 anni. Poco o nulla di fatto: il «Piano nidi» — varato a settembre 2007 — è incagliato nelle secche della burocrazia. Dei 743 milioni stanziati da Stato e Regioni (con l’aiuto della Ue) per aumentare i posti nei nidi finora non è stata spesa nemmeno una lira. Per di più i fondi per i prossimi anni rischiano di finire sotto la scure del Tesoro. E non è finita: se anche per magia i nuovi posti nei nidi da domani fossero pronti e attrezzati, i Comuni rischierebbero di non avere le risorse necessarie ad assumere nuovo personale e accogliere i bambini. La corsa verso l’obiettivo fissato dall’agenda di Lisbona a questo punto sembra destinata all’insuccesso.

L’Europa ci chiede di garantire un posto al nido almeno al 33 per cento dei bambini tra 0 e 3 anni. Oggi siamo fermi—secondo le stime del Centro Nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia riproposte dall’Istituto degli Innocenti di Firenze — al 12,3 per cento. Per raddoppiare l’offerta nel giro di due anni ci vorrebbe un miracolo. I bambini che frequentano i nidi (pubblici e privati) sono 187 mila. Le percentuali più alte si registrano in Emilia Romagna (29,7 posti ogni 100 piccoli); le più basse in Molise (4,2 ogni 100).

Le rette variano sul territorio nazionale. Si va dai 700 euro del nido privato a Milano alla gratuità dei nidi pubblici. Solo per chi ha redditi molto bassi, però: nelle scuole comunali gli esborsi sono proporzionati alla condizione economica delle famiglie. A Milano, per esempio, i nuclei che superano i 27 mila euro Isee (indicatore che tiene conto sia del reddito che del patrimonio familiare) pagano 465 euro al mese. Quindi decisamente di più della scuola materna (50 euro al mese circa). E le rette milanesi non sono tra le più costose. Ma se quello dei costi può essere un problema, ancora prima viene la questione delle liste d’attesa. Perché moltissimi bambini al nido proprio non riescono a entrare. E i nuovi posti? Dei 743 milioni stanziati dal «Piano nidi» 105 sono stati assegnati alle regioni per il 2007. Ma nessuno è ancora riuscito a spendere un euro.

Fondi fantasma
Nel caso di Campania, Abruzzo e Calabria la responsabilità è tutta delle Regioni che non hanno ancora presentato i piani di spesa. Nel resto d’Italia a porre pali e paletti sono la burocrazia e i vincoli di bilancio. «Dal 2007 gli esborsi per il sociale devono sottostare al cosiddetto patto di stabilità. Insomma, non possiamo aumentare la spesa. E così non si riescono a utilizzare nemmeno i soldi disponibili, come quelli per gli asili. Può sembrare incredibile, ma è proprio così», si arrabbia Stefano Valdegamberi, Udc, assessore regionale in Veneto oltre che responsabile della commissione Politiche sociali della conferenza delle Regioni. Il Veneto ha già deciso come spendere i suoi 9 milioni di euro: 6,5 andranno per allargare le strutture esistenti e 5 per costruirne di nuove.Ma nella migliore delle ipotesi i fondi del 2007 arriveranno nel 2009. «Chiediamo al governo di snellire le procedure—insiste Valdegamberi —. Altrimenti rischiamo di prenderci in giro. Ci vengono promessi soldi che non possiamo spendere».

Rischio tagli
Dal canto suo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi (Pdl) si sta già confrontando con le questioni burocratiche. «Abbiamo semplificato le modalità del monitoraggio sull’impiego dei fondi. Le procedure fissate dal precedente governo erano troppo lunghe e farraginose», racconta Giovanardi. Morale? «A settembre avremo un quadro di come le Regioni intendono spendere i fondi del 2007 — fa il punto Giovanardi —. I denari per gli anni successivi (2008 e 2009, ndr) saranno distribuiti solo se lo sfruttamento delle risorse da parte delle Regioni si dimostrerà adeguato». Insomma, l’assegnazione dei 600 milioni di euro restanti non è incondizionata. L’annuncio non piace alle Regioni. «Quelli sono soldi nostri. Delle Regioni, intendo. E adesso il governo vuol farci le pulci? Questa è una grave scorrettezza», contesta Valdegamberi della conferenza delle Regioni. «E poi si parla di federalismo. Non vorrei che dietro a questo avvertimento ci fosse l’intenzione di fare marcia indietro sulle risorse», mette le mani avanti l'assessore. In effetti un minimo «rischio tagli» c’è. La manovra varata dal governo impone una serie di sacrifici al ministero del Tesoro. E visto che i fondi della presidenza del Consiglio arrivano appunto dal Tesoro, eventuali sforbiciate non sono da escludere.

Gestione costosa
Chi difende a spada tratta il «Piano nidi» è Rosy Bindi, che lo ha varato da ministro della Famiglia: «Parliamo di una delle eredità migliori lasciate dal governo Prodi. Non solo andrebbe evitato qualunque taglio ma i fondi vanno aumentati. E poi va bene vigilare sulla capacità di spesa delle Regioni. Ma il governo dovrebbe abolire i rigurgiti di centralismo». Come la stessa Bindi fa notare, adesso il problema è assicurare ai Comuni le risorse sufficienti per far funzionare i nidi che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere costruiti. Tanto per rendere l’idea, un bambino al nido a Milano costa 7.173 euro. Di questa somma in media le famiglie pagano 1.631 euro, il resto è messo dal Comune. Sotto il Vesuvio, invece, un bimbo al nido costa 11.300 euro l’anno di cui 280 messi in media dalle famiglie (i dati sono della fondazione Civicum). «Il punto è che se Milano, che già soddisfa il 19 per cento dei bambini, domani avesse posti per il 33 su cento come vuole l’agenda di Lisbona, allora dovrebbe cercare anche 50 milioni di euro in più da mettere ogni anno a bilancio per la gestione. Nel caso di Napoli addirittura sarebbero necessari oltre 120 milioni di euro in più», esemplifica Giovanni Azzone, docente del Politecnico di Milano. «Veniamo da anni di troppi tagli ai Comuni. Le questioni legate alla finanza locale vanno affrontate e risolte una volta per tutte—si infervora Nadia Masini, sindaco di Forlì e responsabile delle Politiche sociali per l’Anci, l’associazione dei Comuni italiani —. Se a Forlì siamo arrivati a ospitare nei nidi il 42 per cento dei bimbi è solo a prezzo di enormi sforzi. Non si può più andare avanti a colpi di slogan: i servizi per l’infanzia tra 0 e 3 anni devono diventare accessibili a tutte le famiglie. E per questo servono politiche coerenti e costanti».

Rita Querzé

mercoledì 30 luglio 2008

Rassegna stampa: Fecondazione Assistita, in Andalucia sarà gratuita per tutte le donne

da Il Paese delle donne

La Junta Andaluza si è impegnata a garantire i trattamenti per la riproduzione assistita all’interno della sanità pubblica a tutte le donne, indipendentemente dal loro orientamento sessuale o dal loro stato civile.
Viene così superata la discriminazione contenuta nel decreto che regola questa materia dando la priorità nelle strutture pubbliche a donne con un partner maschio.
La Junta si è impegnata inoltre a ridurre i tempi di attesa, attualmente in media di tre anni, ad un massimo di sei mesi.
Secondo una ricerca del Servizio andaluso per la salute il 50% delle donne che ricorrono alle strutture private sono state allontanate, a vario titolo, dalle strutture pubbliche: di queste il 10% sono donne single eil 10% lesbiche che desiderano diventare madri

martedì 15 luglio 2008

Interviste a Helen Mirren e Kim Cattrall.

di Elena Maria Manzini da Roma

Due signore del mondo dello spettacolo internazionale sono state celebrate durante il Roma Fiction Festival: la grandissima Helen Mirren, premio Oscar per “The Queen” e famosa in Inghilterra anche per la sua interpretazione della poliziotta televisiva Jane Tennison in Prime Suspect e la bellissima Kim Cattrall la spregiudicata Samantha di Sex and the City. Entrambe sono venute per ricevere il premio dei lettori di Tv Sorrisi e Canzoni.
Moltissime sono state le domande poste dai giornalisti italiani, ecco le più interessanti.



Lei ha lavorato sia in televisione che al cinema. Qual è il mezzo con il quale si trova più a suo agio?
Mi piacciono molto i piccoli film indipendenti perché possono essere molto interessanti, purtroppo però di solito anche i migliori non vengono distribuiti. Devo dire che per quanto mi riguarda il lavoro migliore che ho fatto è stato in televisione grazie alla serie poliziesca Prime Suspect.Ho lavorato su questa serie per 20 anni con una pausa di 7 e sono convinta che se domani un autobus mi investisse scriverebbero è morta Jane Tennison, non Helen Mirren. Mi trovo molto bene col mio personaggio, mi piace lavorare con molti sceneggiatori diversi che lo rendono sempre diverso e sono orgogliosa perché Prime Suspect ha dato l’avvio alla carriera di molti sceneggiatori e registi bravissimi.

Lei ha avuto moltissimi successi. Le è rimasto un sogno che ancora non ha realizzato?
Ho comprato con mio marito (il regista di Ufficiale e Gentiluomo Taylor Hackford) una masseria in Puglia, vorremmo ristrutturarla e renderla bellissima. Noi viaggiamo moltissimo e a causa del mio lavoro io sono sempre impegnata su qualche set, la prima volta che mi ha invitato non ho neanche potuto andare a cena dalla regina perché stato lavorando da un’altra parte. Vorrei un po’ di pace e l’Italia mi sembra il luogo giusto.

Progetti cinematografici?
Mio marito mi ha diretto in un film intitolato Love Ranch, dove interpreto la maitresse di un bordello e vedrete Joe Pesci nel ruolo di mio marito. Il film è basato su una storia vera e anche se non è stato concepito come una commedia il risultato è molto divertente.

Lei ha interpretato entrambe le regine “Elisabetta”, che idea si è fatta del rapporto tra donne e potere anche considerando che quest’anno una donna ha tentato di diventare presidente degli Stati Uniti.
Elisabetta I ed Elisabetta II sono molto simili per quanto riguarda la loro visione del “lavoro” di regina, anche se hanno diverse capacità politiche e diversi caratteri. Elisabetta II non ha potere politico, Elisabetta I era una dittatrice, ma entrambe hanno lo stesso atteggiamento verso il potere perché sanno di essere state messe lì da Dio. Al contrario Hillary Clinton ha dovuto cercare il supporto dell’elettorato perché, nonostante quello che crede George Bush, non è Dio che mette il presidente degli Stati Uniti al suo posto. Mi piacerebbe molto vedere a Londra due statue di Elisabetta, una di fronte all’altra, sono entrambe state incoronate a 25 anni ed entrambe sono risultate essere le monarche più longeve della nostra storia.

Si è incontrata con la regina Elisabetta dopo aver vinto l’Oscar. Che cosa vi siete dette?
Non posso dire di cosa abbiamo parlato perché è stato un incontro privato. Posso dire che il the’ era buonissimo e i tramezzini invece facevano schifo.



Degli spettatori di Sex and the City il 90% sono donne. Gli uomini non lo guardano perché sono complessati?
Tutti hanno complessi non solo gli uomini. La nostra è una serie che manda un messaggio post femminista alle donne. Noi trasmettiamo il messaggio che le donne non sono solo delle puttane o delle madonne sono esseri molto complicati e complessi, una volta mi è stato detto che i 4 personaggi fanno una donna completa. HBO era un network di uomini e tutti gli shows erano scritti per uomini poi il nostro piccolo show è arrivato e rappresentava la verità di quello che stava capitando alle donne. Quello che può fare lo spettacolo è trasmettere un messaggio (politicamente corretto o scorretto che sia) a chiunque lo voglia ascoltare ed interpretare nel modo giusto.

Lei ha sempre affermato che ci sono molte difficoltà per le donne mature nel trovare ruoli a Hollywood. Quali sono i suoi progetti futuri?
E’ interessante che oggi voi onoriate Helen Mirren che è non è più una ragazzina, quindi evidentemente qualcosa è cambiato, in Europa infatti ci sono molte attrici mature che continuano a lavorare. Io voglio cominciare produrre così posso crearmi le occasioni di lavoro. Ho acquisito i diritti di una serie tv inglese che tratta di due donne di 50 e 60 anni che attraversano una crisi di mezza età. Voglio essere parte del cambiamento e spero che un po’ anche il film Sex and the City dove il mio personaggio compie 50 anni aiuti la causa.

Che rapporto ha con il suo corpo?
C’e’ una cosa che si chiama gravità, ma la sto combattendo… Nella mia carriera mi sono accorta a mie spese che non si ottengono le parti solo se sei brava, c’e’ anche la pressione di apparire perfetta, c’e’ un modello di bellezza e di sensualità che è veramente ristretto. Sono arrivata alla soluzione che quello che conta è come io mi sento, come io vedo il mio corpo e non gli altri. Comunque mi piace molto fare esercizio e rimanere in forma.

Quando le hanno offerto il ruolo di Samantha lei non lo voleva accettare, perché?
Io non volevo accettare il ruolo perché avevo 41 e non credevo di poter essere abbastanza sexy e sicura di me per interpretare Samantha nel mondo giusto. Poi un mio amico mi ha chiamato e mi ha convinto dicendomi che questo show avrebbe cambiato la mia vita e la vita di molte donne e lo ringrazio ancora oggi. Infatti sono felice di dire che mi sbagliavo, Sex and the city fortunatamente ha cambiato il modo di definire l’idea di sexy.

Tutti la identificano con Samantha, ci può parlare un po’ di se stessa?
Io sono molto diversa dal mio personaggio, mi piacerebbe essere libera come lei, ma non penso che nessuno abbia l’appetito di questa donna, nemmeno certi uomini gay…è straordinaria! Quando gli scrittori scrivono apposta per te e per un ruolo così lungo per forza si comincia ad essere influenzati dal proprio personaggio tanto quando io ho influenzato lei. A differenza di Samantha io sono stata sposata e credo nelle relazioni di lunga durata. Il mio attuale fidanzato è un cuoco e anche a me piace molto cucinare. La mia vita è molto più calma e meditativa, esco spesso degli amici, ma sono più introspettiva. Mi sono molto divertita ad interpretare Samantha, ma per quanto riguarda il suo “appetito”, a me non piace rimpinzarmi come a lei….

L’ultimo paio di scarpe che ha comprato?
Dolce e Gabbana.

domenica 13 luglio 2008

Roma Fiction Festival

di Elena Maria Manzini da Roma

Carissimi lettori Rosa Shokking,
pensavate che non sarei mai tornata dagli States, vero? Anche io...E invece eccomi qui nei prati di casa, anzi meglio, in trasferta al Roma Fiction Festival.
Il festival tenutosi dal 7 al 12 di luglio ha mostrato, completamente gratis, al pubblico romano una scelta dei migliori telefilm stranieri e italiani ed alcune anteprime delle fiction che riempiranno le nostre serate televisive a partire da settembre.
Devo dire che, a parte un paio di sitcom straniere molto divertenti che probabilmente non vedremo mai sui nostri teleschermi, non ho visto nulla di particolarmente innovativo. In Italia, si punta molto sulle serie gia’ di successo come Ris, I Cesaroni, Boris, Piloti o la trasposizione televisiva del meraviglioso Romanzo Criminale. Per quanto riguarda le nuove fiction rivolte ai giovani i temi affrontati saranno i rapporti tra amici e i discorsi di sesso (una novita’..).
Sono stati presentati, in anteprima, due film per la televisione a carattere biografico: uno sulla vita di Einstein diretto da Liliana Cavani, ormai un’esperta di tele-biografie, e uno sulla vita della suora sudanese santificata nel 2000, Bakhita.
Particolarmente interessanti sono state una conferenza sul fenomeno Ugly Betty con la partecipazione del papa’ di tutte le Betty il colombiano Fernando Gaitan e le conferenze stampa delle signore del festival Helen Mirren e Kim Cattrall venute a ritirare un premio del pubblico.
Durante il festival, infatti, si sono tenute due serate di gala. Nella prima, martedi’ 8, sono stati consegnati i premi dei lettori di TV Sorrisi e Canzoni alle serie gia’ in onda e nella seconda, in chiusura della manifestazione, una giuria ha premiato le migliori fiction in concorso al festival.
Fra tutti i premi assegnati l’Italia ha ottenuto la menzione di migliore serie lunga per Boris 2, e due premi per le migliori interpretazioni a Lucrezia Lante della Rovere per il film per la televisione "Ovunque tu sia" e a Francesco Falchetto per la miniserie "Sonataula" recitata in dialetto sardo.
Solo un commento in chiosa, l’organizzazione del festival ha lasciato veramente a desiderare, non credo di essere mai stata presente ad una proiezione iniziata in orario…
A domani con le risposte di Helen Mirren e Kim Cattrall alle domande dei giornalisti italiani.

martedì 8 luglio 2008

Pietro Ichino: I magistrati, questa casta


di Francesco G. Vicario

"I giudici si sentono estranei alla pubblica amministrazione? E' proprio questo il problema". Il senatore P.D., membro della commissione permanente Lavoro e Previdenza Sociale, intervenendo ieri ad un dibattito sul funzionamento della gestione pubblica, cita spesso l'ordinamento giudiziario italiano per fare il punto sull'(in)efficienza della macchina burocratica nostrana. E non risparmia critiche puntute. Un C.S.M. da riformare- sostiene- oggi autoreferenziale e svincolato da qualsivoglia controllo superiore sulle proprie mansioni. Il principio è quello del circolo vizioso ( e del conflitto di interessi): giudici che giudicano altri giudici. Nessuna pubblicità sui procedimenti disciplinari istruiti, nessun accesso ai fascicoli, poche e blande le sanzioni irrogate. L'ultima ha colpito il giudice Pinatto poche settimane fa, ma un provvedimento di rimozione non veniva emessso da circa 15 anni. Come si concilia l'esistenza di un organo centrale incontrollabile nel suo agire con la farraginosità dei processi italiani denunciata anche dalla Corte Europea? Ecco la ricetta: "utilizzare tecnici di grande competenza già alle dipendenze dello Stato (ma non utilizzati) per confrontare la produttività degli uffici giudiziari, elaborare i dati ottenuti, pubblicarli e pretendere una soglia minima di efficienza che oggi non è quantificabile". Il giuslavorista cita anche il lavoro del ministro Renato Brunetta: " un buon inizio, ma ci vuole più coraggio a pubblicare on-line i resoconti elaborati sul funzionamento della macchina pubblica, dalle strutture centrali a quelle periferiche".

Il dibattito on-line: http://www.radioradicale.it/scheda/257790/incontro-dal-titolo-liniziativa-del-pd-per-ridare-efficienza-orgoglio-e-prestigio-alla-funzione-pubblica

sabato 28 giugno 2008

Rassegna Stampa: Brava Bonino, ci hai pizzicato (ovvero come le donne possono anche non render conto della loro vita sessual-sentimentale- ndr)


di Lidia Ravera (L'UNità- 26 giugno 2008)

Dunque Emma Bonino, che non è arrivata alla politica dal concorso di miss Gambe né dall`onorata carriera di valletta, ha un innamorato. E questo innamorato non è Marco Panella (ma va?). E inoltre la Bonino, non per offendere, ha pure 60 anni, eppure... La notizia piccante era su tutti i quotidiani più autorevoli che, come capita sempre più spesso, l`avevano pescata dal rotocalco Diva eDonna (il secondo più gettonato è Chi). Il tono era quello, affettuosamente patemalista, riservato alle zie nubili quando si scopre che, invece di andare in parrocchia, si sono recate a ballare il tango e mi sono, come sempre, irritata. Non con Emma, la cui serietà è fuori discussione, ma con la quantità e qualità delle righe dedicate al commento di un fatto privo di interesse. Ho pensato: se uno vuol sapere tutto sugli amori dei personaggi famosi, ha un`ampia scelta di testate a disposizione, perché invadere i quotidiani? Poi ho voltato pagina e ho continuato diligentemente a soffrire con tutte le altre nefaste novità. Due ore dopo, un dispaccio d`agenzia svelava l`arcano: quella di Emma Bonino non è stata una confidenza, bensì una provocazione. Invitata da Diva e donna a concedere un`intervista sul tema della fame nel mondo in occasione della conferenza mondiale della Fao, la competente Emma avrebbe deciso di inserire un po` di gossip sentimentale per dimostrare la fatuità del giornalismo italiano. Una cosa tipo: scommettete che se rivelo cifre terribili sulla quantità di bambini morti per fame, critico e propongo e analizzo, non una parola sarà ripresa, se invece faccio un accenno alla mia vita privata, sui cui non ho mai intrattenuto né l`Italia né l`Europa e meno ancora il Terzo Mondo, tutti daranno spazio a quello e soltanto a quello? Naturalmente ha avuto ragione, dimostrando tre piccole verità, ormai ovvie, ma non per questo meno gravi. Primo: i giornali "seri" imitano quelli popolari in una corsa al ribasso che caratterizza il cosiddetto "libero mercato" in modo uniforme (per qualche copia in più, per qualche spettatore in più, per qualche indice di gradimento in più peggiora tutto, dalla televisione alla letteratura, dalla stampa allo spettacolo). Secondo: della terribile sperequazione fra chi è satollo e chi crepa di fame non frega niente a nessuno (almeno finchè la fame degli altri non minaccerà molto da vicino le nostre tavole imbandite). Terzo: gli esseri umani di sesso femminile, indipendentemente dalla loro competenza, dal loro valore, dal loro impegno e dalla loro posizione nella piramide sociale, devono sempre e comunque rendere conto della loro situazione sentimentale, della loro avvenenza o mancata avvenenza, della loro età e dei loro rapporti con l`altro sesso. Se riescono a innamorarsi e far innamorare, quello sì che è un risultato. Tutto il resto è roba da maschi o sublimazione, puoi anche diventare Presidenta della Repubblica, ma come femmina sei fallimentare. Uffa, è l`unico commento che mi sento di aggiungere. Se, invece, Emma Bonino si è davvero lasciata andare ad una allegra confidenza e, scocciata dal polverone suscitato, ha deciso di inventarsi, a posteriori, la provocazione, allora, come si dice: chapeau! Complimenti! E' la più spiritosa e intelligente di tutte le ritrattazioni. Dovrebbe brevettarla.

giovedì 26 giugno 2008

Heinz censura le famiglie gay

di Francesco G. Vicario

"Maionese geneticamente modificata". "Partita di Ketchup scaduta". Magari fosse per uno scandalo del genere che lo spot della Heinz è stato ritirato dalle tv.
Invece il problema sono i protagonisti, una tranquilla famiglia formata da due padri (che si scambiano un casto e familiare bacio della buona giornata) e una bellissima bambina bionda. Troppo anche per l'avanguardista Regno Unito. Per 205(!) telefonate di protesta da parte di telespettatori britannici, la società americana ha deciso di oscurare lo spot levandosi d'impaccio con uno "stavamo scherzando".
Subito insorge Stonewall, la potente associazione che difende i diritti di gay, lesbiche e bisessuali del Regno. Petizione on-line e boicottaggio dei prodotti: questa la ricetta studiata dalla lobby omosessuale. Con il rischio per la società leader nelle salsine ingrassanti di perdere una fetta di mercato inglese esigentissimo (quello omosessuale) stimato in 3,6 milioni di persone.
Le firme raccolte sono più di cinquemila. Vedremo se, con la nuova miscela impazzita, la Heinz sarà più coraggiosa rispetto all'esordio.


petizione on-line: http://www.petitiononline.com/heinz/petition.html

storia della bagarre: http://www.pinknews.co.uk/news/articles/2005-8096.html#

DROGA E NARCOMAFIE

Oggi è la Giornata Mondiale per la Lotta alla Droga.
Mentre molti sperano che un giorno cambino le leggi, alcune associazioni propongono un momento di riflessione.

L‘Associazione SAMAN con ITACA ITALIA, INCONTRO Cooperativa Sociale e ALA Milano propongono:

UN GIORNO DI SCIOPERO DEI CONSUMI

Almeno per un giorno non arricchiamo le narcomafie

PAUSE DRUGS

Consumi occasionalmente, usi con regolarità, ti senti dipendente?
Scegli questo giorno come pausa di riflessione sul significato che
l’utilizzo di sostanze psicoattive ha nella tua vita

lunedì 23 giugno 2008

Flash: disobbedienze civili, presidi, appelli: improvvisata giornata della giustizia- a Milano, Palazzo di Giustizia, ore 18.00


di Virginia Fiume



I titoli sugli Europei negli ultimi tre giorni hanno preso il sopravvento sulle pagine dei giornali e durante i telegiornali. Ma

L'emendamento al Decreto Sicurezza che propone di bloccare tutti i processi che "non destino grave allarme sociale", dando la precedenza agli imputati detenuti ha suscitato una forte reazione della magistratura, del Quirinale e dell'opinione pubblica. Attutita forse dalla difficoltà della materia per i cittadini comuni.

Molti dei processi che verranno bloccati con l'approvazione del decreo riguardano alte cariche dello Stato. A partire dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Come nel caso del processo Mills

Tra le proposte c'è anche quella di limitare la diffusione e l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche da parte dei giornalisti, con condanne fino a tre anni.

Marco Travaglio, autore di diversi libri inchiesta che attingono a piene mani dal bacino delle intercettazioni promuove l'iniziativa di Disobbedienza Civile: !arrestateci tutti!!. Appellandosi all'articolo 21 della Costituzione Italiana sulla libertà di informazione e all'articolo 10 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Entrambi incentrati sul diritto all'informazione.

Il periodico culturale Micromega, promuove un appello, che vede come primi firmatari Furio Colombo, Giuseppe Giulietti e Pancho Pardi che chiede che informazione e magistratura restino "svincolate dal potere politico" e l'istitituzione di una Giornata della Giustizia.

I più veloci l'hanno già istituita la Giornata della Giustizia, davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, oggi 23 giugno 2008, alle ore 18.00. Con un'iniziativa spontaneamente diffusa via mail e sui social network. Citiamo qui Piero Ricca, famoso nelle piazze milanesi per le sue denunce microfono in mano.

Nel frattempo accade che le carceri siano sovraccarichi inferni e accademie del crimine, i magistrati siano indipendenti, ma poco responsabili, con un pericoloso strumento tra le mani che è l'obbligatorietà dell'azione penale che grava sui tempi della giustizia.
E probabilmente non è con un emendamento a un'angosciante decreto sicurezza che si risolve la crisi di una macchina impazzita. O con il reato di immigrazine clandestina.

Domani si vedrà sui giornali se si meriterà più spazio la reazione degli individui o le vicende della panchina azzurra.
Ma la mobilitazione è iniziata.

mercoledì 18 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Silvio Soldini e Andrea Molaioli.

di Elena Maria Manzini da New York
domande di Elena Maria Manzini e Diletta Gatti

Carissimi lettori Rosa Shokking,
l’ultima intervista che vi propongo, e’ un’intervista “doppia” a Silvio Soldini, sofisticato regista di “Giorni e Nuvole” che aveva gia’ fatto innamorare del suo cinema gli spettatori newyorkesi con “Pane e Tulipani”, e Andrea Molaioli, regista che con la sua opera prima “La Ragazza del Lago” non solo ha ottenuto un consistente successo di pubblico, ma ha anche vinto ben 10 “David di Donatello” fra cui il premio per la miglior regia.

EMM. Quanto e’ difficile per un film italiano essere distribuito negli Stati Uniti?
SS. “Giorni e Nuvole” uscira l’11 di luglio ed e’ il mio secondo film che viene distribuito negli Stati Uniti dopo “Pane e Tulipani”. Pero’ ci tengo a sottolineare che i film stranieri non doppiati in inglese e sottotitolati arrivano solo in pochissime citta’ americane: New York, Boston, San Francisco, forse gia’ a Seattle fanno fatica a vederlo. Il cinema americano attua la scelta protezionistica di non doppiare per questo e’ molto difficile distribuire.

AM. E comunque non e’ un problema che coinvolge esclusivamente l’Italia, e’ complicato che negli Stati Uniti arrivino film europei in generale. Magari noi nel nostro passato non abbiamo costruito una solidita’ industriale tale da poter provare ad esportare in modo conivinto i nostri film e quella puo’ essere una componente ulteriore di difficolta’. La barriera linguistica e’ comunque quella principale che prescinde dalla qualita’ del prodotto che si cerca di vendere.

EMM. E’ cresciuta l’attenzione degli spettatori amercani nei confronti del cinema italiano?
SS Sicuramente queste manifestazioni servono a far conoscere il nostro cinema all’estero. Soprattutto c’e’ un’attenzione maggiore verso il cinema italiano a partire dall’Italia, nel senso che il pubblico italiano va a vedere piu’ cinema italiano rispetto a 5 o 6 anni fa. Mi ricordo che nel 2000 quando e’ uscito “Pane e Tulipani” il commento della gente comune all’uscita del cinema era “Non sembra neanche un film italiano” e voleva essere un complimento. Adesso un cosa del genere non si dice piu’, il nostro e’ tornato ad essere un cinema che parla agli spettarori. C’e’ stato un momento che ha coperto dalla fine degli anni ‘80 a tutti agli anni ’90, invece, dove lentamente e’ cominciato un distacco dal cinema nazionale e non parlo degli incassi del cinema di Natale, i film fatti per essere commerciali e divertire e incassare ci sono sempre stati, ma c’e’ un altro tipo di cinema che vuole capire, parlare, approfondire che non esisteva piu’. Allora, la gente andava a vedere i film francesi e inglesi. Adesso sicuramente qualcosa si e’ mosso e questo si comincia a notare anche all’estero altrimenti non sarebbero mai stati assegnati due premi cosi’ importanti a Cannes. Non e’ un caso che un film come quello di Garrone (Gomorra) o come quello di Sorrentino (Il divo) esistano, due film cosi’ non possono nascere per caso.

AM. Per collegarmi a quanto ha detto Silvio, adesso e’ decisivo che su questa onda positiva per il cinema italiano si lavori per creare una grande diversita’ di offerta. Credo che la varieta’ sia la cartina al tornasole piu’ efficace per verificare la salute di una cinematografia, insieme alla possibilita’ di conquistare fette di mercato sempre piu’ ingenti. Se non si cerca un’espressione diversificata, il successo che in questo periodo stanno ottenendo molto film italiani rischia di essere stagionale, per cercare di dargli una struttura piu’ solida c’e’ bisogno di lavorare in questa direzione.

EMM. Signor Molaioli, lei infatti a scelto di esordire con un film poliziesco. Cosa l’ha spinta a scegliere questa storia?
AM. Io personalmente mi sono avvicinato a questa storia partendo dal romanzo da cui il film e’ tratto perche’ mi sembrava potesse unire da un lato la possibilita’ di muoversi dentro un genere utilizzando i codici tipo che esistono per il giallo, ma allo stesso tempo mi sembrava ci fosse lo spazio e il tempo di ragionare di altro all’interno di questa struttura drammaturgica. Mi sembrava che l’elemento piu’ affascianante fosse cercare di coniugare l’indagine che corre lungo il film, che va dalla scoperta di omicidio fino a quella dell’assassino, insieme alla possibilita’ di indagare su altre cose, su diverse umanita’, su disagi e inadeguatezze.

EMM. Progetti futuri di cui volete parlare?
SS. Sto finendo di montare un documentario sulla poetessa Vivian Lamarque e ne sto girando un altro. Sono sempre stato anche un regista di documentari e sebbene fossero ormai 5 anni che non ne giravo uno, ho scoperto che mi piace ancora molto. E’ un bel modo per far conoscere nuovi mondi e personaggi e allo stesso tempo e’ un modo di fare cinema piu’ agile, la troupe puo’ essere di solo due persone invece che di 40. Sto poi scrivendo il prossimo film che sara’ in linea con l’ultimo. “Giorni e Nuvole” e’ un film molto legato alla realta’ che stiamo vivendo e credo sia il momento giusto di continare ad indagarla.

AM. Sono in un momento nel quale sto cercando di capire bene quale puo’ essere il prossimo progetto e non sono pronto a parlarne. Posso solo dire che se dovessi individuare un altro giallo che avesse in se’ delle sfaccettature verso le quali provo desiderio di indagine forse continuerei sul genere, ma nel caso specifico, non credo che il mio prossimo film sara’ un altro giallo

EMM. Vi piacerebbe girare un film in America?
SS. ...un western...
AM...io un musical..
SS..anche a me piacerebbe girare un musical pero’ forse lo girerei piu’ in Italia. Mi piace il contrasto..

EMM. Come passerete questi giorni a New York? Lei, signor Soldini, conosce la citta’ perche’ ha abitato e studiato qui.
SS. Stai parlando della mia prima vita, sono tornato in Italia nell’82. Andro’ sicuramente a vedere cosa e’ successo a questa citta’ da allora. E faro’ delle spese!
AM Anche io faro’ shopping. Poi andro’ un po’ a zonzo compatibilmente con il tempo a disposizione, provando a visitare anche qualche museo.

EMM. Andrete anche a spiare gli spettatori che vedranno i vostri film, immagino..
AM. Assolutamente si’, e’ una delle cose che mi incuriosisce di piu’ in qualsiasi luogo. Con la curiosita’ di capire se alcune cose che sono evidentemente piu’ comprensibili in Italia possano essere colte anche da un pubblico che italiano non e’, nello specifico dagli spettatori newyorkesi.
SS. E’ sempre interessante perche’ i pubblici sono tutti diversi. Gia’ sono diversi dal Centro al Nord Italia, figurati dall’Italia a New York!

martedì 17 giugno 2008

Parentesi calcistica al femminile- per sdrammatizzare il prepartita

grazie a Stefania Campanella e al suo blog: www.donnetifose.it




- le semitifose

solitamente donne chiacchierone o spiritose, che non vanno mai allo stadio, ma si dichiarano di una piuttosto che di un’altra squadra. Sono fastidiose solo quando si mettono a far finta di capire davvero qualcosa di calcio; sono quelle che se vedono una partita fanno le corna verso il televisore quando è inquadrata la squadra avversaria.



- le donne veramente tifose:

l’unica categoria degna di rispetto calcistico. È facile riconoscerle, perché nel cuore hanno una sola squadra, che seguono allo stadio o dove capita; sono quelle che non si vedono in giro durante le partite. Sono numerose sugli spalti degli stadi, senza cerchietti alla Totti, ma solo con la paura di perdere un incontro, una stagione, un’eliminatoria. Sono le donne che vivono il calcio minuto per minuto e che arricchiscono il tifo con una grande, viscerale, travolgente passione.

Poi, se i giocatori sono anche belli, tanto meglio.

Stefania Campanella è autrice del libro

"La donna ideale"...





Una curva tutta curve

Gatto e cane. Pesce e vino rosso. Donne e calcio. Ci sono cose che sembrano inconciliabili. Eppure, Gillian - il mio coinquilino persiano - adora Polly, il cocker della vicina; il Beaujolais Nouveau si accompagna perfettamente con una zuppa di pesce; ma soprattutto ci sono già milioni di donne che non potrebbero più fare a meno di seguire le partite della propria squadra e migliaia di iscritte a club di tifo femminile organizzato.

È arrivato dunque il momento di spiegare a tutte le donne che odiano il calcio cosa si perdono:



Una o più volte la settimana in compagnia di migliaia di uomini.



L’occasione di sapere sempre come attaccare bottone con l’altro sesso.



Le coccole degli amici, per cui una tifosa rappresenta una sana alternativa alla pizza delivery la sera della partita.



Potersi togliere lo sfizio di dare buca a lui perché “c’è la partita”.



Saper di cosa parlare con i colleghi il lunedì.



Poter parlare di fuorigioco senza fare del cabaret.



Parità al 100%: allo stadio conta la maglia che si indossa, non il sesso a cui si appartiene.



90° minuto (o il nuovo Serie A) non sarà più un’ora e mezza da dimenticare.



Molti viaggi in Italia e forse pure in Europa.



Se lui parla tutta la sera di marcamento a zona, non bisogna scolarsi due bottiglie di Lucano.



Le proprie gambe non saranno più un problema,

conteranno solo quelle di Totti (o di chi per lui).



L’essere considerata da mezza popolazione

come la donna ideale.

lunedì 16 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Ferzan Ozpetek.

di Elena Maria Manzini da New York
domande di Elena Maria Manzini e Diletta Gatti


Ferzan Ozpetek regista di film meravigliosi come "Le fate ingoranti" e "La finestra di fronte" non ha bisogno di presentazioni. E' venuto a New York per la quarta volta per accompagnare la sua ultima opera filmica "Saturno Contro" e come sempre ha ottenuto una calorosa accoglienza dal pubblico newyorkese.

EMM. E’ la quarta volta che lei partecipa alla manifestazione “Open Roads”..
FO. Troppo volte...

EMM. No, anzi e’ interessante sapere da lei come e’ cambiata l’attenzione del pubblico americano in questi anni nei confronti del nuovo cinema italiano.
FO. Sono venuto la prima volta qui con le “Fate Ignoranti” ed e’ stato un trionfo. Mentre ero a New York e’ uscita una pagina intera sul New York Times di domenica su di me e il film, quindi c’era la sala strapiena: e’ stata una cosa bellissima. Nel periodo delle “Fate Ignoranti” non c’era stato ancora l’11 settembre quindi la mente delle persone era compeltamente diversa. Poi sono ritornato con “La finestra di fronte” per il lancio del film in America distribuito da Sony Classic, sono venuto a Open Roads solo di passaggio, ed e’ stato un altro momento di trionfo. C’era una grande curiosita’ per un film che aveva vinto tutti i David di Donatello, e che Sony aveva scelto di distribuire. Quando sono tornato con “Cuore Sacro” ho trovato tutto un altro tipo di pubblico e un atteggiamento completamente diverso. Questa, come hai detto, e’ la quarta volta che vengo, non so dire come reagira’ il pubblico americano pero’ ho visto che i biglietti sono stati venduti subito perche’ la gente che frequenta questa manifestazione mi riconosce.

EMM. Anche “Saturno Contro” sara’ distribuito negli Stati Uniti?
FO. Si’, il film e’ gia’ stato comprato e verra’ distribuito tra poco. Non sono molto contento perche’ sara’ una distribuzione abbastanza specializzata. Sai, quando i film sono sottotitolati diventano di nicchia ed e’ difficile avere una larga distribuzione. E’ quasi impossibile che un film straniero venga doppiato e solo l’1% del mercato e’ rappresentato dai film non americani, tutto il contrario dell’Italia.

EMM. Ci puo’ parlare del suo prossimo progetto?
FO. E’ un progetto gia’ finito, e si prevede che esca nelle sale tra settembre e ottobre di questa’anno. Si intitola “Un Giorno Perfetto” e gli interpreti sono: Isabella Ferrari, Valerio Mastrandrea, Monica Guerritore, Stefania Sandrelli, Valerio Binasco, Nicole Grimaudo e molti altri attori. E’ un progetto che non mi apparteneva, perche’ non l’ho scritto io, me l’ha presentato Domenico Procacci e la sceneggiatura e’ firmata da Sandro Petraglia. E’ un progetto che mi ha attirato moltissimo da subito e sono in ansia e in attesa di vedere come reagira’ il pubblico.

EMM. Si parla di questo film per il Festival di Venezia..
FO. Non si sa ancora se la distribuzione preferira' il Festival di Roma o il Festival di Venezia. Per quanto mi rigurada l’attesa piu’ importante e’ l’incontro con il pubblico.

EMM. Le piacerebbe girare un film negli Stati Uniti?
FO. Mi piacerebbe lavorare su un progetto che mi interessa. Ricevo in continuazione delle proposte, si arriva anche a prendere contatti e a fare conferece calls, pero’ non si concludono gli accordi perche’ non ho ancora trovato il progetto giusto.

EMM. Lei e’ un grande direttore di attori. Con chi vorrebbe lavorare negli States?
FO. Dico sempre che mi piacerebbe molto lavorare con Meryl Streep, ma ci sono tantissimi attori che mi piacciono molto.

EMM. L’amicizia e’ uno dei temi chiave dei suoi film? Che ruolo ha nella sua vita?
FO. Gli amici sono la cosa piu’ importante della mia vita insieme alla salute. Loro sono la mia vera ricchezza.

EMM. Che rapporto ha con le sue interpreti femminili?
FO. Mi sono mepre innamorato degli attori che interpretano i miei film che siano maschi o femmine. Pero', adesso che mi ci fai pensare, con le attrici ho un altro tipo di rapporto, si crea un’intesa strana che va oltre il puro innamoranto professionale. Un rapporto veramente speciale.

EMM. Che cosa fara’ questi giorni a New York?
FO. A New York faccio sempe spese! E' anche una citta’ che mi affascina molto: vorrei passare sei mesi della mia vita a New York senza fare niente altro che alzarmi al mattina tardi, fare colazione e guardare la gente. Sono affascinato dalle persone qui a New York.

venerdì 13 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Jasmine Trinca.

di Elena Maria Manzini da New York
domande di Elena Maria Manzini e Diletta Gatti

Carissimi lettori Rosa Shokking,
di seguito l’intervista a Jasmine Trinca venuta a presentare il film "Piano Solo" di Riccardo Milani. Il film interpetato magistralmente da Kim Rossi Stuart ripercorre la tormentata vita del jazzista Luca Flores. Jasmine ha colpito il grande pubblico con la sua interpretazione nel film “La stanza del figlio” di Nanni Moretti e grazie ad intelligenti scelte di ruoli ha dimostrato di essere una delle piu’ interessanti e sensibili giovani interpreti italiane.

EMM. Quanto e’ cresciuto all’estero il livello di attenzione nei confronti del nuovo cinema italiano anche grazie a manifestazioni come questa e ai successi dei nostri film nei grandi festival internazionali?
JT. Io credo che l’attenzione nei confronti del cinema italiano sia sempre presente e viva. Manifestazioni come Open Roads qui a New York, ma io ho avuto la fortuna di andare anche a Tokio e a Shangai a presentare dei film, sono importantissime perche’ spesso si va su dei mercati dove la possibilita’ di vedere dei film di lingua straniera e’ quasi ridotta al nulla. In Cina per esempio entrano solo dei film americani, per una piccola percentuale, e francesi. Quindi l’idea non solo di promuovere, ma anche tutelare, di creare l'ooportunita' per qualcuno che non stia in Italia di vedere un film italiano mi sembra una buona forma di politica del cinema.
Oltretutto, si deve fare conoscere il cinema italiano attuale anche per tentare di andare oltre una leggenda che era il cinema italiano di qualche tempo fa. Cosi’ si da’ fiducia ai nostri cineasti e nascono film cone “Gomorra” o “Il divo”, per parlare di Cannes, dove critica e pubblico sono d’accordo. Non so se si puo’ parlare di una rinascita del cinema italiano, ma almeno il tentativo si deve fare.
Gli organizzatori di Open Roads mi dicono che i biglietti sono tutti esauriti, e’ la dimostrazione che se lo si propone la proposta viene accettata.

EMM. Ti piacerebbe lavorare negli Stati Uniti?
JT. Lo sanno fare loro il cinema! Mi piacerebbe molto perche’ mi piace conoscere modi diversi di lavorare e di pensare. Ho finito da poco di girare un film francese in Israele ed e’ stato uno sconvolgimento. Pero’ devo dire che gia’ e’ difficile lavorare ed essere seri nel paese in cui nasci, la cui lingua pratichi da quando sei nato, per venire a fare un film in America non e’ solo la questione di sapere l’inglese perfettamente, il livello del tuo lavoro deve essere eccellente. Ci sono tanti attori americani molto bravi...

EMM. Quali sono le attrici americane che rispetti particolarmente dal punto di vista professionale?
JT. Io non ho alcun preconcetto verso il cinema americano che sia spettacolare o indipendente, gli attori di scuola americana sono tutti di livello alto. In piu’ Hollywood raccoglie tutti gli attori di lingua inglese. Mi piace Cate Blanchett che viene dall’Australia, ma lavora ad Hollywood, mi piace Julianne Moore, ci sono tante attrici che vengono dall’Inghilterra, quindi sono di scuola europa che sono piu’ che dei modelli...Io per decenza non mi rifaccio a nessuno.

EMM. Ci vuoi parlare del tuo progetto francese?
JT. Io ho avuto la fortuna di aver fatto dei film in Italia che sono stati visti molto in Francia. Ho conosciuto il regista Alain Tasma, che e’ stato assitente per molti anni di Truffaut e Godard, e mi ha chiamato per il suo primo lungometraggio ambientato a Gerusalemme. Sono stata due/tre mesi in Israele e oltre all’eseperienza di fare un film in lingua straniera, infatti abbiamo girato in ebraico, francese, inglese e per fare folklore anche in italiano, la vera esperienza e’ trovarsi in quella zona del mondo. Devo confessare di essermi vagamente lasciata distrarre dalla questione della terra invece che concentrarmi sul fatto che stavamo girando un film meraviglioso.

EMM. Nel film di Milani, interpreti la fidanzata di Luca Folres, un famoso jazzista. Che rapporto hai con la musica?
JT. La musica ha avuto nella mia crescita una presenza fondamentale. Quando uno si forma deve avere delle possibilita’ per la propria mente, per la propria sensibilita’ di svilupparsi anche attraverso la musica e io ho avuto una mamma che sentiva sempre musica in casa, anche musica rock.
Nel caso di Luca Flores, il suo nome e la sua faccia non mi dicevano molto perche’ e’ un grandissimo musicista, ma in Italia e’ conosciuto solo degli addetti ai lavori. Quando ho sentito la sua musica, in fase di preparazione, c’e’ stato qualcosa di famigliare che mi ha riportato alla mia infanzia e credo di essere entrata in contatto con la sua musica. Penso che fosse cio’ che piu’ importava a Flores: anche se non dai una faccia e un nome ad un artista il suo lavoro ti deve lasciare qualcosa.

EMM. Qual e’ il ruolo delle donne, di voi attrici, nel cinema italiano?
JT. Credo che sia una domanda interessante e urgente, io spero che non ci sia bisogno che in Italia arrivi Almodovar per proporre dei ruoli femminili che a me piacerebbe raccontare. Non e’ questione di essere protagoniste di una storia, spesso il problema in Italia riguarda la scrittura e la presenza di figure femminili che sono solo un compiendio o un racconto per una figura maschile. Io credo invece che l’universo femminile sia molto complesso e anche per un regista, che in Italia sono per la maggior parte uomini, sia interessante provare a raccontare il mondo femminile. Senza partire da una presa di posizione, ma solo per raccontare qualcosa che c’e’ e che non e’ per forza solo la madre, la moglie, in alcuni casi l’amante e la sorella. Come ho detto, mi piacerebbe che ci fosse un interesse a partire dalla scrittura sui ruoli femminili e forse questo aiuterebbe tutte noi giovani attrici, che siamo ancora chi piu’ e chi meno immature, a sviluppare una consapevolezza sia nell’interpretazione che nella nostra crescita di donne.

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Davide Marengo.

di Elena Maria Manzini da New York

Davide Marengo e' il giovane regista del film "Notturno Bus". Il film tratto dall'omonimo romanzo di Giampiero Rigosi e' un sofisticato noir con degli inserti di commedia brillante e racconta la fuga della fatale ladra Leila e dell'autista di autubus Franz da due diversi gruppi di malviventi alla ricerca di un microchip che Leila ha rubato per sbaglio.

EMM. Davide, questa rassegna porta il pubblico newyorkese a contatto con il tuo film. Ti piacerebbe lavorare negli Stati Uniti?
DM. Mi piacerebbe lavorare dove c’e’ occasione di fare buoni film. Negli Stati Uniti si sono prodotti grandi film e New York in particolare e’ una citta’ molto fotogenica e riempirebbe i fotogrammi di cose belle. Naturalmente la riuscita del film dipende dalla storia quindi da cosa si gira, non da dove si gira.

EMM. Quali storie vorresti raccontare qui a New York?
DM. Mi piacerebbe continuare con il cinema noir, New York e’ una metropoli molto notturna quindi si presta a storie di questo tipo.

EMM. In Italia, recentemente, sia il cinema che la televisione sembrano interessarsi al gener noir e poliziesco. Credi che questa tendenza sia destinata a continuare?
DM. Me lo auguro perche’ il genere offre l’opportuinita’ di fare buon cinema e buona televisione. Il genere e’ stata una vetrina per molti registi per farsi conoscere perche’ presenta dei meccanismi riconoscibili dal pubblico e per un regista e’ bello giocare con le aspettative del pubblico, ma anche sorprenderlo variando gli elementi conosciuti.

EMM. Il tuo prossimo progetto?
DM. Una serie televisiva molto lunga di gialli commedia che andra’ in onda su Rai Uno in prima serata da settembre. E’ stata una nuova esperienza per me, eravamo un gruppo di trentenni sia troupe che cast e abbiamo lavorato con grande gioia.

EMM. Guardando il tuo film “Notturno Bus” sono rimasta molto affascinata dalle locations. Come le avete trovate e quanto e’ importante l’atmosfera in un film?
DM. L’atmsofera e’ molto importante ed forse “creare un clima” e’ la cosa piu’ complicata da costruire. Abbiamo girato il film a Roma, ma volevamo ricerare una metropoli non troppo riconoscibile o troppo inquadrata quindi ho scentificamente evitato inquadrature di centro storico o monumenti. Abbiamo scoperto che per creare una metropoli tipo la periferia romana offre immagini nuove. Sono scenari sconosciuti anche per me e girare in zone della periferia dove non sono mai stato e’ stata un’occasione di conoscenza notevole.

EMM. I personaggi che racconti sono molto interessanti perche’ sono sfaccettati. Mi viene in mente il gangster con le suonerie personalizzate. Come li avete costruiti?

DM. Il romanzo e’ stato un bellissimo punto di partenza perche’ aveva gia’ la caratteristica di mischiare i generi e raccontare personaggi molto diversi. In piu’ la sceneggiatura e’ stata molto accattiavante per gli attori che sono rimasti impressionati dai loro personaggi perche’ offrivano loro l’occasione di intepretare dei ruoli diversi da quelli cui erano abituati. Naturalmente per me, come regista, il loro entusiasmo e’ stato un valore aggiunto.

EMM. Come avete scelto i protagonisti?
DM. Io conoscevo Giovanna Mezzogiorno e Valerio Mastrandrea da molto tempo e desideravo lavorare con loro e loro con me. Percio’ quando ho preparato il cast del mio primo film loro sono state le prime scelte. E’ stato un bel lavoro di gruppo e sul set si e’ creato un bellissimo clima di collaborazione.

EMM. Come hai detto, Notturno Bus e’ il tuo primo film. Quali sono i maestri del cinema a cui ti ispiri quando giri?
DM. Ho una passione per il cinema da sempre. Kubric per me e’ il numero uno, ma mi rapporto con lui da semplice spettarore perche’ il suo cinema e’ talemente alto che non si puo’ fare altro che ammirarlo. Lui ha utilizzato tutti gli elementi che il cinema offre ad un regista e li ha scardinati rovesciandoli e arrivando a dei vertici che e’ impossibile ricreare, Soprattutto, pero’, e’ riuscito a dialogare con il pubblico. Il suo essere artista molto personale ha coinciso e non contrastato con il fatto di poter incassare al botteghino.

EMM. Ultima domanda. Andrai a spiare gli spettarori americani durante la proiezione del film?
DM. E’ un’esperienza molto utile vedere un film italiano all’estero con un pubblico distaccato dagli attori o dalle realta’ che si raccontano. Mi e’ capitato in Francia, in Inghilterra e in Romania e mi ha colpito che il pubblico ridesse o reagissee negli stessi momenti in cui reagiva il pubblico italiano. Questo mi ha fatto capire che Notturno Bus, anche se e’ un film italiano, puo’ comunicare a diverse culture.

mercoledì 11 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Fabrizio Gifuni.

di Elena Maria Manzini da New York

Fabrizio Gifuni e’ interprete di tre film proiettati nella rassegna Open Roads: “La ragazza del lago”, “La signorina Effe” e “Il dolce e l’amaro”. Oltre che per il suo lavoro di attore teatrale e cinematografico, il pubblico italiano l’ha potuto apprezzare nel film televisivo, “La meglio gioventu’” e nel ruolo di Alcide De Gasperi nella riuscita fiction diretta da Liliana Cavani per Rai Uno

EMM. Fabrizio, gli spettatori americani grazie a questa rassegna ti potranno vedere all’opera in ben tre film. Ti piacerebbe lavorare negli Stati Uniti?

FG. Si’, ma non e’ una cosa a cui penso costantemente perche' il cinema americano come entita’ astratta ci dice poco. Piu' che altro, visto che il cinema e’ fatto di persone in carne ed ossa, ci sono degli artisti che hanno messo in campo un cinema molto interessante con cui mi piacerebbe collaborare: Sean Penn, sia come regista che come attore, o Tim Robbins.

EEM. E fra le interpreti femminili americane?
FG. Ho avuto una parentesi su un set americano, Hannibal di Ridley Scott per qualche giorno in Italia e qualche giorno in America, il mio rammarico e’ di non aver lavorato con la protagonista femminile del film Julianne Moore, secondo me e’ un’attrice straordinaria.

EEM. Progetti futuri?
FG. Un progetto gia’ realizzato e’ il film di Edoardo Winspeare “I galantuomini” con Angela Finocchiaro che abbiamo finito di girare ormai diversi mesi fa. Aspettiamo solo il periodo d’uscita. Devo dire che ho una discreta aspettativa sul risultato perche’ e’ uno dei ruoli piu’ belli e impegnativi che abbia interpretato.
Ho anche in cantiere tre progetti teatrali. Prima di tutto uno spettacolo sulle lettere di Mozart con Sonia Bergamasco e quattro jazzisti che riprendiamo questa estate e il prossimo inverno, poi un progetto su Cesare Pavese e uno su Dante.

EEM. Quanto e’ difficile affermarsi in Italia come attore?
FG. Non lo so. Piu’ che altro e’ sempre piu’ difficile lavorare bene, e non solo in Italia. Per affermarsi entrano in campo fattori di pura casualita’, e’ anche il fascino di questo lavoro, l’importante e’ prepararsi artisticamente, seguire un proprio percorso interno e farsi trovare pronti quando arriva l’affermazione.

EEM. Che cosa hai intenzione di fare in questi giorni a New York?
FG. Jet leg a parte....Sono stato a New York 25 anni fa e non mi ricordavo nulla. Questa mattina ho fatto una lunga passeggiata e ho visitato Ground Zero, e’ uno scenario molto inquietante anche se lo stanno ricostruendo.

martedì 10 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Biutiful Cauntri.

di Elena Maria Manzini da New York

Cari lettori Rosa Shokking,
ieri sera all’interno della rassegna Open Roads. New Italian Cinema si e’ tenuta una discussione sul film documentario “Biutiful Cauntri” diretto da Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Beppe Ruggiero. Il film racconta visivamente e attraverso la testimonianza di agricoltori e addetti ai lavori la drammatica situazione delle discariche abusive in Campania e mostra chiaramente lo stato di frustrazione e delusione dei confronti delle istituzioni in cui vivono gli abitanti delle zone colpite. Era presente alla discussione la regista Esmeralda Calabria.

Presentatrice. Lei lavora come montatrice e questo e’ il suo primo film. Cosa l’ha spinta a realizzare questo documentario?

Esmeralda Calabria. Non ho mai pensato veramente di fare la regista, questo film e’ nato da un bisogno mio e degli altri registi di capire come si vivesse in Italia. La regione Campania e’ rappresentativa dal punto di vista visivo, perche’ e’ il luogo dove l’impatto oramai e’ cosi’ forte che e’ impossibile non notarlo. Percio’ ci sembrava il luogo migliore per raccontare attraverso le immagini la posizione in cui si trova il nostro paese.
La mia impressione personale e’ che da 10 anni non si parlasse piu’ di criminalita’ organizzata, poi ad un certo momento ci siamo trovati con i rifiuti per strada e sembrava che tutto fosse successo all’improvviso. E noi abbiamo cercato di capirne le ragioni.
La cosa che mi ha colpito di piu’ durante la lavorazione e’ che in Italia c’e’ il grosso problema della corruzione e della collusione. L’Italia e’ un paese cosi’ corrotto che sembra quasi impossibile trovare un modo per risolvere la situazione.

P. E’ solo una questione di corruzione? Come possono risolvere il problema? Non si tratta solo di spazzatura, nel suo film lei parla anche di rifiuti tossici.

E.C. Sicuramente ci sono persone piu’ esperte di me sulla questione perche’ e’ il loro mestiere, ma quello che ho capito in questo anno di lavoro e’ che c’e’ una grossa difficolta’ a capire la differenza tra legalita’ e illegalita’. Prima di tutto, i rifiuti per strada sono il risultato di un cattivo funzionamento a livello istituzionale: gli impianti di smaltimento sono stati affidati ad una ditta, la Impregilio del gruppo Fiat, che li ha costruiti male. Quindi ora non si sa dove smaltire i rifiuti, perche’ gli impianti si sono subito rotti e non sono per nulla adeguati. Se si assegna un appalto ad una societa’ che ha presentato progetti vecchi e inefficenti, si capisce che sotto c’e’ un disinteresse che ci sia un ciclo dei rifiuti che termini in maniera regolare.
Per quanto riguarda i rifiuti tossici c’e’ un meccanismo abbastanza preciso. Di solito partono dal Nord Italia dove ci sono le industrie che producono rifiuti pericolosi che hanno un costo di smaltimento molto elevato. Da subito entrano in campo degli intermediari, persone e societa’ commerciali (per questo si chiama anche criminalita’ dei colletti bianchi), che procurano alle industrie del nord il contatto per lo smaltimento dei rifiuti in regioni che lo fanno in maniera illegale e costi bassissimi.
A questo momento comincia la collusione e intrevengono persone, chimici o addetti ai controlli, che falsificano le analisi. Si possono seguire due strade: 1) i rifiuti tossici vengono direttamente classificati come normali e vengono scaricati in discariche illegali o addirittura in discariche legali, oppure 2) partono etichettati come tossici e attraversando discariche in diverse regioni italiane, si finge che vengano separati e trasformati in rifiuri normali, quando in realta’ vengono solo falsificati i certificati, e vengono scaricati in Campania o Puglia.

Domanda del pubblico. La situazione e’ cominciata a degenerare dal ’94 quando Berlusconi e’ stato eletto. C’e’ una connessione simbolica tra la presenza di Berlusconi al governo e il peggioramento della situazione?

Quando e’ andato al goveno Berlusconi la regione Campania aveva un governatore del centro sinistra. E’ difficile capire se il problema nasca dal governo Berlusconi, si puo’ evidenziare che lui ha portato con se’ persone poco affidabili e considerando che la Campania e’ gia’ una regione a rischio, perche’ c’e’ una criminalita’ organizzata molto forte, inserire persone poco raccomandabili non ha fatto altro che aumentre la tolleranza su quello che stava accandendo. Comunque non c’e’ differenza tra il governo Berlusconi o quello precedente o successivo, nessuno a fatto la minima cosa per affrontare il problema.