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mercoledì 18 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Silvio Soldini e Andrea Molaioli.

di Elena Maria Manzini da New York
domande di Elena Maria Manzini e Diletta Gatti

Carissimi lettori Rosa Shokking,
l’ultima intervista che vi propongo, e’ un’intervista “doppia” a Silvio Soldini, sofisticato regista di “Giorni e Nuvole” che aveva gia’ fatto innamorare del suo cinema gli spettatori newyorkesi con “Pane e Tulipani”, e Andrea Molaioli, regista che con la sua opera prima “La Ragazza del Lago” non solo ha ottenuto un consistente successo di pubblico, ma ha anche vinto ben 10 “David di Donatello” fra cui il premio per la miglior regia.

EMM. Quanto e’ difficile per un film italiano essere distribuito negli Stati Uniti?
SS. “Giorni e Nuvole” uscira l’11 di luglio ed e’ il mio secondo film che viene distribuito negli Stati Uniti dopo “Pane e Tulipani”. Pero’ ci tengo a sottolineare che i film stranieri non doppiati in inglese e sottotitolati arrivano solo in pochissime citta’ americane: New York, Boston, San Francisco, forse gia’ a Seattle fanno fatica a vederlo. Il cinema americano attua la scelta protezionistica di non doppiare per questo e’ molto difficile distribuire.

AM. E comunque non e’ un problema che coinvolge esclusivamente l’Italia, e’ complicato che negli Stati Uniti arrivino film europei in generale. Magari noi nel nostro passato non abbiamo costruito una solidita’ industriale tale da poter provare ad esportare in modo conivinto i nostri film e quella puo’ essere una componente ulteriore di difficolta’. La barriera linguistica e’ comunque quella principale che prescinde dalla qualita’ del prodotto che si cerca di vendere.

EMM. E’ cresciuta l’attenzione degli spettatori amercani nei confronti del cinema italiano?
SS Sicuramente queste manifestazioni servono a far conoscere il nostro cinema all’estero. Soprattutto c’e’ un’attenzione maggiore verso il cinema italiano a partire dall’Italia, nel senso che il pubblico italiano va a vedere piu’ cinema italiano rispetto a 5 o 6 anni fa. Mi ricordo che nel 2000 quando e’ uscito “Pane e Tulipani” il commento della gente comune all’uscita del cinema era “Non sembra neanche un film italiano” e voleva essere un complimento. Adesso un cosa del genere non si dice piu’, il nostro e’ tornato ad essere un cinema che parla agli spettarori. C’e’ stato un momento che ha coperto dalla fine degli anni ‘80 a tutti agli anni ’90, invece, dove lentamente e’ cominciato un distacco dal cinema nazionale e non parlo degli incassi del cinema di Natale, i film fatti per essere commerciali e divertire e incassare ci sono sempre stati, ma c’e’ un altro tipo di cinema che vuole capire, parlare, approfondire che non esisteva piu’. Allora, la gente andava a vedere i film francesi e inglesi. Adesso sicuramente qualcosa si e’ mosso e questo si comincia a notare anche all’estero altrimenti non sarebbero mai stati assegnati due premi cosi’ importanti a Cannes. Non e’ un caso che un film come quello di Garrone (Gomorra) o come quello di Sorrentino (Il divo) esistano, due film cosi’ non possono nascere per caso.

AM. Per collegarmi a quanto ha detto Silvio, adesso e’ decisivo che su questa onda positiva per il cinema italiano si lavori per creare una grande diversita’ di offerta. Credo che la varieta’ sia la cartina al tornasole piu’ efficace per verificare la salute di una cinematografia, insieme alla possibilita’ di conquistare fette di mercato sempre piu’ ingenti. Se non si cerca un’espressione diversificata, il successo che in questo periodo stanno ottenendo molto film italiani rischia di essere stagionale, per cercare di dargli una struttura piu’ solida c’e’ bisogno di lavorare in questa direzione.

EMM. Signor Molaioli, lei infatti a scelto di esordire con un film poliziesco. Cosa l’ha spinta a scegliere questa storia?
AM. Io personalmente mi sono avvicinato a questa storia partendo dal romanzo da cui il film e’ tratto perche’ mi sembrava potesse unire da un lato la possibilita’ di muoversi dentro un genere utilizzando i codici tipo che esistono per il giallo, ma allo stesso tempo mi sembrava ci fosse lo spazio e il tempo di ragionare di altro all’interno di questa struttura drammaturgica. Mi sembrava che l’elemento piu’ affascianante fosse cercare di coniugare l’indagine che corre lungo il film, che va dalla scoperta di omicidio fino a quella dell’assassino, insieme alla possibilita’ di indagare su altre cose, su diverse umanita’, su disagi e inadeguatezze.

EMM. Progetti futuri di cui volete parlare?
SS. Sto finendo di montare un documentario sulla poetessa Vivian Lamarque e ne sto girando un altro. Sono sempre stato anche un regista di documentari e sebbene fossero ormai 5 anni che non ne giravo uno, ho scoperto che mi piace ancora molto. E’ un bel modo per far conoscere nuovi mondi e personaggi e allo stesso tempo e’ un modo di fare cinema piu’ agile, la troupe puo’ essere di solo due persone invece che di 40. Sto poi scrivendo il prossimo film che sara’ in linea con l’ultimo. “Giorni e Nuvole” e’ un film molto legato alla realta’ che stiamo vivendo e credo sia il momento giusto di continare ad indagarla.

AM. Sono in un momento nel quale sto cercando di capire bene quale puo’ essere il prossimo progetto e non sono pronto a parlarne. Posso solo dire che se dovessi individuare un altro giallo che avesse in se’ delle sfaccettature verso le quali provo desiderio di indagine forse continuerei sul genere, ma nel caso specifico, non credo che il mio prossimo film sara’ un altro giallo

EMM. Vi piacerebbe girare un film in America?
SS. ...un western...
AM...io un musical..
SS..anche a me piacerebbe girare un musical pero’ forse lo girerei piu’ in Italia. Mi piace il contrasto..

EMM. Come passerete questi giorni a New York? Lei, signor Soldini, conosce la citta’ perche’ ha abitato e studiato qui.
SS. Stai parlando della mia prima vita, sono tornato in Italia nell’82. Andro’ sicuramente a vedere cosa e’ successo a questa citta’ da allora. E faro’ delle spese!
AM Anche io faro’ shopping. Poi andro’ un po’ a zonzo compatibilmente con il tempo a disposizione, provando a visitare anche qualche museo.

EMM. Andrete anche a spiare gli spettatori che vedranno i vostri film, immagino..
AM. Assolutamente si’, e’ una delle cose che mi incuriosisce di piu’ in qualsiasi luogo. Con la curiosita’ di capire se alcune cose che sono evidentemente piu’ comprensibili in Italia possano essere colte anche da un pubblico che italiano non e’, nello specifico dagli spettatori newyorkesi.
SS. E’ sempre interessante perche’ i pubblici sono tutti diversi. Gia’ sono diversi dal Centro al Nord Italia, figurati dall’Italia a New York!

lunedì 16 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Ferzan Ozpetek.

di Elena Maria Manzini da New York
domande di Elena Maria Manzini e Diletta Gatti


Ferzan Ozpetek regista di film meravigliosi come "Le fate ingoranti" e "La finestra di fronte" non ha bisogno di presentazioni. E' venuto a New York per la quarta volta per accompagnare la sua ultima opera filmica "Saturno Contro" e come sempre ha ottenuto una calorosa accoglienza dal pubblico newyorkese.

EMM. E’ la quarta volta che lei partecipa alla manifestazione “Open Roads”..
FO. Troppo volte...

EMM. No, anzi e’ interessante sapere da lei come e’ cambiata l’attenzione del pubblico americano in questi anni nei confronti del nuovo cinema italiano.
FO. Sono venuto la prima volta qui con le “Fate Ignoranti” ed e’ stato un trionfo. Mentre ero a New York e’ uscita una pagina intera sul New York Times di domenica su di me e il film, quindi c’era la sala strapiena: e’ stata una cosa bellissima. Nel periodo delle “Fate Ignoranti” non c’era stato ancora l’11 settembre quindi la mente delle persone era compeltamente diversa. Poi sono ritornato con “La finestra di fronte” per il lancio del film in America distribuito da Sony Classic, sono venuto a Open Roads solo di passaggio, ed e’ stato un altro momento di trionfo. C’era una grande curiosita’ per un film che aveva vinto tutti i David di Donatello, e che Sony aveva scelto di distribuire. Quando sono tornato con “Cuore Sacro” ho trovato tutto un altro tipo di pubblico e un atteggiamento completamente diverso. Questa, come hai detto, e’ la quarta volta che vengo, non so dire come reagira’ il pubblico americano pero’ ho visto che i biglietti sono stati venduti subito perche’ la gente che frequenta questa manifestazione mi riconosce.

EMM. Anche “Saturno Contro” sara’ distribuito negli Stati Uniti?
FO. Si’, il film e’ gia’ stato comprato e verra’ distribuito tra poco. Non sono molto contento perche’ sara’ una distribuzione abbastanza specializzata. Sai, quando i film sono sottotitolati diventano di nicchia ed e’ difficile avere una larga distribuzione. E’ quasi impossibile che un film straniero venga doppiato e solo l’1% del mercato e’ rappresentato dai film non americani, tutto il contrario dell’Italia.

EMM. Ci puo’ parlare del suo prossimo progetto?
FO. E’ un progetto gia’ finito, e si prevede che esca nelle sale tra settembre e ottobre di questa’anno. Si intitola “Un Giorno Perfetto” e gli interpreti sono: Isabella Ferrari, Valerio Mastrandrea, Monica Guerritore, Stefania Sandrelli, Valerio Binasco, Nicole Grimaudo e molti altri attori. E’ un progetto che non mi apparteneva, perche’ non l’ho scritto io, me l’ha presentato Domenico Procacci e la sceneggiatura e’ firmata da Sandro Petraglia. E’ un progetto che mi ha attirato moltissimo da subito e sono in ansia e in attesa di vedere come reagira’ il pubblico.

EMM. Si parla di questo film per il Festival di Venezia..
FO. Non si sa ancora se la distribuzione preferira' il Festival di Roma o il Festival di Venezia. Per quanto mi rigurada l’attesa piu’ importante e’ l’incontro con il pubblico.

EMM. Le piacerebbe girare un film negli Stati Uniti?
FO. Mi piacerebbe lavorare su un progetto che mi interessa. Ricevo in continuazione delle proposte, si arriva anche a prendere contatti e a fare conferece calls, pero’ non si concludono gli accordi perche’ non ho ancora trovato il progetto giusto.

EMM. Lei e’ un grande direttore di attori. Con chi vorrebbe lavorare negli States?
FO. Dico sempre che mi piacerebbe molto lavorare con Meryl Streep, ma ci sono tantissimi attori che mi piacciono molto.

EMM. L’amicizia e’ uno dei temi chiave dei suoi film? Che ruolo ha nella sua vita?
FO. Gli amici sono la cosa piu’ importante della mia vita insieme alla salute. Loro sono la mia vera ricchezza.

EMM. Che rapporto ha con le sue interpreti femminili?
FO. Mi sono mepre innamorato degli attori che interpretano i miei film che siano maschi o femmine. Pero', adesso che mi ci fai pensare, con le attrici ho un altro tipo di rapporto, si crea un’intesa strana che va oltre il puro innamoranto professionale. Un rapporto veramente speciale.

EMM. Che cosa fara’ questi giorni a New York?
FO. A New York faccio sempe spese! E' anche una citta’ che mi affascina molto: vorrei passare sei mesi della mia vita a New York senza fare niente altro che alzarmi al mattina tardi, fare colazione e guardare la gente. Sono affascinato dalle persone qui a New York.

venerdì 13 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Jasmine Trinca.

di Elena Maria Manzini da New York
domande di Elena Maria Manzini e Diletta Gatti

Carissimi lettori Rosa Shokking,
di seguito l’intervista a Jasmine Trinca venuta a presentare il film "Piano Solo" di Riccardo Milani. Il film interpetato magistralmente da Kim Rossi Stuart ripercorre la tormentata vita del jazzista Luca Flores. Jasmine ha colpito il grande pubblico con la sua interpretazione nel film “La stanza del figlio” di Nanni Moretti e grazie ad intelligenti scelte di ruoli ha dimostrato di essere una delle piu’ interessanti e sensibili giovani interpreti italiane.

EMM. Quanto e’ cresciuto all’estero il livello di attenzione nei confronti del nuovo cinema italiano anche grazie a manifestazioni come questa e ai successi dei nostri film nei grandi festival internazionali?
JT. Io credo che l’attenzione nei confronti del cinema italiano sia sempre presente e viva. Manifestazioni come Open Roads qui a New York, ma io ho avuto la fortuna di andare anche a Tokio e a Shangai a presentare dei film, sono importantissime perche’ spesso si va su dei mercati dove la possibilita’ di vedere dei film di lingua straniera e’ quasi ridotta al nulla. In Cina per esempio entrano solo dei film americani, per una piccola percentuale, e francesi. Quindi l’idea non solo di promuovere, ma anche tutelare, di creare l'ooportunita' per qualcuno che non stia in Italia di vedere un film italiano mi sembra una buona forma di politica del cinema.
Oltretutto, si deve fare conoscere il cinema italiano attuale anche per tentare di andare oltre una leggenda che era il cinema italiano di qualche tempo fa. Cosi’ si da’ fiducia ai nostri cineasti e nascono film cone “Gomorra” o “Il divo”, per parlare di Cannes, dove critica e pubblico sono d’accordo. Non so se si puo’ parlare di una rinascita del cinema italiano, ma almeno il tentativo si deve fare.
Gli organizzatori di Open Roads mi dicono che i biglietti sono tutti esauriti, e’ la dimostrazione che se lo si propone la proposta viene accettata.

EMM. Ti piacerebbe lavorare negli Stati Uniti?
JT. Lo sanno fare loro il cinema! Mi piacerebbe molto perche’ mi piace conoscere modi diversi di lavorare e di pensare. Ho finito da poco di girare un film francese in Israele ed e’ stato uno sconvolgimento. Pero’ devo dire che gia’ e’ difficile lavorare ed essere seri nel paese in cui nasci, la cui lingua pratichi da quando sei nato, per venire a fare un film in America non e’ solo la questione di sapere l’inglese perfettamente, il livello del tuo lavoro deve essere eccellente. Ci sono tanti attori americani molto bravi...

EMM. Quali sono le attrici americane che rispetti particolarmente dal punto di vista professionale?
JT. Io non ho alcun preconcetto verso il cinema americano che sia spettacolare o indipendente, gli attori di scuola americana sono tutti di livello alto. In piu’ Hollywood raccoglie tutti gli attori di lingua inglese. Mi piace Cate Blanchett che viene dall’Australia, ma lavora ad Hollywood, mi piace Julianne Moore, ci sono tante attrici che vengono dall’Inghilterra, quindi sono di scuola europa che sono piu’ che dei modelli...Io per decenza non mi rifaccio a nessuno.

EMM. Ci vuoi parlare del tuo progetto francese?
JT. Io ho avuto la fortuna di aver fatto dei film in Italia che sono stati visti molto in Francia. Ho conosciuto il regista Alain Tasma, che e’ stato assitente per molti anni di Truffaut e Godard, e mi ha chiamato per il suo primo lungometraggio ambientato a Gerusalemme. Sono stata due/tre mesi in Israele e oltre all’eseperienza di fare un film in lingua straniera, infatti abbiamo girato in ebraico, francese, inglese e per fare folklore anche in italiano, la vera esperienza e’ trovarsi in quella zona del mondo. Devo confessare di essermi vagamente lasciata distrarre dalla questione della terra invece che concentrarmi sul fatto che stavamo girando un film meraviglioso.

EMM. Nel film di Milani, interpreti la fidanzata di Luca Folres, un famoso jazzista. Che rapporto hai con la musica?
JT. La musica ha avuto nella mia crescita una presenza fondamentale. Quando uno si forma deve avere delle possibilita’ per la propria mente, per la propria sensibilita’ di svilupparsi anche attraverso la musica e io ho avuto una mamma che sentiva sempre musica in casa, anche musica rock.
Nel caso di Luca Flores, il suo nome e la sua faccia non mi dicevano molto perche’ e’ un grandissimo musicista, ma in Italia e’ conosciuto solo degli addetti ai lavori. Quando ho sentito la sua musica, in fase di preparazione, c’e’ stato qualcosa di famigliare che mi ha riportato alla mia infanzia e credo di essere entrata in contatto con la sua musica. Penso che fosse cio’ che piu’ importava a Flores: anche se non dai una faccia e un nome ad un artista il suo lavoro ti deve lasciare qualcosa.

EMM. Qual e’ il ruolo delle donne, di voi attrici, nel cinema italiano?
JT. Credo che sia una domanda interessante e urgente, io spero che non ci sia bisogno che in Italia arrivi Almodovar per proporre dei ruoli femminili che a me piacerebbe raccontare. Non e’ questione di essere protagoniste di una storia, spesso il problema in Italia riguarda la scrittura e la presenza di figure femminili che sono solo un compiendio o un racconto per una figura maschile. Io credo invece che l’universo femminile sia molto complesso e anche per un regista, che in Italia sono per la maggior parte uomini, sia interessante provare a raccontare il mondo femminile. Senza partire da una presa di posizione, ma solo per raccontare qualcosa che c’e’ e che non e’ per forza solo la madre, la moglie, in alcuni casi l’amante e la sorella. Come ho detto, mi piacerebbe che ci fosse un interesse a partire dalla scrittura sui ruoli femminili e forse questo aiuterebbe tutte noi giovani attrici, che siamo ancora chi piu’ e chi meno immature, a sviluppare una consapevolezza sia nell’interpretazione che nella nostra crescita di donne.

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Davide Marengo.

di Elena Maria Manzini da New York

Davide Marengo e' il giovane regista del film "Notturno Bus". Il film tratto dall'omonimo romanzo di Giampiero Rigosi e' un sofisticato noir con degli inserti di commedia brillante e racconta la fuga della fatale ladra Leila e dell'autista di autubus Franz da due diversi gruppi di malviventi alla ricerca di un microchip che Leila ha rubato per sbaglio.

EMM. Davide, questa rassegna porta il pubblico newyorkese a contatto con il tuo film. Ti piacerebbe lavorare negli Stati Uniti?
DM. Mi piacerebbe lavorare dove c’e’ occasione di fare buoni film. Negli Stati Uniti si sono prodotti grandi film e New York in particolare e’ una citta’ molto fotogenica e riempirebbe i fotogrammi di cose belle. Naturalmente la riuscita del film dipende dalla storia quindi da cosa si gira, non da dove si gira.

EMM. Quali storie vorresti raccontare qui a New York?
DM. Mi piacerebbe continuare con il cinema noir, New York e’ una metropoli molto notturna quindi si presta a storie di questo tipo.

EMM. In Italia, recentemente, sia il cinema che la televisione sembrano interessarsi al gener noir e poliziesco. Credi che questa tendenza sia destinata a continuare?
DM. Me lo auguro perche’ il genere offre l’opportuinita’ di fare buon cinema e buona televisione. Il genere e’ stata una vetrina per molti registi per farsi conoscere perche’ presenta dei meccanismi riconoscibili dal pubblico e per un regista e’ bello giocare con le aspettative del pubblico, ma anche sorprenderlo variando gli elementi conosciuti.

EMM. Il tuo prossimo progetto?
DM. Una serie televisiva molto lunga di gialli commedia che andra’ in onda su Rai Uno in prima serata da settembre. E’ stata una nuova esperienza per me, eravamo un gruppo di trentenni sia troupe che cast e abbiamo lavorato con grande gioia.

EMM. Guardando il tuo film “Notturno Bus” sono rimasta molto affascinata dalle locations. Come le avete trovate e quanto e’ importante l’atmosfera in un film?
DM. L’atmsofera e’ molto importante ed forse “creare un clima” e’ la cosa piu’ complicata da costruire. Abbiamo girato il film a Roma, ma volevamo ricerare una metropoli non troppo riconoscibile o troppo inquadrata quindi ho scentificamente evitato inquadrature di centro storico o monumenti. Abbiamo scoperto che per creare una metropoli tipo la periferia romana offre immagini nuove. Sono scenari sconosciuti anche per me e girare in zone della periferia dove non sono mai stato e’ stata un’occasione di conoscenza notevole.

EMM. I personaggi che racconti sono molto interessanti perche’ sono sfaccettati. Mi viene in mente il gangster con le suonerie personalizzate. Come li avete costruiti?

DM. Il romanzo e’ stato un bellissimo punto di partenza perche’ aveva gia’ la caratteristica di mischiare i generi e raccontare personaggi molto diversi. In piu’ la sceneggiatura e’ stata molto accattiavante per gli attori che sono rimasti impressionati dai loro personaggi perche’ offrivano loro l’occasione di intepretare dei ruoli diversi da quelli cui erano abituati. Naturalmente per me, come regista, il loro entusiasmo e’ stato un valore aggiunto.

EMM. Come avete scelto i protagonisti?
DM. Io conoscevo Giovanna Mezzogiorno e Valerio Mastrandrea da molto tempo e desideravo lavorare con loro e loro con me. Percio’ quando ho preparato il cast del mio primo film loro sono state le prime scelte. E’ stato un bel lavoro di gruppo e sul set si e’ creato un bellissimo clima di collaborazione.

EMM. Come hai detto, Notturno Bus e’ il tuo primo film. Quali sono i maestri del cinema a cui ti ispiri quando giri?
DM. Ho una passione per il cinema da sempre. Kubric per me e’ il numero uno, ma mi rapporto con lui da semplice spettarore perche’ il suo cinema e’ talemente alto che non si puo’ fare altro che ammirarlo. Lui ha utilizzato tutti gli elementi che il cinema offre ad un regista e li ha scardinati rovesciandoli e arrivando a dei vertici che e’ impossibile ricreare, Soprattutto, pero’, e’ riuscito a dialogare con il pubblico. Il suo essere artista molto personale ha coinciso e non contrastato con il fatto di poter incassare al botteghino.

EMM. Ultima domanda. Andrai a spiare gli spettarori americani durante la proiezione del film?
DM. E’ un’esperienza molto utile vedere un film italiano all’estero con un pubblico distaccato dagli attori o dalle realta’ che si raccontano. Mi e’ capitato in Francia, in Inghilterra e in Romania e mi ha colpito che il pubblico ridesse o reagissee negli stessi momenti in cui reagiva il pubblico italiano. Questo mi ha fatto capire che Notturno Bus, anche se e’ un film italiano, puo’ comunicare a diverse culture.

mercoledì 11 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Fabrizio Gifuni.

di Elena Maria Manzini da New York

Fabrizio Gifuni e’ interprete di tre film proiettati nella rassegna Open Roads: “La ragazza del lago”, “La signorina Effe” e “Il dolce e l’amaro”. Oltre che per il suo lavoro di attore teatrale e cinematografico, il pubblico italiano l’ha potuto apprezzare nel film televisivo, “La meglio gioventu’” e nel ruolo di Alcide De Gasperi nella riuscita fiction diretta da Liliana Cavani per Rai Uno

EMM. Fabrizio, gli spettatori americani grazie a questa rassegna ti potranno vedere all’opera in ben tre film. Ti piacerebbe lavorare negli Stati Uniti?

FG. Si’, ma non e’ una cosa a cui penso costantemente perche' il cinema americano come entita’ astratta ci dice poco. Piu' che altro, visto che il cinema e’ fatto di persone in carne ed ossa, ci sono degli artisti che hanno messo in campo un cinema molto interessante con cui mi piacerebbe collaborare: Sean Penn, sia come regista che come attore, o Tim Robbins.

EEM. E fra le interpreti femminili americane?
FG. Ho avuto una parentesi su un set americano, Hannibal di Ridley Scott per qualche giorno in Italia e qualche giorno in America, il mio rammarico e’ di non aver lavorato con la protagonista femminile del film Julianne Moore, secondo me e’ un’attrice straordinaria.

EEM. Progetti futuri?
FG. Un progetto gia’ realizzato e’ il film di Edoardo Winspeare “I galantuomini” con Angela Finocchiaro che abbiamo finito di girare ormai diversi mesi fa. Aspettiamo solo il periodo d’uscita. Devo dire che ho una discreta aspettativa sul risultato perche’ e’ uno dei ruoli piu’ belli e impegnativi che abbia interpretato.
Ho anche in cantiere tre progetti teatrali. Prima di tutto uno spettacolo sulle lettere di Mozart con Sonia Bergamasco e quattro jazzisti che riprendiamo questa estate e il prossimo inverno, poi un progetto su Cesare Pavese e uno su Dante.

EEM. Quanto e’ difficile affermarsi in Italia come attore?
FG. Non lo so. Piu’ che altro e’ sempre piu’ difficile lavorare bene, e non solo in Italia. Per affermarsi entrano in campo fattori di pura casualita’, e’ anche il fascino di questo lavoro, l’importante e’ prepararsi artisticamente, seguire un proprio percorso interno e farsi trovare pronti quando arriva l’affermazione.

EEM. Che cosa hai intenzione di fare in questi giorni a New York?
FG. Jet leg a parte....Sono stato a New York 25 anni fa e non mi ricordavo nulla. Questa mattina ho fatto una lunga passeggiata e ho visitato Ground Zero, e’ uno scenario molto inquietante anche se lo stanno ricostruendo.

martedì 10 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Biutiful Cauntri.

di Elena Maria Manzini da New York

Cari lettori Rosa Shokking,
ieri sera all’interno della rassegna Open Roads. New Italian Cinema si e’ tenuta una discussione sul film documentario “Biutiful Cauntri” diretto da Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Beppe Ruggiero. Il film racconta visivamente e attraverso la testimonianza di agricoltori e addetti ai lavori la drammatica situazione delle discariche abusive in Campania e mostra chiaramente lo stato di frustrazione e delusione dei confronti delle istituzioni in cui vivono gli abitanti delle zone colpite. Era presente alla discussione la regista Esmeralda Calabria.

Presentatrice. Lei lavora come montatrice e questo e’ il suo primo film. Cosa l’ha spinta a realizzare questo documentario?

Esmeralda Calabria. Non ho mai pensato veramente di fare la regista, questo film e’ nato da un bisogno mio e degli altri registi di capire come si vivesse in Italia. La regione Campania e’ rappresentativa dal punto di vista visivo, perche’ e’ il luogo dove l’impatto oramai e’ cosi’ forte che e’ impossibile non notarlo. Percio’ ci sembrava il luogo migliore per raccontare attraverso le immagini la posizione in cui si trova il nostro paese.
La mia impressione personale e’ che da 10 anni non si parlasse piu’ di criminalita’ organizzata, poi ad un certo momento ci siamo trovati con i rifiuti per strada e sembrava che tutto fosse successo all’improvviso. E noi abbiamo cercato di capirne le ragioni.
La cosa che mi ha colpito di piu’ durante la lavorazione e’ che in Italia c’e’ il grosso problema della corruzione e della collusione. L’Italia e’ un paese cosi’ corrotto che sembra quasi impossibile trovare un modo per risolvere la situazione.

P. E’ solo una questione di corruzione? Come possono risolvere il problema? Non si tratta solo di spazzatura, nel suo film lei parla anche di rifiuti tossici.

E.C. Sicuramente ci sono persone piu’ esperte di me sulla questione perche’ e’ il loro mestiere, ma quello che ho capito in questo anno di lavoro e’ che c’e’ una grossa difficolta’ a capire la differenza tra legalita’ e illegalita’. Prima di tutto, i rifiuti per strada sono il risultato di un cattivo funzionamento a livello istituzionale: gli impianti di smaltimento sono stati affidati ad una ditta, la Impregilio del gruppo Fiat, che li ha costruiti male. Quindi ora non si sa dove smaltire i rifiuti, perche’ gli impianti si sono subito rotti e non sono per nulla adeguati. Se si assegna un appalto ad una societa’ che ha presentato progetti vecchi e inefficenti, si capisce che sotto c’e’ un disinteresse che ci sia un ciclo dei rifiuti che termini in maniera regolare.
Per quanto riguarda i rifiuti tossici c’e’ un meccanismo abbastanza preciso. Di solito partono dal Nord Italia dove ci sono le industrie che producono rifiuti pericolosi che hanno un costo di smaltimento molto elevato. Da subito entrano in campo degli intermediari, persone e societa’ commerciali (per questo si chiama anche criminalita’ dei colletti bianchi), che procurano alle industrie del nord il contatto per lo smaltimento dei rifiuti in regioni che lo fanno in maniera illegale e costi bassissimi.
A questo momento comincia la collusione e intrevengono persone, chimici o addetti ai controlli, che falsificano le analisi. Si possono seguire due strade: 1) i rifiuti tossici vengono direttamente classificati come normali e vengono scaricati in discariche illegali o addirittura in discariche legali, oppure 2) partono etichettati come tossici e attraversando discariche in diverse regioni italiane, si finge che vengano separati e trasformati in rifiuri normali, quando in realta’ vengono solo falsificati i certificati, e vengono scaricati in Campania o Puglia.

Domanda del pubblico. La situazione e’ cominciata a degenerare dal ’94 quando Berlusconi e’ stato eletto. C’e’ una connessione simbolica tra la presenza di Berlusconi al governo e il peggioramento della situazione?

Quando e’ andato al goveno Berlusconi la regione Campania aveva un governatore del centro sinistra. E’ difficile capire se il problema nasca dal governo Berlusconi, si puo’ evidenziare che lui ha portato con se’ persone poco affidabili e considerando che la Campania e’ gia’ una regione a rischio, perche’ c’e’ una criminalita’ organizzata molto forte, inserire persone poco raccomandabili non ha fatto altro che aumentre la tolleranza su quello che stava accandendo. Comunque non c’e’ differenza tra il governo Berlusconi o quello precedente o successivo, nessuno a fatto la minima cosa per affrontare il problema.

lunedì 9 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Gianni Zanasi.

di Elena Maria Manzini da New York

Gianni Zanasi e’ il regista del film “Non pensarci”, recentemente distribuito nelle sale italiane e interpretato da Valerio Mastrandrea, Anita Caprioli e Giuseppe Battiston. Il film narra le vicende di un musicista piu’ che trentenne (Mastrandrea) che trovandosi ad un punto morto nella sua vita professionale e personale decide di tornare a casa dai genitori per un breve periodo. Scoprira’ che nulla puo’ essere dato per scontato.

EMM. Questa manifestazione e’ una vetrina importante per il tuo lavoro. Ti piacerebbe lavorare negli Stati Uniti?
GZ. Si’, ma non so quanto piacerebbe agli Stati Uniti.... E’ come per un giocatore di calcio africano venire a giocare in Italia, una cosa simile prova un regista italiano che viene in America. In piu’ io e altri registi italiani siamo portatori di una cultura mediterranea e abbiamo un modo di lavorare che a volte esce dagli schemi: il primo impatto sarebbe strano.

EMM. Pero’ allo stesso tempo e’ interessante mischiare la cultura italiana con la forza dell’industria cinematografica americana...
GZ. E’ vero, e’ importante nell’arte del cinema inserire il business e l’industria altrimenti non puo’ funzionare. Tra i motivi per cui il cinema americano mi attrae ci sono anche la forza, la professionalita’ e la dinamicita’ della sua industria.

EMM. Chi sono gli attori americani che ti piacerebbe dirigere?
GZ. Al Pacino. Penso che piu’ che altro starei a guardarlo e prenderei appunti. Ecco non vorrei dirigere Al Pacino, ma solo prendere appunti mentre recita!

EMM. Cosa c’e’ di autobiografico nel tuo film “Non pensarci”?
GZ. Prima di tutto vengo da Vignola che e’ il paese delle ciliege e mi sono trasferito a Roma per fare l’artista. Quella dell’artista e’ una carriera dinamica, a volte sei sotto e a volte sei sopra, il mio protagonista e’ in un momento in cui e’ decisamente sotto e so cosa vuol dire. Piu’ che altro pero' mi ha divertito prendere spunto dalle vicende personali per creare immediatamente dei personaggi che sono piu’ interessanti e piu’ eccitanti di me. I miei personaggi sono fuori di me e quando li racconto, e’ come salire su un treno, comincio un viaggio.

EMM. Valerio Mastrandrea e’ perfetto nel ruolo di Stefano. Avete pensato a lui dal principio?
GZ. No, abbiamo fatto dei provini e quando Valerio si e’ presentato per la parte ho capito che lui era Stefano. Al provino ha portato una sua interpretazione del personaggio che era molto vicina a quella che avevo in mente io mentre scrivevo. Per cui quando abbiamo lavorato insieme e’ stato come continuare a scrivere il film insieme.

EMM. Mi puoi parlare della musica che accompagna le immagini del film. Come l’hai scelta?
GZ. Sembra strana perche’ se la stendi su un foglio assomiglia ad una specie di frittura mista: buona, ma un po’ confusa. Vedendo il film, pero’ tutto avviene con grande naturalezza. Ho scelto le musiche con la montatrice, Rita Rognoni, senza seguire degli schemi logici. Se avessi seguito degli schemi logici avrei messo una musica punk non mi sarebbe mai venuto in mente di mettere la Traviata di Verdi, invece ho seguito un andamento piu’ legato al sentimeno del film senza darmi delle regole preconcette, con liberta’ mentale. Questo modo di procedere ha riempito il film di un moto di sorpresa che non e’ destabilizzante, ma che diventa comunicativa.

EMM. Cosa significa per te il titolo del film “Non pensarci”?
GZ. Non significa “fregarsene” e prendere le cose con superficialita’. Quello che succede al protagonista del film e’ l’opposto, scopre che crescendo si vivono delle disillusioni, ma non e’ un percorso depressivo e’ la scoperta delle variabili della vita. Puo’ causare disagio e dolore, ma allo stesso momento e’ estremamente eccitante perche’ la vita e’ qualcosa che si trasforma. “Non pensarci” e’ un consiglio detto sottovoce: anche se accadono cose che non ti aspettavi, non pensarci, vai avanti perche’ la vita e’ una figata.

EMM. Nel tuo film dimostri che la famiglia italiana anche se ha a che fare con le sfide della vita moderna, il fallimento, la separazione, un figlio con un lavoro atipico, un figlia che puo’ essere gay, e’ sempre il centro a cui ci si rivolge quando si hanno dei problemi.
GZ. La famiglia e’ sempre un centro di gravitazione. Si deve stare attenti pero’, come accade per i pianeti se un pianeta si avvicina troppo viene assorbito. L’importante e’ riuscire a trovare una propria traiettoria senza perdere il centro. Quando trovi una tua traiettoria e rimani nel campo di gravitazione che e’ la tua famiglia allora puoi dire di avere una famiglia, altrimenti vieni inghiottito dalla famiglia.

EMM. Cosa visiterai a New York?
GZ. Non voglio visitare le zone tipiche. Voglio andare a vedere Brooklyn, il Bronx, ma anche fare un giro in carrozza a Central Park.

sabato 7 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Serata di apertura.

di Elena Maria Manzini da New York

Miei cari lettori Rosa Shokking,
vi mancavo vero? Lo so che vi stavate chiedendo: cosa sta facendo Elena dall’altra parte dell’oceano, perche’ non si fa sentire? Aspettavo solo l’occasione giusta. E l’ho trovata: la rassegna cinematografica “Open Roads. New Italian Cinema”.
Per l’ottavo anno consecutivo, infatti, New York apre le porte al cinema italiano. Il centro culturale piu’ importante della Grande Mela, il Lincoln Center, ospita per una settimana una rassegna che raccoglie film italiani di recente produzione che si sono distinti per aver portato innovazione ed per aver esplorato nuovi generi narrativi.
In questi 8 anni sono stati proiettati piu’ di 150 film italiani, tutti con una grandissimo riscontro di pubblico. Orgogliosi di presentare le propri opere sono venuti a farsi conoscere al pubblico newyorkese alcuni dei nostri piu’ promettenti e affermati registi e attori che ho avuto la grande opportunita’ di intervistare. Quindi “stay tuned” perche’ presto arriveranno le interviste a Fabrizio Gifuni, Jasmine Trinca, Gianni Zanasi (regista di “Non pensarci”), Davide Marengo (regista di “Notturno Bus”), Ferzan Ozpetek, Silvio Soldini e Andrea Molaioli (regista di “La ragazza del lago”). A lato della rassegna saranno messe in mostra le foto di scena che hanno partecipato al concorso CliCiak: Photos from Italian Cinema.

La manifestazione si e’ aperta ieri sera al Walter Reade Theater con una festa per la proiezione del film di Silvio Soldini “Giorni e nuvole”. Il regista ha comunicato agli spettatori che il film verra’ distribuito negli Stati Uniti a partire dall’11 di luglio. Un grandissimo riconoscimento che aveva gia’ ottenuto nel 2001 con “Pane e Tulipani” soprattutto se si considera che solo una bassissima percentuale dei film in circolazione negli Stati Uniti sono di produzione straniera. I film in cartellone sono 13 e i biglietti per molte proiezioni sono gia’ completamente esauriti. Dimostrazione che i newyorkesi sono innamorati del cinema italiano e vogliono scoprire nuovi autori e nuove storie. I registi che hanno accompagnato i loro film mi hanno tutti confessato che non vedono l’ora di entrare di nascosto al cinema e spiare la reazione del pubblico americano nei confronti del proprio film. Ma considerando che staranno nella grande mela solo qualche giorno hanno anche l'intenzione di buttarsi a capofitto nella frenesia della citta’ che non dorme mai e, chi lo sa, magari avranno l’ispirazione per il prossimo film!!

My dear Rosa Shokking people,
here I am again, in New York attending a film festival! The Film Society of Lincoln center for the eighth year in a row hosts “Open Roads. New Italian Cinema”. A series of screenings of recent Italian movies that have “broken away from old models and genres” and have shown a spirit of independence. Many acclaimed and promising Italian directors have come to town to present their movies and I had the great opportunity to meet few of them, so stay tuned to listen to their interviews.
The festival opened yesterday night with a reception for the screening of the movie “Days and Clouds” directed by Silvio Soldini. The director himself communicated to the audience that the film will open in the United States on the 11th of July.
It is a tremendous feat that this is Soldini’s second film premiering in the US (the first was Bread & Tulips) given that a very low percentage of foreign movies get distribution in the States. Many of the Open Roads’ screenings are already sold out, showing the great interest New York viewers have for Italian movies. All the directors I met actually told me that they can’t wait to spy on the American audience watching their movies and analyze its reaction. Of course they also can’t wait to visit the city that never sleeps and who knows, maybe they’ll have the inspiration for their next movie!!

venerdì 2 maggio 2008

DAL TRIBECA FILM FESTIVAL/ Vincitrici

di Elena Maria Manzini da New York

Carissimi lettori Rosa Shokking,
con mio grande dispiacere (mi stavo divertendo un sacco!!) siamo arrivati alle fasi finali. Ieri sera alla Filmmaker Louge sono stati annunciati i vincitori del Tribeca Film Festival 2008 e in totale sono stati distribuiti premi in denaro per 150,000 $ e le 13 opere d’arte messe a disposizione da famosi artisti newyorkesi.
Chi altri poteva vincere il premio di 25,000 $ come Miglior Documentario se non il film “Pray the Devil Back to Hell” girato da Gini Reticker sul gruppo di donne liberiane che hanno dato una svolta alla guerra nel loro paese e hanno rimandato il diavolo in persona, il presidente Charles Taylor, all’inferno con le loro preghiere? La giuria ha cosi’ commentato il premio “Le donne della Liberia ci hanno mostrato come la comunita’, l’amore materno e la perseveranza possono cambiare il destino della societa’. Pray the Devil Back to Hell ci ricorda che abbiamo il potere di dire Basta alle atrocita’ del mondo”. La regista e la produttrice hanno ricevuto anche l’opera d’arte “Liza Minelli” di Timothy White dalle mani di Robert De Niro che ha anche insistito per essere il cavaliere della presindetessa della Liberia Ellen Sileaf venuta a presenziare la prima del film del 30 aprile! Un trionfo Rosa Shokking!
Il premio come miglior regista di un documentario e’ andato a Carlos Carcas per il film “Old man Bebo” girato sulla vita del musicista cubano Bebo Valdes.
E per dare un’altra botta di ottimismo alle donne filmmaker il premio “New York LOVES Film” e’ stato assegnato alla regista Daniela Zanzotto per il documentario “Zoned In” su 8 anni di vita di un giovane ragazzo di colore partito dal ghetto per andare all’universita’ come studente e tornato al ghetto come insegnante. La regista ha ricevuto anche l‘opera d’arte “Table Odeon” dell’artista Donna Ferrato.
Insomma, i premi della giuria per i documentari hanno riconosciuto la particolare sensibilita’ delle registe donne nel raccontare storie di normale eroismo o soltanto eroicamente normali!
Vi starete chiedendo: e i lungomentraggi di narrativa? Devo ammettere che le mie scelte in questi giorni non sono state azzeccate e non ho visto i film che hanno vinto, fortunatamente ci sono ancora tre giorni di proiezioni e vi faro’ sapere al piu’ presto! Nel frattempo potete sempre andare a scoprire i vincitori sul sito www.tribecafilmfestival.org.
A prestissimo.


My dearest Rosa Shokking people,
Yesterday night at the Filmmaker Lounge were announced the winners of the 2008 Tribeca Film Festival. The festival is almost over and it’s a shame for me because I was having so much fun…
The award for Best Documentary Feature was assigned to “Pray the Devil Back to Hell” directed by Gini Reticker on the story of Liberian women that changed the course of the war in their country and sent the devil himself, president Charles Taylor, back to hell with their prayers. The comment of the jury was the following “In a relentless pursuit of peace, the women of Liberia show us how community, motherly love and perseverance can change the fate of a society. Pray the Devil Back to Hell is a reminder that we have the power to say “Enough!” to the atrocities of our world.” The director and the producer Abigail Disney received $25,000 cash and the art award “Liza Minnelli,” created by Timothy White, directly from the hands of Robert De Niro that has also been the “date” of Liberian president Ellen Sirleaf to the premiere of the movie on April 30.
To give a shot of optimism to female filmmakers the director Daniela Zanzotto received the award “New York LOVES Film” for the documentary “Zoned in” shot in 8 years on the experience of a young colored boy that left the ghetto to go to University as student and decided to go back to the ghetto as teacher. She also received the art award “Table Odeon,” created by Donna Ferrato
The award for best documentary director went to Carlos Carcas for the movie “Old Man Bebo”
I know you are wondering what about the Narrative Feature? I have to admit I have not seen the movies that won, but I still have three days of screenings, I’ll let you know as soon as possible! In the meanwhile you can always check on the winners on the website www.tribecafilmfestival.org

mercoledì 30 aprile 2008

DAL TRIBECA FILM FESTIVAL/ Molte novita'!!!

di Elena Maria Manzini da New York

Cari lettori Rosa Shokking,
eccomi di ritorno dopo due giorni intensissimi in cui ho guardato ben 7 film, ho partecipato alla prima del documentario sul Dalai Lama e al concerto improvvisato dal rapper Emmanuel Jal per "War Child", ho seguito attentamente la classifica del film piu’ amato dal pubblico e mi sono infilata nella vip lounge del Tenjune, il locale piu’ hot di New York....Ok, una cosa alla volta!
Prima di tutto i film: di tutti gli screening a cui ho partecipato in questi due giorni, fra documentari, film d’animazione e lungometraggi, meritano una menzione il film francese “57,000 km between us” e il film cinese “Lost. Indulgence” entrambi in concorso per il miglior lungometraggio. Il primo girato dalla regista francese Delphine Kreuter segue le vicende di una ragazzina che vive di un mondo di videoblog e amicizie virtuali: la webcam rappresenta infatti il suo rifugio da una madre che vive in adorazione del nuovo compagno e dal padre travestito. Il film cinese racconta sempre di un adolescente, questa volta un ragazzo, che deve riprendersi dalla scoparsa del padre, tassista, a causa di un incidente. Nel taxi si trovava anche una passeggera che riporta gravissime lesioni ad una gamba e la madre del giovane decide di prenderla in casa con se’ e curarla personalmente.
I Red Carpet di lunedi' si sono ampiamente compensati. Il primo e’ stato un semifallimento perche’ Richard Gere, annunciato da giorni, non si e’ fatto vedere alla prima del documentario sulla conferenza tenuta dal Dalai Lama a New York. Il secondo invece si e’ rivelato una meravigliosa sorpresa quando alla premiere di War Child, un documentario sulla storia di Emmanuel Jal un ex bambino soldato sudanese diventato un famoso rapper, l'artista ha deciso di esibirsi per il pubblico. E devo dire che oltre ad avere una storia straordinaria e ad essere un musicista di grande talento e’ anche un gran bel ragazzo!!
Sono molto orgogliosa di annunciarvi che il mio film preferito fino a questo momento, e di cui vi ho raccontato profusamente tre giorni fa, “Pray the devil back to hell” e' al primo posto per il premio del pubblico: 25,000 $ offerti da “Cadillac”.
Lo stesso sponsor ha anche organizzato la festa per la prima del film “War Inc.” interpretato da John Cusack, Marisa Tomei e Hilary Duff e cosa poteva fare la vostra perfetta inviata Rosa Shokking se non entrare alla festa, farsi dare il pass per la vip lounge e ballare tutta la notte fra le star di hollywood? E’ un duro lavoro, ma qualcuno deve farlo!!!

Dear Rosa Shokking people,
here I am back from two very intense days where I watched 7 movies, participated to the premieres of two documentaries, one on the Dalai Lama’s conference in New York and the other on the former child soldier and now famous rapper Emmanuel Jal, I've followed closely the Cadillac Audience Choice Award and entered the VIP lounge of Tenjune, the hottest club in New York...Ok, one thing at a time.
First of all the movies. Two of them deserve to be remembered: “57,000 km between us” and “Lost. Indulgence” both in competition as best world narrative feature. The first one tells the story of a young girl that prefers to deal with a webcam and online “complicated” friends than with a transvestite father and a remarried mother. The second one talks about a young boy coping with his father disappearance and the relationship that he and his mother have with the woman that saw him alive last.
Red Carpet I went to compensated themselves beautifully. The first one for the Dalai Lama documentary was a failure because the expected Richard Gere did not show up and the second one a blast because Emmanuel Jal decided to sing a cappella for the audience.
The Cadillac Award: the Audience choice for best feature film at the moment would go to my favorite movie up to now, and you must have guessed I loved it since I told you all about it few days ago: “Pray the devil back to hell”.
The same sponsor threw a great party at Tenjune for the premiere of the movie “War Inc.” starring John Cusack, Marisa Tomei and Hilary Duff. Since I’m a very committed editor I could not do anything else than go to the party, enter VIP lounge and dance with movie stars all night!! I know it’s a tough job, but somebody has to do it...

lunedì 28 aprile 2008

DAL TRIBECA FILM FESTIVAL/ Lioness e Zoned In

di Elena Maria Manzini da New York
Cari lettori Rosa Shokking,
continua la mia avventura newyorkese al Tribeca Film Festival, alle 10 precise mi sono trovata davanti a 5 soldatesse dell’esercito americano. No, non era un plotone di esecuzione! Era la conferenza stampa del documentario “Lioness”. Il documentario rivela l’esistenza di un programma dell’esercito statunitense in Iraq che impiega le donne in combattimento in prima linea alle spalle dei soldati uomini allo scopo di calmare e perquisire donne e bambini. A causa delle gravi condizioni in cui si sono trovate le truppe dall’inizio della guerra, pero’, le soldatesse hanno dovuto partecipare a scontri a fuoco combattendo a fianco degli uomini, non alle loro spalle. Purtroppo, per il primo gruppo, la situazione e’ stata veramente difficile da sostenere perche’ il loro addestramento risultava essere insufficiente. Sicuramente starete pensando la stessa cosa che mi sono chiesta io: ma in tutti i film americani ci sono donne combattenti in prima linea, e’ tutta finzione? Ebbene si’, in realta’ le regole di ingaggio dell’esercito non prevedono che le donne partecipino agli scontri a fuoco, devono ricoprire solo ruoli di supporto. L’Iraq e’ un’eccezione che il governo preferiva tenere sotto silenzio. Le soldatesse presenti alla conferenza stampa hanno voluto sottolineare che la motivazione per cui hanno partecipato al documentario e’ solo quella di condividere la loro esperienza. L’anno di servizio in Iraq non ha per nulla intaccato la loro dedizione e l’orgoglio che provano a fare parte dell’esercito. Naturalmente per tutto quello che ha che fare con donne che giocano ruoli attivi in situazioni di emergenza (vedi il post di ieri) nessuno ne parla tranne le documentiariste (donne) che hanno girato questo film.
Sulla scia dell’orgoglio patriottico sono andata a vedere anche il documentario “Zoned in” proiettato nella sezione Discovery e girato dalla regista di origine italiana Daniela Zanzotto. Il film segue per otto anni un ragazzo di colore di un ghetto del Bronx, padre a 15 anni e con due fratelli in prigione, che riesce ad essere ammesso alla prestigiosa Brown University e a diventare un insegnante in una scuola del suo quartiere d’origine.
Vi sembra che io vada a vedere solo documentari? E’ vero, mi ero infatti ripromessa di guardare i film che avessere un soggetto femminile e quelli che fossero girati da registe donne (su 143 registi, le donne sono 18) e la maggior parte sono dei documentari. Non so che conclusioni trarre quindi lascio a voi le speculazioni!!
Domani vado a vedere anche un lungometraggio, anzi due...

Dear Rosa Shokking people,
at 10 am sharp I was in front of 5 women soldiers of the US Army. No, it wasn’t a firing squad. It was the press conference of the documentary “Lioness”. The movie reveals the existence of a program of the US Army in Iraq that deploys women into direct ground combat behind men soldiers in order to calm and search women and children. From the very beginning, war conditions in Iraq forced them to participate directly in firefights beside men and not behind them in violation of US policy on military engagements. Unfortunately, the first group lacked the training they needed to feel prepared for such occurrence. The women soldiers present to the press conference underlined that they decided to be interviewed in the documentary only because they thought important to share their experience. The year they served in Iraq that did not undermine the pride they feel to be part of the Army. Of course, as everything else that concerns women having an active role in emergency situations (take a look at yesterday's post) that story has been kept untold until the directors (two women) decided to shoot a movie about it.
Feeling very patriotic myself I hurried to the screening of the documentary “Zone in” written and directed by the Italian filmmaker Daniela Zanzotto. The camera follows for eight years a young colored man, father at 15 and with two older brothers in jail, starting from his senior year in high school in South Bronx, obtaining a full scholarship for Brown University and becoming a teacher in a high school back in South Bronx.
Ok, I know it seems like I’m watching only documentaries! Tomorrow I have different plans.

domenica 27 aprile 2008

DAL TRIBECA FILM FESTIVAL/Pray the devil back to hell

di Elena Maria Manzini da New York

Cari lettori Rosa Shokking,
che giornata! Ho fatto una scoperta che mi ha dimostrato quanto la determinazione e la forza di un gruppo di donne possa cambiare il corso della storia. Il documentario che mi ha aperto gli occhi si intitola “Pray the devil back to hell” (Con la preghiera rimandate il diavolo all’inferno) ed e’ stato girato dalla talentuosissima regista Gini Reticker. Nel 2001 in Liberia, dopo 10 anni di guerra civile, un gruppo di donne cristiane e mussulmane ha deciso di mobilitarsi per costringere il sanguinario presidente Charles Taylor (il diavolo) e i signori della guerra che lo volevano rimpiazzare, e che nel frattempo stavano depredando il paese, a riunirsi per una conferenza di pace. La loro divisa era una semplice T-shirt bianca, il loro slogan “Vogliamo la pace. Non piu’ guerra”, la loro motivazione l’amore per il loro paese dissanguato dalla guerra e per il loro figli che non avevano un futuro sicuro. Queste donne sono riuscite nel loro intento, nel 2003 la conferenza di pace si e’ riunita, Charles Taylor ha abbandonato il paese e ora e’ perseguito per crimini contro l’umanita’, i bambini soldato sono stati disarmati e in Liberia e’ stata eletta la prima capo di stato donna della storia dell’Africa, Ellen Johnson Sirleaf.
Ed e’ una storia vera! E nessuno di noi ne ha mai saputo nulla!
Durante la conferenza stampa non ho potuto fare a meno di chiedere alla regista e a Leymah Gbowee, la portavoce di questo movimento, come fosse possibile che questa ispirante dimostrazione di coraggio sia passata sotto silenzio. Per la stampa, mi hanno risposto, quelle donne non avevano forza politica rappresentavano SOLTANTO la coscienza del paese.
Gli uomini che fanno la guerra popolano i giornali e le donne che fanno la pace rappresentano soltanto la coscienza del paese per questo possono essere dimenticate.
Non so se questo documentario trovera’ mai una forma di distribuzione in Italia, ma io so che non dimentichero’ mai la forza di queste donne e dopo che avrete visto anche soltanto il trailer sono sicura che non la dimenticherete neanche voi.
Chissa’ quali altre sorprese ci riserva il Tribeca Film Festival.



Dear Rosa Shokking people,
what a day! I found out a piece of news that proved me how the history of the world can be changed by the determination and the strength of a group of women. The documentary that opened my eyes is “Pray the devil back to hell” shot by the very talented director Gini Reticker. In 2001 in Liberia, after 10 years of civil war, a group of Christian and Muslim women decided to start protesting in order to convince the bloody president Charles Taylor (the devil) and the warlords that wanted to take his place to meet in a peace talk. Their uniform was a white T-shirt, their slogan “We want peace. No more war”, their drive the love for their country and for their children that had a hopeless future ahead. These women accomplished their mission, in 2003 the peace conference was opened, Charles Taylor abandoned the country and now he has been prosecuted for crimes against humanity, child soldiers have been disarmed and Ellen Johnson Sirleaf has been elected the first female head of state of all Africa.
And it’s a real story! And none of us has ever heard anything about it!
During a round table with the director, the producer and Leymah Gbowee, the spokesperson of the movement, I could not help asking how it is possible that such an inspiring act of courage has been kept untold up to now. The media, they answered, did not give those women credit because they represented JUST the conscience of the country.
Men that make war are all over the news, women that make peace are just the conscience of the country and can be forgotten.
Well, I can only hope that this beautiful movie will have the largest distribution, but in the meanwhile I know that I’ll never forget those women and their strength and I’m sure that as soon as you watched the trailer of the film you won’t forget them either.
I can’t wait to find out what surprise Tribeca Film Festival will prepare for us next!

venerdì 25 aprile 2008

DAL TRIBECA FILM FESTIVAL/I love Madonna

di Elena Maria Manzini da New York

Cari lettori Rosa Shokking,
stamattina, armata di pass e occhiali swarovskati (grazie Laura!!), sono partita alla conquista del Tribeca Film Festival e ho scelto come primo film il documentario “Playing” del brasiliano Eduardo Coutinho. Una sedia su un palco teatrale, la telecamera che inquadra in primo piano sei donne che raccontano la loro storia e altrettante attrici che la reinterpretano. Il risultato e’ magico perche’ spesso attrici e intervistate si identificano talmente che e’ impossibile capire chi racconta e chi interpreta.
Dopo aver visto anche il mediocre e disturbante, a causa di una scena di sesso incestuoso fin troppo esplicita, “Savage Grace” interpretato da una sempre brava Julianne Moore sono finalmente giunta al culmine della giornata.
Ore 6.15 del pomeriggio Madonna calca il tappeto rosso! Appena mi sono ripresa dallo shock di averla vista dal vivo a meno di dieci metri di distanza (ho una passione malsana per questa donna dall’eta’ di 8 anni) ho potuto apprezzare il documentario che ha scritto e prodotto sulla gravissima condizione degli orfani dell’AIDS in Malawi. Il film e’ un po’ confuso per quanto riguarda la continuita’ della trama, ma molto toccante e soprattutto ha il grande valore aggiunto di portare l’attenzione mediatica che insegue Madonna in un paese africano totalmente dimenticato. Il titolo del documentario “I am because we are” traduce un motto africano che significa “io trovo la mia definizione nell’esistenza degli altri” ovvero tutti condividiamo lo stesso pianeta e non dovremmo ignorare chi ha bisogno di aiuto. In attesa che il film venga distribuito vi consiglio di visitare il sito www.iambecauseweare.com.
Dopo Madonna, vi avevo promesso anche Michael Jackson... Ebbene al drive in del Tribeca e’ stato proiettato il video della canzone Thriller alla presenza del regista John Landis che ha svelato alcuni trucchi nel making-of. La serata e’ continuata con una lezione di Thriller dance, la competizione per il miglior zombie e musica pop-rock anni ’80!
A domani con una giornata tutta italiana...

Dear Rosa Shokking people,
this morning I walked in my first Tribeca Film Festival screening: the Brazilian documentary “Playing”. The director Eduardo Coutinho interviewed six women and had also professional actresses act their stories. In the movie it becomes so difficult to say who is telling and who is playing that the two levels of reality and fiction get mixed up with a magical result.
After watching a very unmemorable “Savage Grace” starring Julianne Moore I finally got to the apex of the day.
6.15 pm Madonna walks on the red carpet. As soon as I got back to my senses I had the opportunity to watch the documentary she wrote and produced on the desperate situation of AIDS orphans in Malawi. The movie is a little bit confused as far as plot, but it’s very moving and brings the spotlight following Madonna on a country unknown to most people. The title of the movie “I am because we are” comes from an African motto and means “I cannot be defined without you” or else we all share the same planet and should care about each other. Waiting for the film to be distributed please visit the website www.iambecauseweare.com.
Madonna could not be followed by anyone else than Michael Jackson. The Tribeca drive in played the video of the song Thriller, showing also the Making of presented by the director John Landis, and then transformed itself in a cool zombie disco!
See you tomorrow for an all Italian day..

giovedì 24 aprile 2008

DAL TRIBECA FILM FESTIVAL/Baby Mama

di Elena Maria Manzini da New York

Cari lettori Rosa Shokking,
eccoci finalmente all’apertura del Tribeca Film Festival!

Naturalmente da brava inviata Rosa Shokking dopo aver preso il mitico Press Pass mi sono lanciata all’esplorazione dei vari luoghi di ritrovo del festival. Ho scoperto che in perfetto stile newyorkese ogni luogo nasconde una sorpresa: nella Filmmaker Lounge ho trovato una mostra di opere d’arte che saranno date in premio a 13 registi alla fine del festival e nel famoso Tribeca Cinemas mi sono infilata alla proiezione di un documentario sui suoni e colori di New York intitolato Empire II, interessante perche’ ispirato al documentario Empire, della durata di 8 ore, girato da Andy Warhol sulla sua (e nostra..) citta’ preferita.
Alle 6 del pomeriggio come tradizione vuole, il festival si e’ aperto con una prima di un film non in concorso, la commedia Baby Mama interpretato da due attrici, Tina Fey e Amy Poehler, famosissime negli Stati Uniti perche’ comiche del Saturday Night Live. Baby Mama narra di una donna in carriera single che si accorge a 37 di volere un figlio, senza averne la possibilita’ perche’ virtualmente sterile, decide di assoldare una mamma surrogata e si trovera’ costretta ad ospitarla nel suo appartamento. Scusate se insisto, ma il festival non si poteva aprire in modo piu’ Rosa Shokking, finalmente un film con protagoniste donne, soprattutto nel genere commedia dove la maggior parte dei mattatori sono uomini, e che tratta una tematica prettamente femminile.
A domani, miei cari, con nuove avveture newyorkesi. Non voglio anticipare nulla, butto solo li’ un paio di nomi: Madonna e Michael Jackson.

Dear Rosa Shokking people,
here we are at the opening of the Tribeca Film Festival!
After getting my Press Pass, I decided to start exploring the venues of the festival. I found out that, being in New York, everything can hide a surprise: in the Filmmaker Lounge I discovered a very interesting art gallery and at Tribeca Cinemas I went to the screening of the documentary Empire II, inspired to the 8-hour long film Empire shot by Andy Warhol to celebrate his (and our..) favorite city: New York!!
The festival opened at 6 pm with the premiere of the comedy Baby Mama. Tina Fey and Amy Poelher star in a movie telling the story of the single businesswoman that finds out to be unable to give birth and decides to hire a surrogate mother. The comedy kicks when the two are forced to share the apartment. Finally an all women, cast and topic, movie: truly Hot Pink.
Stay tuned, my dearest, for new adventures.

lunedì 21 aprile 2008

DAL TRIBECA FILM FESTIVAL/Presentazioni

di Elena Maria Manzini da New York

Cari lettori Rosa Shokking,
lasciate che mi presenti, mi chiamo Elena e per le prossime due settimane saro’ la vostra inviata al Tribeca Film Festival di New York.
Il Tribeca Film Festival e’ stato fondato nel 2002 da Robert De Niro e dalla produttrice Jane Rosenthal allo scopo di rivitalizzare la zona sud di Manhattan colpita moralmente ed economicamente dagli attentati terroristici del 11 settembre 2001.
TriBeCa e’ l’abbreviazione di Triangle Below Canal Street (Triangolo al di sotto di Canal Street) e il festival si svolgera’ in cinque diversi cinema del quartiere, negli auditori dell’Universita’ di New York e anche per strada. Infatti, saranno collegate al festival iniziative come proiezioni in un drive in, una fiera di strada che l’anno scorso ha richiamato 250.000 persone e un evento sportivo sponsorizzato dal canale televisivo ESPN.
I lungometraggi in concorso in due diverse categorie (narrativa e documentari) sono 24 e i cortometraggi 79, l’Italia sara’ rappresentata dal film Caos Calmo di Antonello Grimaldi. In totale saranno proiettati 120 film includendo le prime internazionali di film a larga distribuzione ed un vasto numero di lavori di autori e registi emergenti nelle sezioni Discovery ed Encounter. A lato del festival si terranno anche conferenze e panels durante i quali il pubblico potra’ incontrare e scambiare idee con registi, attori e sceneggiatori di fama mondiale. Si aspettano sul red carpet celebrita’ come Robert De Niro, Madonna, Isabella Rossellini, Julianne Moore, John Cusack e Meryl Streep.
Che dite, vi sembra interessante? La serata di apertura ufficiale del festival sara’ mercoledi’ 23 aprile, tenete quindi d’occhio le news a partire dal 24 perche’ la vostra inviata Rosa Shokking vi raccontera’ giorno per giorno come procede il festival!!
Domande, commenti, suggerimenti sono i benvenuti! Se siete appassionati di cinema e volete sapere tutto sui film in concorso potete visitare il sito www.tribecafilmfestival.org.
Un’ultima cosa, avete notato di che colore e’ il logo del festival? Rosa Shokking, naturalmente!

sabato 27 ottobre 2007

Georges-Pierre Seurat al MOMA

di Giusi Binetti
da New York

Sono al Modern Art Museum di New York e visito, in anteprima, la mostra dedicata a Seurat. Emozionante sfogliare i piccoli album che contengono i primi schizzi giovanili tracciati a matita, i primi profili, i paesaggi abbozzati, un dettaglio, un viso,un cappello a tuba.

La produzione dei primi anni è caratterizzata dall’uso della grafite, del carboncino, del pastello a cera con i quali Seurat esprime i chiaroscuri, lo sfumato dalle mille tonalità di grigio e di nero, nella ricerca continua dei contrasti, ricchi e mutevoli, del gioco della luce che filtra dalle ombre che, solo apparentemente indistinte, rivelano figure assorte, dalla immobilità piena di mistero e carica di significati. Bellissimi i ritratti del volto della madre che ricama e particolarmente ricchi di suggestioni gli scorci dei Café-Chantant.


Dopo due anni di lavoro, nel 1886, Seurat termina Una domenica pomeriggio sull’isola della Grand Jatte : prima opera rivoluzionaria per tecnica e contenuti. L’artista ritrae persone di ogni ceto sociale, dalla famigliola alle coquettes, durante le frequentazioni domenicali sulle rive della Senna.
Con questa opera nasce il Puntinismo, tecnica pittorica con la quale l’artista non si accontenta di dipingere la tela con pennellate di colore, ma, anzi, scompone il colore in mille puntini che accosta gli uni agli altri con piccoli tocchi sapienti che l’occhio dell’osservatore ricompone come un insieme composito fatto di mille sfumature uniche e irripetibili.
Non immaginava, Seurat, che il Puntinismo sarebbe stato preludio a quella magnifica espressione artistica che fu l’Impressionismo.

domenica 21 ottobre 2007

TORRI GEMELLE- si indaga ancora?

di Virginia Fiume

New York. Un assolato sabato pomeriggio.
Nel fiume di turisti e newyorchesi che si affollano intorno al fu World Trade Center si aggirano alcuni ragazzi.
Indossano una maglietta nera con scritto

"9/11 Demand an investigation- wwww.wearechange.org"

Sostengono che gli attentati alle Torri Gemelle siano stati un internal job dell'amministrazione Bush. E distribuiscono materiale informativo, dettagliato.

E chiedono una nuova indipendente indagine.

www.911blogger.com www.coopearativeresearch.org

www.911research.com www.infowars.com

www.wtc7.net www.pilotsfor911truth.org

Non ho ancora avuto modo di indagare, ma è quanto meno curioso che a distanza di sei anni ci sia ancora qualcuno che passa i sabati pomeriggio a denunciare un complotto...
chissà.