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venerdì 28 marzo 2008

Simboli/ il Movimento Giovani Poeti d'Azione

di Virginia Fiume


"La rivoluzione è un atto linguistico".
Una delle frasi chiave del Manifesto del 2006 del Movimento dei Giovani Poeti d'Azione. Uno dei simboli depositati presso il Ministero dell'Interno anche in occasione di questa tornata elettorale.



L'ultimo aggiornamento del sito internet www.poetidazione.it risale appunto al 2006, ma si può essere sicuri che la produzione culturale e letteraria del Movimento, nato nel 1996 per opera di Alessandro D'Agostini e Alessandro Perrotta, non si sia esaurita.

Si definiscono l'unica avanguardia esistente in Italia. Già nel manifesto del 1996 si davano come obiettivo personale quello di pubblicare un'antologia con una grande casa editrice.
Ma si davano anche un obiettivo politico: "abolire la concezione borghese dell'arte che la vuole collocata in una nicchia ultra specialistica e destinata a fruitori- cultori altrettanto specializzati e feticisti".

Di fatto, si legge tra le righe- centinaia di righe- di manifesti e punti programmatici un desiderio di essere nella realtà con un'azione trasformatrice che nel luogo comune viene negata alla cultura e alla poesia.

I "giovani poeti d'azione" hanno una parola per tutti i critici e i letterati http://www.poetidazione.it/poeti_critici_contemporanei.htm
E soprattutto rivelano i loro piani d'azione solo con chi a loro si palesa.

Parlare di poeti, di giovani, di azione, mi ha riportato in mente il Professor Keating, Robin Williams nella sua interpretazione de "L'Attimo fuggente" e una frase: "Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo".



Il manifesto del 1996 qui

I punti programmatici fondamentali del 1996 qui

Azioni:
Illegal Art Show qui

Al G8 qui

Internet e Censura: violenza sessuale e libertà su internet qui

martedì 4 marzo 2008

Un flash sul Caucaso

Il Caucaso è qui:



Alcuni, anzi molti date le percentuali, degli abitanti delle regioni caucasiche come la Cecenia o l'Inguscezia, domenica sono andati a votare. E probabilmente hanno votato per Dmitry Medvedev



Con il 70 % dei voti è diventato il nuovo Presidente della Federazione Russa.

Murad Gasaev è un cittadino russo, della provincia di Inguscezia.
Il Comitato per la Pace nel Caucaso, Peace Link, Memorial. Amnesty International stanno cercando di attirare l'attenzione internazionale sul suo caso, per evitargli che la Spagna che lo ospita conceda l'estradizione.

In Italia l'articolo della Costituzione che fa riferimento all'estradizione è il numero 25, in cui si dice che non può essere concessa per reati politici. Si tratta di un articolo convenzionale, derivante dall Convenzione europea per per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti.
E' quindi molto probabile che anche la costituzione spagnola contenga un articolo del genere.
Ma le autorità spagnole sembrano intenzionate a concedere l'estradizione per Gasaev.

Data la situazione politica della Cecenia e dell'Inguscezia non ci sono gli elementi per capire se Gasaev è un "terrorista" o un innocente. Ma so che il suo paese è un paese dove il presidente viene eletto con il 70 % dei voti e pochissimi controlli da parte della comunità internazionale. E che il giorno successivo alle elezioni ci sono state manifestazioni di piazza con qualche migliaia di persone. per esprimere il dissenso.

E so anche che l'altra sera alla presentazione del libro della giornalista cecena Milena Torleva ho sentito per la prima volta nella mia vita l'espressione "fabbrica dei processi". E non era su un libro di storia o nel diario di Anna Frank.

"qualcuno, soprattutto giovane, sparisce per qualche settimana. Non si sa dov'è per sette, dieci giorni, poi torna. Avendo firmato documenti in cui confessa di aver commesso certi reati.
Inizia il processo."


Ho sentito la frase due volte. Una volta in francese e una volta dalla voce della traduttrice. Mi è rimasta bene in testa.

Il Comitato per la Pace nel Caucaso ha scritto una lettera a tutti i parlamentari europei sul Caso GAsaev:

Onorevole XY,



La contattiamo per richiamare la Sua attenzione sul caso di Murad Gasaev, un cittadino dell'Inguscezia (repubblica russa del Caucaso del Nord) che la Spagna sta ingiustamente estradando verso la Russia, dove rischia di essere sottoposto a tortura. Come ben sa, l'espulsione verso paesi che notoriamente praticano la tortura come mezzo per estorcere finte "confessioni" in tribunale è in contrasto con la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti che anche la Spagna ha sottoscritto e che è in vigore dal 1989. Amnesty International ha già lanciato un appello urgente e organizzato una raccolta firme. Sono scesi in campo in favore di Murad Gasaev nomi illustri nel campo della difesa dei diritti umani: oltre ad Amnesty International si sono mobilitati Gannushkina, Orlov, l'ufficio Memorial di Nazran, la International Helsinki Federation. Tutto quest'impegno non è stato sufficiente. Murad Gasaev è stato processato e dichiarato colpevole. Anche il ricorso a Strasburgo ha avuto esito negativo, perché sono state revocate le misure cautelative che impedivano l'estradizione. Questo è quanto riportatoci direttamente dall'avvocato difensore e dal noto difensore per i diritti umani Said Emin Ibragimov, che ha monitorato quanto avvenuto a Strasburgo.



Le chiediamo di volersi adoperare per attirare l'attenzione delle istituzioni europee e della stampa internazionale su un caso che, qualora si dovesse concludere con l'estrazione di Murad Gasaev verso la Federazione Russa, si risolverebbe in un'amara e vergognosa ingiustizia, che, al di là della tragedia individuale, potrebbe rivelarsi foriera di conseguenze nefaste per quanti, soprattutto nel Caucaso del Nord, ripongono le loro speranze di giustizia nelle istituzioni e negli organismi internazionali, attendendo che l'Europa civile e democratica dia un segnale chiaro che la loro fiducia non è riposta invano.



Confidiamo pertanto in una sua veloce e risoluta presa di posizione!



Cordiali saluti,



Comitato per la Pace nel Caucaso.



Mentre l'Unione Europea nel giorno successivo alle elezioni si congratula con il nuovo presidente a me continua a risuonare in mente l'ultima frase della lettera:


un'amara e vergognosa ingiustizia, che, al di là della tragedia individuale, potrebbe rivelarsi foriera di conseguenze nefaste per quanti, soprattutto nel Caucaso del Nord, ripongono le loro speranze di giustizia nelle istituzioni e negli organismi internazionali, attendendo che l'Europa civile e democratica dia un segnale chiaro che la loro fiducia non è riposta invano.


Non si può solo congratularsi e continuare a comprare il gas.




Unione Europea e politica energetica
qui

Gli appelli del comitato per la pace nel caucaso

Per una breve sintesi in italiano veda il breve articolo di Vittorio Moccia: http://www.peacelink.it/pace/a/25291.html .



Per una descrizione più dettagliata da un appello urgente di Amnesty International in inglese o spagnolo rispettivamente:



http://www.amnestyusa.org/actioncenter/actions/uaa04708.pdf


http://www.es.amnesty.org/uploads/media/Accion_Urgente.pdf

domenica 2 marzo 2008

ELEZIONI BULGARE IN RUSSIA

di Virginia Fiume


Oggi i cittadini russi andranno a votare per eleggere il Presidente.
Il Candidato del partito "Russia Unita" è Dimitrij Medvedev, designato da Putin stesso come suo successore.

Gli altri candidati saranno il leader comunista Zyvganov, l'ultranazionalista Zhirinovskij e il gran maestro della Massoneria Bogdanov.
Il più acceso avversario politico di Putin, l'ex campione di scacchi Kasparov, ha deciso di non presentarsi alle elezioni, considerandole una farsa.

E in effetti è probabile che non abbia tutti i torti: da settimane i governatori sono impegnati a garantire percentuali ben precise al partito Russia Unita, ci sono datori di lavoro che ricattano i dipendenti, giovani teste calde che vengono mandate a compiere "terapeutici" viaggi di formazione in Siberia, studenti "agitatori" pagati per andare a pescare gli elettori casa per casa e accompagnarli ai loro seggi elettorali.

E non bisogna dimenticare le percentuali che è proprio il caso di definire bulgare con cui il partito di Vladimir Putin si è aggiudicato le elezioni legislative di dicembre. In Cecenia l'affluenza è stata del 99% della popolazione, identica ai voti espressi per Putin.

Strano che questo sia avvenuto proprio nella terra della guerra tra il Cremlino e un popolo desideroso di indipendenza.

Martedì sera a Milano la giornalista cecena Milena Torleva presentando il suo libro "Ho danzato sulle rovine" parlava di un popolo ormai quasi ridotto al silenzio, stanco, fiaccato, impegnato nella ricostruzione di un paese completamente devastato da due guerre che hanno acquisito i contorni di un vero e proprio genocidio.
Genocidio che per altro viene dimenticato dalla comunità internazionale.
La libertà della Cecenia è strettamente collegata allo stato della democrazia in Russia. La Torleva, 28 anni, ma uno sguardo consumato dalla storia, l'ha detto chiaramente: "Affinchè la situazione cambi è necessario che cambi l'intera politica".

Queste elezioni non saranno controllate dagli osservatori dell'Ocse ma solo da alcuni parlamentari europei.

C'è una piccola possibilità che il nuovo presidente intraprenda un nuovo corso democratico per la Russia. Lui che non è cresciuto alla scuola del KGB, lui che ha promesso le liberalizzazioni, lui che con la promessa di non creare sovrapposizioni tra gli incarichi di Governo e i consigli di amministrazione spaventa parecchio l'oligarchia che costituisce l'entourage di Putin.

Il risultato delle elezioni è certo, perchè Putin controlla perfettamente l'informazione, usa le maniere forti contro ogni forma di dissenso e ha un partito così tanto egemone da sembrare l'unico.
Ma anche perchè la crescita economica russa è del +7%, prima di lui il 40% della popolazione viveva sotto la soglia di povertà e ora la percentuale è dimezzata, e la classe media si è fortemente arricchita.
Tutti elementi che non possono che fomentare il nazionalismo e il putinismo.

Certo il risultato ma meno certo il futuro della democrazia.
Nel quadro che già si è delineato, ancor prima delle elezioni, si vede un potente presidente e un meno potente primo ministro. Sì, perchè Putin ha già predisposto il terreno per continuare a restare in sella come Primo Ministro.
Si accontenterà dei pochi poteri che questa carica gli consente?

Approfondisci il quadro delle elezioni ascoltando l'intervista al prof. Nodar Gabashvili sulle elezioni presidenziali in Russia
a cura di Ada Pagliarulo, giornalista di Radio Radicale
qui

Una recensione del libro di Milena Torleva, Ho danzato sulle rovine, Ed. Corbaccio 2008
qui

domenica 17 febbraio 2008

Bush in Africa combatte l'Aids, con l'astinenza

di Virginia Fiume, da Milano

E' iniziato ieri il viaggio di Bush in Africa: attraverserà Benin, Tanzania, Ruanda, Ghana e Liberia.
La motivazione ufficiale del viaggio è la "guerra alla malaria, alla tubercolosi e all'aids".
Ma verificando la situazione politica dei paesi oggetto della visita del presidente americano si nota come l'interesse che ha spinto il viaggio possa difficilmente essere considerato esclusivamente di tipo sanitario- filantropico. Alcuni esempi: il Ghana, indipendente dal 1957, con un sistema multipartitico dagli anni '90, è il secondo produttore al mondo di cacao e il secondo paese d'Africa per quanto riguarda l'estrazione d'oro. La Liberia, uscita da 14 anni di guerra civile con 200.000 morti, prima della guerra ospitava una base della CIA e oggi, attraverso la sua presidente Ellen Johnson Sirleaf, si dichiara disponibile ad ospitare il quartier generale del comando militare statunitense Africom. Quartier generale che invece non viene visto di buon occhio dal Governo del Sud Africa e dalla Nigeria, uno dei principali partner commerciali degli Stati Uniti in Africa, nonchè artefice di una forte rinascita sul mercato mondiale come paese fornitore di energia.
Ma lasciando momentaneamente da parte le questioni di geopolitica del continente africano, questioni che potrebbero prestare il fianco ad accuse di una lettura dietrologica, è interessante vedere quale proposta il Governo americano porta avanti per la lotta all'Aids.
Bush sta chiedendo al Congresso di stanziare 30 miliardi di dollari per la lotta all'Aids. Denaro che verrà suddiviso in progetti di prevenzione e in distribuzione di farmaci antiretrovirali, alla base delle cure della Sindrome da Immunodeficienza Acquisita.
Il vecchio finanziamento era consistito in 15 miliardi di dollari, di cui un terzo investito per promuovere l'astinenza come metodo di prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili, prima tra tutte l'aids.
Secondo i dati dell'Onu sono 33 milioni gli ammalati di Aids, di cui 1,7 solo nel 2007.
I Democratici americani accusano il programma di essere troppo ispirato al modello "cristiano evangelico" con la sua promozione dell'astinenza e della fedeltà, ponendo l'uso dei contraccettivi solo al 3° posto della strategia prevista.
La replica è che "le chiese sono il principale luogo di raduno e quindi il veicolo più rapido per l'informazione".
Se è davvero così allora perchè non sfruttare questa enorme possibilità di comunicazione per diffondere la cultura della contraccezione?
Forse tutto si ricollega al viaggio che Benedetto XVI intraprenderà il 16 aprile per recarsi alla Casa Bianca?
Forse perchè dipingere gli africani come selvaggi promiscui da salvare ed educare all'astinenza e al moralismo fa incamerare più denaro alle grandi industrie farmaceutiche che vendono i famosi antiretrovirali?
Forse la sindrome da immunodeficienza è collegata anche al fatto che il 52 % degli abitanti del continente non ha a disposizione l'acqua potabile e il 62% non può accedere alle cure adeguate ai problemi di malnutrizione e misere condizioni di vita.
Forse quando si incontrano moralismi ed educazione si generano più mostri che con investimenti e aiuti mirati alla crescita.

C'era un antico motto che diceva:
"non regalare un pesce a un uomo che ti tende la mano,
insegnagli a pescare".
Col preservativo possibilmente.





Un quadro della situazione politica dei paesi oggetto della visita di Bush
qui

Presentazione di una teoria che riconsidera il fenomeno dell'aids in Africa.
Alcunio studiosi sostengono che non ci sia un legame diretto tra virus dell'HIV e sindrome da immunodeficienza
qui

domenica 10 febbraio 2008

EVENTI/ DONNE E LAVORO: A CATANIA LA QUESTIONE SI FA TRASVERSALE


di Virginia Fiume, da Milano

Cade il Governo, si avvicinano le elezioni, ma chi si occupa, in qualunque modo, della c.d. "questione femminile" non smette di porsi il problema e cercare strategie e soluzioni.
Domani, 11 febbraio, alle 10.30 all'Università di Catania si segna un altro passo sulla strada dell'inclusione femminile nel mondo del lavoro. A novembre era stata presentata dalle Ministre Rosy Bindi, Emma Bonino e Barbara Pollastrini, insieme al Ministro del Lavoro Damianola nota aggiuntiva "Donne e Lisbona", la terapia shock per portare l'Italia a livelli europei in materia di occupazione femminile in vista della scadenza di Lisbona. Quello dell'occupazione femminile è un problema grave dell'Italia. Un paese che non utilizza il 50% del suo potenziale, perchè preferisce utilizzarlo per colmare la lacuna lasciata da un'inesistente rete di sostegno: cura dei bambini, dei vecchi, dei malati.
Emma Bonino, Ministro per le politiche comunitarie, ha presentato mercoledì il primo passo: l'iniziativa di Catania "Donne, innovazione e crescita. Lavoro femminile e welfare". Alle giornaliste invitate alla conferenza stampa fornisce i numeri essenziali per capire un problema che non è solo culturale, ma anche economico.
Sono 7 milioni le donne non incluse nel mercato del lavoro.
La media richiesta dalla strategia di Lisbona dovrebbe essere del 60 %. Al Nord lavora il 57 % (di cui ovviamente solo il 5 % con ruoli dirigenziali), al Sud "praticamente hanno smesso di cercarlo il lavoro".
Per non parlare della differenza salariale tra uomini e donne: la differenza media, a parità di lavoro, è del 9 %. Tra le manager arriva fino al 26 %. Praticamente una donna per guadagnare come un uomo deve lavorare 3 mesi in più all'anno.
I nomi che prenderanno parte al Convegno sono tanti e trasversali: Emma Bonino ovviamente, Rosy Bindi, Barbara Pollastrini, Stefania Prestigiacomo, Anna Finocchiaro, Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, la Segretaria Generale dell'UGL Renata Polverini, gli economisti Alesina, Fiorella Kostoris, Andrea Ichino, il Presidente della Commissione Affari Costituzionali Enzo Bianco.
Il progetto si inserisce in un contesto più ampio. Perchè non si tratta solo di lavorare sulla crescita economica (in Sicilia già adesso il lavoro femminile è defiscalizzato, in generale l'imprenditoria femminile sta godendo di una certa vitalità), ma anche, e forse soprattutto, sugli stereotipi.
In un paese dove i dati sono così scoraggianti, c'è una veemente campagna che dipinge le donne che decidono di abortire come delle assassine e ci si scontra con gli stereotipi dei mass media ha ragione Emma Bonino a compiacersi dell'immagine scelta per la loncandina, un'immagine che esprime la fatica e la forza che occorrono: "è difficile essere donne in un contesto come quello in cui ci troviamo, ma si tratta di una strada che se non siamo noi a percorrerla non ce la regala certo nessuno. Anche con un nuovo Governo, chiunque ne avrà responsabilità, la questione femminile è ineludibile. Non è pensabile che il nostro paese pensi di poter competere con gli altri paesi come se avesse una gamba sola".
Il 3 marzo a Milano, presso l'Università Bocconi ci sarà un altro convegno proprio sul tema degli stereotipi femminili nella pubblicità: sono così fondamentali per vendere?
La donna dal pluriorgasmo quando vede un detersivo, la desnuda e la manager inacidita esistono davvero?

Ma questa è un'altra storia.
E' ora di iniziare, da Catania.

Catania - Donne, innovazione e crescita. Lavoro femminile e welfare


Catania
lunedì 11 febbraio 2008
ore 10.30
Rettorato, Palazzo dell’Università
Piazza dell’Università

La ministra Emma Bonino invita al convegno

Donne, innovazione e crescita. Lavoro femminile e welfare:
una necessità per competere in Europa

Emma Bonino, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Barbara Pollastrini, Stefania Prestigiacomo,
Ma anche Fiorella Kostoris, Renata Polverini, Carmela Schillaci…

L’evento di Catania prevede due tavole rotonde
Economia e Welfare: soluzioni a confronto
Politica e Impresa: soluzioni a confronto.

Programma provvisorio:
- ore 10,30 Prof. Antonino Recca, Rettore dell’Universita’: benvenuto
- ore 10,50 Emma Bonino, Ministro Politiche Europee e Commercio Internazionale
- ore 11.00 Filmato introduttivo: Occupazione femminile in Italia
- ore 11,10 Tavola Rotonda: Economia e Welfare: soluzioni a confronto. Modera Cav. Emanuela Falcetti: Alberto Alesina, Pietro Ichino, Fiorella Kostoris, Renata Polverini, Maurizio Ferrera
- ore 13,00 Rosy Bindi, Ministro per le Politiche della Famiglia
- ore 13,15 Pausa Pranzo
- ore 14,15 Anna Finocchiaro, Presidente del gruppo PD-Ulivo al Senato
- ore 14,30 Tavola Rotonda: Politica e Impresa: soluzioni a confronto. Modera Cav. Emanuela Falcetti: Enzo Bianco, Stefania Prestigiacomo, Imprenditrici e Manager, Ivan Lo Bello, Prof.ssa Carmela Schillaci
- ore 16,30 Barbara Pollastrini, Ministro per i Diritti e le Pari Opportunita’

Per informazioni:
Ministero del Commercio Internazionale - Dipartimento per le
Politiche Comunitarie - tel. 06/67795309 (Rachele Piva)
Per adesioni all’evento: eventocatania@governo.it

www.if-imprenditoriafemminile.it
il portale dei Comitati per la Promozione dell’Imprenditoria Femminile delle Camere di Commercio

venerdì 25 gennaio 2008

Cade il Governo. Cosa può succedere adesso (II)

di Virginia Fiume

PER LA RASSEGNA STAMPA INTERNAZIONALE A CURA DI FRANCESCA GABETTI DA BARCELLONA:
http://shokkingnews.blogspot.com/2008/01/cade-il-governo-ed-il-mondo-parla-male.html



In questi giorni ci saranno parole che sentiremo spesso.
Un aiutino dal Mondo Rosa Shokking per capire di che cosa si parlerà...
Conta più che la dichiarazione arida di qualunque politico il capire in quale direzione andrà il Paese e che responsabilità verso le istituzioni si prenderà questa "classe dirigente" che continuiamo a scegliere.

Capire è l'unico modo per non essere sudditi.

LE ALTERNATIVE:

1) L'IPOTESI DI RINVIO
Napolitano deve capire se esistono le condizioni per respingere le dimissioni di Prode e tentare il rinvio alle Camere, per verificare la possibilità di una nuova fiducia alla Camera e al Senato. Il Premier dimissionario continua a guidare l'esecutivo per l'ordinaria amministrazione.

2) IL GOVERNO ISTITUZIONALE
Diventa Presidente del Consiglio dei Ministri il Presidente del Senato o il Presidente della Camera: si tratterebbe di un esecutivo destinato solo a realizzare le riforme. (solo... :-) ndr)

3) IL GOVERNO TECNICO
Viene incaricato un governo costituito di esperti in materia politica, ma che non sono politici: si tratta di un governo tecnico, un esecutivo "ponte" il cui scopo è l'approvazione di determinate riforme o il raggiungimento di determinati target. Questa soluzione comporta il ritorno ad elezioni anticipate in tempi abbastanza brevi.

4) ELEZIONI ANTICIPATE
Il Presidente della Repubblica scioglie le camere e indice nuove elezioni. Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno delle elezioni. Finchè non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.


La decisione verrà presa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in seguito alle Consultazioni: prima i Presidenti di Camera e Senato e poi i leader dei vari partiti. Gli ultimi ad essere incontrati saranno i leader di Forza Italia e del Partito Democratico. E poi gli ex presidenti della Repubblica. (pare martedì)

Non dimentichiamo che c'è in ballo un Referendum, fresco fresco di approvazione della Corte Costituzionale, che potrebbe essere indetto tra il 15 aprile e il 15 giugno 2008.
(www.referendumelettorale.org)
Ovviamente i promotori del referendum, che hanno raccolto le 500.000 firme necessarie durante l'estate, vorrebbero che si votasse per il referendum prima di eventuali elezioni.
Andare a votare subito, con l'attuale legge elettorale, sarebbe rischiosissimo, rischiando di presentare la stessa situazione e gli stessi risultati del 2006.

Ma che cosa prevedono i quesiti referendari:

1) Premio di maggioranza alla LISTA più votata alla Camera
2) Premio di maggioranza alla LISTA più votata in Senato
3) Abrogazione delle candidature multiple (in più collegi)

Il referendum non propone una legge elettorale particolarmente innovativa, ma sistema il pastrocchio dell'attuale legge elettorale, definita da molti dell'ambiente porcellum
Il fatto che si parli di LISTE e non di Coalizioni, rappresenta la vocazione "maggioritaria del Referendum".
Trattandosi di un referendum abrogativo può "sistemare" una legge preesistente ma non può stravolgere tutto.
Per esempio, manca la "preferenza". Resterebbe il sistema delle liste bloccate, in cui si vota la lista ma non si può esprimere alcuna preferenza. Una delle caratteristiche più antidemocratiche della legge attuale.


E pensare che gli Italiani già nel 1993 si espressero a favore del maggioritario, con preferenza...

(referendum abrogativi del 1993 qui )

lunedì 21 gennaio 2008

CENSURA E TELEVISIONE: IL CATTOLICESIMO IN TELEVISIONE



di Virginia Fiume da Milano

"No Vatican No Taliban". Un cartello attaccato al collo per ogni militante radicale nella piazza adiacente a Piazza San Pietro sabato pomeriggio.
L'obiettivo della conferenza stampa, indetta dai Radicali, viene definito da Emma Bonino "Informare e confermare che non vi è nessuna censura per quanto riguarda la presenza del papa nelle case di milioni di cittadini".
Il Ministro per le politiche comunitarie e per il commercio internazionale e Marco Pannella snocciolano i dati dettagliati del Centro d'Ascolto Radiotelevisivo sulle presenze del papa in Vaticano. Considerando Papa, Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica il Tg1 ha dedicato il 30% del tempo dedicato alla politica al Vaticano, il 20% alla presidenza del Consiglio e il 15 % al Presidente della Repubblica. In tutto il 2007 il TG1 ha dedicato al Papa 26 ore e 35 minuti, il TG2 20 ore e 28 minuti e il TG3 15 ore e 47 minuti.
Pannella rincara la dose: nell'anno 2007 per 275 giorni esponenti della Chiesa Cattolica hanno avuto spazio voce, o dichiarazioni commentate dai telegiornali Rai.
206 giorni nelle edizioni del pranzo, 227 giorni nelle edizioni serali, 158 giorni sia a pranzo che a cena.
Su un totale di 7 confessioni religiose, una media del 97% degli spazi disponibili è dedicata alle voci Vaticane. "Come se non esistessero voci, anche interne, di dissenso" sottolinea Pannella.
Emma Bonino ribadisce la sua posizione e il motivo della conferenza stampa: "Nessuno ha impedito al Papa di parlare. Ha valutato lui più opportuno non andare. Non c' nessuna censura verso il Vaticano. Chi non ha parola sono i laici, denigrati come laicisti. E' preoccupante quando si vuole imporre una morale a senso unico, quando tutte le altre confessioni hanno denunciato all'autorità per le garanzie di non avere spazio, con un 97% solo per il Vaticano. Noi crediamo nella libertà religiosa, nella libertà del dissenso, nella libertà dei non credenti e dei diversamente credenti".
Di fronte agli stessi dati mercoledì scorso Bruno Vespa, durante una puntata di Porta a Porta, rideva incredulo, con un pizzico di sarcasmo nei confronti di Pannella.
Sarcasmo rintuzzato dalle parole di Mons. Fisichella "Noi non dobbiamo fare gli scioperi della fame per andare in televisione".
E' proprio vero.
Che poi lo sciopero della fame abbia un altro significato, questa è un'altra storia.




PER APPROFONDIRE:
la conferenza stampa: http://www.radioradicale.it/scheda/245108/illustrazione-dei-dati-del-centro-dascolto-radiotelevisivo-sulla-presenza-del-papa-e-del-vaticano-nei-tg

i dati completi: http://www.radioradicale.it/il-papa-in-tv-i-dati

La puntata di Porta a Porta dopo la decisione del Papa di non andare alla Sapienza
http://www.centrodiascolto.it/videopress/login.php?id=34700&path=131,135,135&idcat=135

(si tratta di un sito per cui occorre registrarsi ma ne vale la pena perchè permette di guardare e riguardare le puntate delle principali trasmissioni televisive di approfondimento, inchiesta e dibattito...)

domenica 20 gennaio 2008

ASCANIO CELESTINI: APPUNTI PER UN FILM SULLA LOTTA DI CLASSE


di Virginia Fiume, da Milano


Leggendo il blog di Eleonora Voltolina, Repubblica degli Stagisti (qui)ho scovatato la citazione di un'opera : Appunti per un film sulla lotta di classe, di Ascanio Celestini.

"Ho cominciato a raccogliere storie per capire cosa è rimasto della coscienza e della identità nell'appartenenza a una classe e mi è sembrato che in particolare nel lavoro precario si aprisse una vera voragine"

L'opera teatrale dopo essere stata, tra il 2006 e il 2007, in scena in diversi teatri italiani è diventata lo spunto per un documentario, "Parole Sante", sui lavoratori di un grande call center, che ricorda incredibilmente quello l'Atesia, spuntato mesi fa sulle pagine di tutti i maggiori quotidiani.

Ascanio Celestini, 36 anni, scrittore, attore e drammaturgo, viene catalogato come esponente del Teatro di Narrazione, per la sua scelta di raccontare storie dietro cui si nasconde un grande lavoro di ricerca e approfondimento. Di fatto interpreta se stesso come "narratore".

Sia negli Appunti, sia in Parole Sante, raccoglie voci di chi si definisce "precario".

Da tenere d'occhio sia lo spettacolo teatrale sia il documentario, per vedere raccontati pezzi di un'Italia che potrebbe essere flessibile ma preferisce restare precaria.



ASCANIO CELESTINI, APPUNTI PER UN FILM SULLA LOTTA DI CLASSE






CHI E'ASCANIO CELESTINI:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ascanio_Celestini
IL SITO UFFICIALE: http://www.ascaniocelestini.it/

martedì 15 gennaio 2008

GIORNALISMO E MAFIA

di Virginia Fiume da Milano

Si sa: "Il Sole 24 ore" è il quotidiano di Confindustria. Nel bene e nel male.
E' di qualche mese fa la notizia che gli imprenditori di Confindustria in Sicilia hanno fatto una scelta coraggiosa: espellere quegli industriali che cedono al ricatto del pizzo. La decisione è andata di pari passo con alcune scelte editoriali del giornale diretto da Ferruccio De Bortoli: fare i nomi, indagare, nello stile del più puro giornalismo di inchiesta. E quando si fanno inchieste sulla mafia, magari facendo i nomi, si corrono inevitabilmente dei pericoli. Ancor di più se l'editore è proprio chi sceglie di dire no al pizzo.

O peggio ancora, se tra i redattori c'è qualcuno che va troppo a fondo.
E'il caso di Nino Amadore, redattore di Palermo, autore di un libro che definire scomodo è poco "La zona grigia, professionisti al servizio della mafia".
Ci sono nomi e cognomi: Giuseppe Guttadauro, medico, e contemporaneamente capomandamento di Brancaccio. Gianni Lapis e Giorgio Ghiron, avvocati, e contemporaneamente legati a Massimo Ciancimino, artefice di maxi operazioni di riciclaggio. Solo per farne alcuni.
E questi nomi Nino Amadore li ha pagati vedendo la sua macchina sfasciata, ad Agrigento, proprio mentre si trovava lì a presentare il suo libro.

La presenza di giornalisti come questo la paga Ferruccio De Bortoli, che nei giorni scorsi ha ricevuto una lettera con due proiettili.

Il mondo politico si è subito prodigato in atti di solidarietà. Giuliano Amato, ministro dell'Interno, ha dichiarato che "gli inquirenti faranno tutti gli sforzi per individuare i responsabili".
Ci mancherebbe altro, viene da aggiungere.

Rita Borsellino risponde con un'affermazione concreta: "l'informazione libera e documentatata è sempre stata una delle armi più temute da Cosa Nostra".
Probabilmente le intimidazioni sono bravate di qualche bravo picciotto, o forse dei boss in persona, che si sentono bruciare la terra sotto i piedi.
Qualunque sia la risposta meglio che Amato faccia davvero del suo meglio a tener fede alle parole che pronuncia.
La lotta alla mafia non è uno slogan politico, ma il cuore dei problemi del nostro paese.
E la Sicilia è un micromondo che purtroppo non è così lontano dall'Italia partitocratica e malata di informazione in cui viviamo.

Sulle pagine del Sole Ferruccio De Bortoli dice che loro terranno duro.
E noi siamo con lui, con Amadore e con tutti quelli come loro.


APPROFONDIMENTI

La zona grigia, professionisti al servizio della mafia
di Nino Amadore
ed. La zisa, 145 pagine, 10 euro

Il libro prima di uscire in versione cartacea è uscito come ebook http://www.expatsebooks.com/E-bookMafia_la_zona_grigia.htm

La mafia: http://it.wikipedia.org/wiki/Mafia

Il Comitato AddioPizzo: http://www.addiopizzo.org/index.asp

PENSA, di Fabrizio Moro
vincitore di Sanremo Giovani nel 2007

domenica 13 gennaio 2008

Il ritorno della valanga rosa


di Virginia Fiume da Milano

Il Tg Sport di Rai Uno di ieri alle 13.30 ha aperto con una carrellata su tutte le partite di calcio del week end, dalla serie A fino ad arrivare alla bassa classifica della serie B.
Solo nella seconda parte si sono decisi a dare una notizia che per il mondo sportivo italiano, e per il mondo delle donne in particolare, ha un significato prezioso, che riporta alla memoria i tempi magici di Deborah Compagnoni.
Il 2007 si è concluso, a cavallo con il 2008, con le quattro vittorie consecutive di Denise Karbon, uno scricciolo di 27 anni di 1 metro e 60 per 58 kg, che insieme a tutte le sue compagne di squadra sta ridando aria allo sci italiano. Che dalla fine degli anni '90 ha iniziato ad attraversare una pesante crisi finanziaria che aveva portato al licenziamento di molti tecnici.
Ma, per fortuna, lo sport è una delle poche pratiche per cui i soldi contano, sì, ma non fanno la differenza. Eccezion fatta per il calcio, ovvio. Contano di più altre cose: coraggio, determinazione, forza ed energie.
Ieri sul podio del gigante di Maribor c'erano due italiane, al secondo e al terzo posto: Manuela Moelgg e la solita Denise Karbon.

La prima classificata, l'austriaca Elisabeth Goergl, ci ha messo 2 minuti, 38 secondi e 49 centesimi a percorrere la pista. La Moelgg ci ha messo 49 secondi in più, Denise Karbon 1 secondo e 72.
Con una pista facile, resa più lenta dalla neve molle per la giornata quasi primaverile.
Tra il 2007 e il 2008 lo sci italiano ha guadagnato 14 podi, di cui 10 femminili.
Mancano quattro gare alla fine della coppa del mondo di specialità di slalom gigante.
La coppa del mondo generale si concluderà il 16 marzo 2008 a Bormio.
Tre mesi per continuare a credere in queste donne che combattono con difficoltà in un mondo non solo tipicamente maschile, ma su cui per altro aleggia il silenzio che si riserva alle minoranze. Quello dell'informazione.

Il calendario della Coppa del Mondo di Sci
http://www.gazzetta.it/gazzetta/saltri/ricerca_index.jhtml?PageToLoad=/rc/jhtml/RecMotoreRicerca.jhtml&SPREFIX=/gazzetta/saltri/&FONTE_DATI=6&DISCIPLINA=49&COMPETIZIONE=6&EDIZIONE=1049&LATEST=S

giovedì 10 gennaio 2008

Politici, giornalisti e vita reale

di Virginia Fiume

Esistono due categorie di persone che spesso, troppo spesso, appaiono completamente svincolate dalla vita reale: politici e giornalisti.
Non volendo generalizzare correggiamo in "certi politici" e "certi giornalisti".
Dei politici ha parlato chiaro "La Casta" per tutto il 2007, ma dei giornalisti, garantiti dalle mille tutele dell'ordine professionale, pochi parlano.

Per capire questa distanza tra due mondi che non si incontrano, quello dei comuni mortali e l'iperuranio delle caste, bastano pochi dettagli, anche solo le dieci righe di una segnalazione di ristorante sul Corriere Milano di oggi.

Si parla del ristorante LaLisca: via Friuli 7.
In una presentazione che si conclude con un "tutto molto dignitoso, senza applausi e senza fischi" quando si parla di conto il pezzo strappa davvero un sorriso:

"Buone notizie: 25/30 euro per cenare, vini a parte"


Bisognerebbe chiedere al giornalista che ha elaborato la scheda se è mai stato nel sud Italia, o in certe parti della Spagna, o in Grecia.
Se un menu da 30 euro è una buona notizia come chiama la possibilità di mangiare "carne alla pietra" per 10-12 euro, bevendo vino a volontà?

Ah, già, quello è il Picanhas na Pedra di Lisbona.
Quella è un'altra storia.
Probabilmente la raccontano altri giornalisti e la fanno altri politici.


martedì 18 dicembre 2007

GIORNATA NAZIONALE DEI MIGRANTI

Oggi è la Giornata Internazionale dei Migranti. La prima volta è stata festeggiata dieci anni fa, nel 1997.
La data del 18 dicembre è stata scelta perchè è il giorno della ratifica da parte delle Nazioni Unite della "Convenzione Internazionale per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie". L'istituzione della giornata "ufficiale" è del 2000.

Una giornata dedicata ai diritti umani e civili di tutte quelle persone che si spostano da una parte all'altra del mondo, alla ricerca di un lavoro.
La Convenzione delle Nazioni Unite entrata in vigore il 1° luglio del 2003 stabilisce le regole base di tutela dei migranti. Per evitare che un'esperienza già difficile come quella di una migrazione, si possa trasformare in qualcosa di ancora più difficile.

http://www.december18.net/web/general/page.php?pageID=268&menuID=65&lang=IT&seclang=0


LA CONVENZIONE: http://www.december18.net/web/general/page.php?pageID=214&menuID=36&lang=IT

domenica 16 dicembre 2007

14-16 dicembre: Prima festa regionale dell'altraeconomia a Roma

di Virginia Fiume


Si conclude oggi a Roma la prima festa regionale dell'Altraeconomia.

Alle 22.00 chiuderanno i battenti gli oltre 60 stand che in questi tre giorni, da venerdì a oggi, hanno ospitato produttori agricoli, imprese e organizzazioni che si occupano di agricoltura biologica, commercio equo e solidale, finanza etica.
Ma anche di riciclo, energie rinnovabili, turismo responsabile e software libero.

Questo il programma dell'iniziativa, che ha visto e sta vedendo partecipare esperti a vario titolo e ieri Yunus in persona. Il "banchiere dei poveri", l'uomo che per primo ha ipotizzato di dare accesso al credito alle persone non abbienti dei paesi del terzo mondo. Convinto del fatto che se messi nelle adeguate condizioni tutti possono divenire imprenditori di se stessi. (http://www.tdf.it/Italy/recensioni/Banchiere%20ita.htm)

Chi non può recarsi a Roma di persona (Campo Boario, largo Dino Frisullo-ex Mattatoio di Testaccio) può leggersi i materiali presenti sul Sito AltraEconomia. (www.altraeconomia.org)

L'approccio che ha il commercio equosolidale all'economia può essere discutibile da un punto di vista economico, ma sicuramente eventi come questa fiera offrono uno sguardo in più sul mondo e su realtà che a noi sembrano anche incomprensibili.

E poi si sa, a Natale sono tutti più buoni!

domenica 2 dicembre 2007

Donne e Lavoro: Madame Lisbona

di Virginia Fiume da Milano

Emma Bonino e Barbara Pollastrini, rispettivamente ministre per le Politiche Europee e per le Pari Opportunità, hanno unito le forze, in modo pragmatico: occorrono misure d'urto per l'Italia in generale, ma soprattutto per le donne.
Nel 200o il Consiglio Europeo a Lisbona aveva definito la "Strategia di Lisbona": una serie di obiettivi, di tipo economico, da perseguire entro il 2010 per "modernizzare il modello sociale europeo, investendo nelle persone e combattendo l'esclusione sociale".
Come? Attraverso riforme economiche e la modernizzazione dei sistemi previdenziali.
Attraverso obiettivi concordati e verificati di anno in anno che permettano a tutti i paesi europei di muoversi nella stessa direzione.

Tra gli obiettivi la crescita del tasso di occupazione.
Oggi è in media del 61 %, si vorrebbe nel 2010 portarlo al 70%.
E' necessario, ed era stato deciso a Lisbona, l'incremento del tasso di occupazione delle donne, che in media è del 51%. Si punta a portarlo al 60%. Non si tratta di un vanesio rigurgito femminista, ma di un'esigenza strettamente economica: un paese con più partecipazione economica e più partecipazione politica userebbe tutto il suo potenziale e non camminerebbe solo sulla gamba degli uomini. Almeno, questo è quello che accade in Italia, dove il tasso di occupazione femminile è ancora del 47,3 %, vale a dire che in Italia ci sono 6.000.000 di donne inattive.
La Lombardia è perfettamente in linea con la strategia di Lisbona, con il suo 60% di donne occupate. Ma è tragica la situazione del sud, con percentuali intorno al 26%.
Non si tratta solo di una questione culturale, ma anche di legalità, infrastrutture e rete pubblica.
Elementi che sono stati presi in considerazione dalle due Ministre, insieme a Damiano, ministro del lavoro e Rosy Bindi, Ministro della Famiglia, nel preparare la nota aggiuntiva "Donne e Lisbona", con cui per la prima volta il Governo impegna l'Italia per i prossimi 3 anni con un piano straordinario, per arrivare preparati alla scadenza del 2010. La nota è stata presentata durante la relazione annuale sulla strategia di Lisbona e impone al Governo un cambio di passo, per non restare indietro all'appuntamento di verifica del 2010.

Incentivi per le imprese che assumono donne, soprattutto nel sud Italia, azioni per tirare fuori il lavoro nero, riduzione della pressione fiscale per le donne che lavorano. Qualcosa era già stato fatto nella Legge Finanziaria del 2006, qualcosa potrà essere fatto quest'anno. La certezza delle due ministre è che occorra comunque un piano straordinario da un punto di vista economico.

"Una persona che ha un lavoro sicuro, minimamente riconosciuto, può affrontare anche i momenti più aspri in una condizione diversa. E questo vale ancora di più per una donna" ha affermato la Minsitra Pollastrini in un'intervista sulla Nota Aggiuntiva. E ha aggiunto che il suo modello di ispirazione è "la crescita moderna di Gordon Brown, Zapatero, Clinton, un modello che unisce economia, democrazia e che considera le donne una chance di cambiamento".


Il 2010 non è lontano. L'Italia del lavoro per le donne è una giungla difficile. Si spera che due donne in gamba come Emma Bonino e Barbara Pollastrini possano continuare a unire le forze per un risultato che potrebbe determinare il posizionamento dell'Italia nei nuovi assetti europei.

Se il cielo ha due metà sarà il caso di imparare a usarle entrambe.





Approfondimenti:

la strategia di Lisbona:


domenica 25 novembre 2007

Giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne

di Virginia Fiume da Milano



Nel 1981 a Bogotà, durante l'Incontro femminista latinoamericano dei Caraibi venne fissata la data del 25 novembre come "giornata mondiale contro la violenza sulle donne". In memoria delle sorelle Mirabal, compagne di dissidenti della Repubblica Domenicana al regime militare del dittatore Trujillo: le tre un giorno in cui stavano andando a trovare in carcere i loro compagni vennero intercettate da agenti dei servizi segreti e violentate e torturate, e infine uccise. Quel giorno era il 25 novembre 1960.

In Italia ieri si è tenuta una grande manifestazione a Roma. Una manifestazione cui hanno partecipato 100.000 donne, per attirare l'attenzione e gridare tutta la rabbia di una parte della popolazione, non solo italiana, ma anche mondiale, che vede le violenze, gli abusi e le molestie come prima causa di morte. Il 52 % della popolazione mondiale.
Sì, perchè essere donna può significare anche questo: morire per la violenza.
Per questo è stata organizzata una manifestazione per dire che la violenza da parte degli uomini "non è un problema strutturale, insito nelle relazione tra uomini e donne in un sistema patriarcale come il nostro", per dire che le donne "non ci stanno in un pacchetto violenza, vogliono cultura del rispetto".
Per chiedere al Governo di finanziare le Case delle Donne, i Centri Antiviolenza, la rete dei servizi sociali.
Nelle file delle manifestanti c'erano centinaia di donne musulmane e rom, perchè la violenza anche tra le file dei loro uomini si annida, e il caso di Hina, sgozzata dal suo stesso padre perchè troppo occidentale, è forse quello più impressionante. Senza pensare alle centinaia di migliaia di donne vittime dell'infibulazione, invisibile offesa alla dignità femminile.


anni '70 (archivio fotografico partito radicale)

Mancava qualcuno però tra le file delle manifestanti. Gli uomini.
Nonostante un acceso dibattito sui blog delle associazioni organizzatrici si è deciso di tenere fede all'idea iniziale, una manifestazione di sole donne per le donne.
Per riconoscere la propria autonomia e la propria indipendenza, per dire a tutti "ce la possiamo fare da sole", per non dare agli uomini l'"ennesima stampella. Se vogliono possono organizzare contro manifestazioni o una manifestazione in qualunque altro giorno dell'anno".
Una rabbia grande, che forse fa perdere di vista l'importanza di essere uniti senza colori bandiere e generi per il raggiungimento degli obiettivi. La stessa rabbia che ha accecato la minoranza di donne che hanno spinto Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna ad abbandonare il corteo.
O la Bindi e la Pollastrini a non intervenire sul palco. Tutte considerate, per diverse ragioni, "traditrici". Non compagne, non donne, non persone che ricoprono quei ruoli istituzionali che, forse, sono l'unica piccola possibilità di cambiamento politico.
Sicuramente un errore anche dal punto di vista culturale.

Io personalmente preferisco l'approccio della "lettera aperta alla piazza delle donne"pubblicata su Aprileonline da alcuni giovani degli anni '80, che si reputano figli della rivoluzione sessuale e del femminismo, e che dicono: "Siamo cresciuti nella convinzione che uomo e donna siano due entità complementari e che il cambiamento culturale necessario si possa produrre solo attraverso l'azione comune".

Insomma, dopo la cacciata delle traditrici viene da sperare che si possa continuare a credere nella forza dirompente delle azioni comuni. O che chi ci crede non perda la voglia di lottare per questo approccio mentre diventa grande.
Almeno le donne.


La lettera alla piazza delle donne dei giovani di Aprileonline
http://www.aprileonline.info/5212/lettera-aperta-alla-piazza-delle-donne


La risposta di Olivia Fiorilli "Perchè una manifestazione di donne per donne"
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article1202


Il dibattito sul sito CONTROVIOLENZADONNE sull'opportunità o meno della partecipazione maschile
http://controviolenzadonne.freewordpress.it/2007/10/27/sommovimento-femminista/

domenica 18 novembre 2007

Pena di morte: una battaglia per la vita. E l'Italia c'è.

di Virginia Fiume da Milano

E' successo giovedì: il Terzo Comitato dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione per la moratoria universale della pena di morte.
Si tratta del Comitato per i Diritti Umani, che con 99 voti a favore, 52 contrari e una trentina di astenuti ha permesso un primo passo fondamentale sulla strada verso l'abolizione.
La Risoluzione per la moratoria verrà votata all'Assemblea Generale nel mese di dicembre.
Il risultato del Governo italiano è molto significativo, perchè l'azione di lobby transnazionale e di alleanze sul tema nel Palazzo di Vetro ha visto l'Italia come capofila. Il Governo ha iniziato a muovere i primi passi verso questo importante risultato a gennaio. Su stimolo del solito instancabile Marco Pannella, che con giorni e giorni di sciopero della fame e della sete aveva richiamato l'attenzione del mondo sull'esecuzione di Saddam Hussein. Se "Nessuno tocchi caino" allora "nessuno tocchi Saddam", il coronamento di 14 anni di battaglie radicali sul tema.
Il Presidente del Consiglio Romano Prodi e il Ministro degli Esteri Massimo D'Alema avevano colto lo stimolo, rinfocolato dai Radicali con la Marcia di Pasqua e con l'occupazione nonviolenta della Rai per ricordare l'importanza fondamentale del sistema dell'informazione in un momento così delicato come la calendarizzazione della proposta di moratoria da parte delle Nazioni Unite.
Sono milioni le firme della società civile consegnate alle Nazioni Unite, non solo dai radicali di Nessuno tocchi Caino, ma anche dalla Comunità di Sant'Egidio, di impronta cattolica, per non parlare del lavoro di informazione di Amnesty International.
Ora non resta che aspettare dicembre, sperando che la Risoluzione venga definitivamente approvata.
"Moratoria" significa "sospensione" un primo passo necessario prima dell'abolizione. Un passo importante perchè permette ad ogni paese di responsabilizzarsi, senza che gli organismi internazionali intervengano nella sovranità nazionale.
Come dice il giornalista Stefano Folli nel suo articolo sul Sole 24 ore "L'abolizione, sia pure tendenziale, della pena di morte è un grande tema unificante su cui laici e cattolici si trovano d'accordo. Si dà l'idea che la politica estera possa essere in qualche misura anche questo: capacità di affermare un diritto universale in nome di una nuova visione dell'ordine fra le nazioni. Anni fa i radicali si impegnarono a favore della Corte penale internazionale. Quella che poi ha giudicato i crimini nell'ex Jugoslavia. Il filo è lo stesso di ieri e di oggi"

IL TESTO DELLA RISOLUZIONE APPROVATA: http://www.radioradicale.it/testo-della-risoluzione-sulla-moratoria-sulla-pena-di-morte

NUMERI, CRONOLOGIA E DOCUMENTI SULLA CAMPAGNA PER LA MORATORIA
http://www.radioradicale.it/liniziativa-nonviolenta-per-la-moratoria-onu-delle-esecuzioni-capitali-1

domenica 11 novembre 2007

TIFOSO UCCISO- quindici minuti di silenzio

di Virginia Fiume

Probabilmente verrà rinviata la partita di calcio Inter- Lazio.
Tutte le altre partite cominceranno con 15 minuti di ritardo.
Perchè?
Perchè un tifoso laziale di 26 anni è stato ucciso all'autogrill di Badia al Pino, vicino ad Arezzo.
Una dinamica confusa. Una rissa tra tifosi della Lazio e della Juventus. Si scatena la violenza e da qualche parte parte un colpo di pistola. Non si sa da chi. Forse da qualche agente di polizia.
Era meno di un anno fa quando veniva ucciso l'Ispettore Raciti a Catania.
Anche lì il cordoglio per l'insipegabile.
Come si fa a morire per una partita di calcio?
E invece succede di nuovo. E non saranno quei quindici minuti di ritardo per l'inizio della partita a dare il segnale dell'assurdità di tutto questo.
E non sarà il pacchetto sicurezza con le sue pene più severe a salvare la gente che muore stupidamente.
Calcio intriso di politica. La politica peggiore, quella delle ideologie, che si nasconde dietro la forza del gruppo e, perchè no, di un po' di cocaina.
Non tutti i tifosi, non tutti i calciatori.
Ma l'odio che si sfoga nella violenza.

Basteranno quindici minuti per pensare al prezzo di una vita?


http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_11/scontri_tifosi_a1.shtml

martedì 30 ottobre 2007

GRAVIDANZE SPONTANEE E ASSISTITE

di Virginia Fiume da Milano

Ascolto il TG1.
Parlano di un parto di 5 GEMELLI in non so che ospedale definito come gioiello. (scoprirò più tardi il Salesi di Ancona).

Il giornalista racconta di una gravidanza: "spontanea indotta farmacologicamente"
Tradotto dal politically correttese all'italiano: FECONDAZIONE ASSISTITA.

Il giornalista forse non si è accorto che il papà sembrava uno che ha realizzato oggi che d'ora in poi deve mettere in condizione di volare non 1, non 2, non 3...ma cinque figli.

Mi permetto di pensare che con i tempi economici che corrono non sia esattamente facile.

Mi sembra di ricordare che a giugno si era parlato di un bilancio da lreferendum.
Numeri non positivi nè per le gravidanze nè per le gravidanze a rischio.
Molte più donne infertili e molte meno donne che riescono a portare a termine gravidanze sane: la restrizione a tre embrioni aumenta considerevolmente il bombardamento ormonale necessario e nello stesso tempo il rischio di gravidanze tri e plurigemellari. Una commissione parlamentare visti i dati si era espressa a favore della revisione della legge
Commissione affari sociali (qui)

Il verdetto era semplice: con le regole della legge quaranta dati di due anni dimostravano: più rischi per le madri, per i bambini, per i bambini, per il portafoglio anche nel caso in cui vada tutto bene.

Finito il servizio e il dejavu tardo primaverile mi faccio domande:

possibile che dobbiamo vivere in un paese dove i giornalisti chiamano la fecondazione assistita con il nome di gravidanza farmacologicamente indotta?
Possiamo lasciare che famiglie che già devono fare i conti (sì, anche economici...soprattutto quelli che magari decidono di andare all'estero per provare a aumentare le probabilità di una gravidanza) debbano farli anche dividendo per cinque anzichè per uno?
Se poi la gravidanza è spontanea, perchè deve essere più difficile?
Perchè è farmacologicamente indotta?
Perchè le ragazze restano incinte e abortiscono a undici anni e le trentenni- quarantenni che forse sono più in condizione di fare un figlio non possono. O devono farlo con rischi altissimi. Preservano solo parole "giusto" "sbagliato" e non le loro vite e quelle dei figli che concepiscono?

Allora, se permettete signori, fate le cose per bene.
O sì o no.
Ma per favore non ci si prenda in giro con le ideologie e non si punisca chi giù convive con dolore.
Saranno fatti suoi.
Ma secondo quale legge e' giusto far soffrire?



A DUE ANNI DAL REFERENDUM QUALI SONO LE CONSEGUENZE DELLA LEGGE ATTUALMENTE IN VIGORE clicca qui o se hai più tempo ascolta qui
(organizzato da SOSinfertilità onlus e Cellula Coscioni Milano,
con Maria Antonietta Coscioni, presidente Radicali Italiani e Associazione Coscioni e Arianna Censi, consigliere provinciale milanese, Partito Democratico, responsabile dell'ideazione dell'osservatorio donna http://temi.provincia.milano.it/donne/osservatorio_dati/osservatorio.php?p=nd)

domenica 21 ottobre 2007

TORRI GEMELLE- si indaga ancora?

di Virginia Fiume

New York. Un assolato sabato pomeriggio.
Nel fiume di turisti e newyorchesi che si affollano intorno al fu World Trade Center si aggirano alcuni ragazzi.
Indossano una maglietta nera con scritto

"9/11 Demand an investigation- wwww.wearechange.org"

Sostengono che gli attentati alle Torri Gemelle siano stati un internal job dell'amministrazione Bush. E distribuiscono materiale informativo, dettagliato.

E chiedono una nuova indipendente indagine.

www.911blogger.com www.coopearativeresearch.org

www.911research.com www.infowars.com

www.wtc7.net www.pilotsfor911truth.org

Non ho ancora avuto modo di indagare, ma è quanto meno curioso che a distanza di sei anni ci sia ancora qualcuno che passa i sabati pomeriggio a denunciare un complotto...
chissà.

lunedì 15 ottobre 2007

Rassegna stampa mrs- Donne al comando, costrette ad essere cattive

Postato da: Virginia Fiume

Articolo tratto da:

Corriere della Sera 13 ottobre 2007


Come ve lo immaginate il cattivo
di una grande multinazionale con grandi colpe? Bè, immaginatela cattiva. Una cattiva ben vestita, sfiancata dalla fatica di far carriera, in ansia per il nuovo incarico di potere. E terrorizzata quando capisce che il lavoro sporco tocca a lei. Donne così, cattive per forza, in Occidente ce sono sempre di più; il loro ritratto geniale/estremo e il loro peggiore incubo lo si vede da una settimana in un film, Michael Clayton di Tony Gilroy. L’antagonista di George Clooney-Clayton è il nuovo capo dell’ufficio legale della U/North, multinazionale chimico-biotech: Karen Crowder, interpretata da Tilda Swinton; bravissima nel mostrarsi, nella sua ambizione, insicura e imbranata.

Tilda Swinton in Michael Clayton
Karen-Tilda pensa di farcela grazie alla preparazione ossessiva e allo stile di lavoro garbatamente secchione. Rapidamente scopre che deve fare di più e di peggio. Deve essere lei, non il presidente che se la porta sempre dietro come superbadante-factotum, a trattare con gli addetti (ufficialmente inesistenti) alle attività illegali della multinazionale: intercettazioni, pedinamenti e omicidi. Deve essere lei, chiamata di corsa dal cupo Verne, a parlare con lui in mezzo a una strada di notte; a decidere cosa fare dell’avvocato impazzito con in mano il rapporto che prova come centinaia di agricoltori siano morti di cancro per un diserbante della U/North. E a tremare di paura nel cappotto di cammello quando Verne le chiede: «Va bene cosa? Va bene ho capito o va bene procedo?». E a rispondere «va bene proceda», e il giorno dopo l’avvocato è morto. E qualche giorno dopo, siamo al cinema, finisce male lei.
All’uscita del cinema in quanto sala, intanto, capitano discussioni da mondo alla rovescia. Maschi neanche politicamente corretti a commentare «certo che film misogino, che cliché di donna in carriera sola e maniacale pronta a ordinare omicidi pur di conservare un po’ di potere». E femmine tutt’altro che casalinghe, magari con gran lavori, magari come Tilda-Karen workaholic e singole, a replicare «no, è tutto vero, più vero del vero. L’angoscia nel rendersi conto di dover fare porcherie, e poi il ritrovarsi a farle. Quella potrei essere io, anzi fino all’omicidio no, non potrei essere io, ma qualche mia amica forse sì». Sì perché le donne sono diventate cattive? O perché diventano importanti solo le donne cattive? Oppure perché, per diventare importanti, le donne devono accettare ruoli da cattiva? Sono gli unici (importanti) che a loro offrono, spesso, sostengono alcuni studiosi. Dicono che c’è ancora, ma un po’ meno spesso, il buon vecchio glass ceiling: il soffitto di vetro, che, invisibile maimpenetrabile, blocca le carriere femminili. Ora si porta il glass cliff, il burrone di vetro. Le donne vengono promosse; ma promosse ai posti di responsabilità più rognosi e rischiosi. A rischio di perdita della reputazione, e di fallimento.
Il termine glass cliff è stato inventato da un gruppo di ricercatori dell’università di Exeter, in Inghilterra, coordinati dagli psicologi Michelle Ryan e Alex Haslam (lo studio si può leggere su Internet, il sito si chiama ovviamente The Glass Cliff). Comparando risultati di aziende e settori di aziende e presenza di capi donna, il gruppo di Exeter ha concluso che «alle donne vengono dati molto più spesso che agli uomini incarichi manageriali in settori con basse performances» se non in situazioni critiche. Così, «alle donne dirigenti succede molto più spesso di trovarsi sull’orlo di un burrone di vetro che ai dirigenti uomini; per questo le loro posizioni di leadership sono più rischiose e precarie».
Ma le accettano lo stesso: «Succede perché le donne hanno ancora tante difficoltà ad arrivare in cima. E quando gli viene offerto un ruolo manageriale colgono l’opportunità, per quanto possa essere un ruolo difficile. Gli uomini hanno più scelta ». Mentre le cattivissime ragazze capo diventano tali causa opzioni scarse: accettano posti rischiosi pensando «quando mi ricapita un’occasione del genere, potrebbe essere la prima e l’ultima per provare quanto sono brava». E allora dicono di sì, e vengono regolarmente complimentate con frasi come «Però, è una bella sfida» (lo dicono aTilda Swinton nel film, è capitato amolte di noi; Tilda Swinton risponde con più grazia di molte di noi perché si è preparata prima). Anche perché, ha spiegato Ryan in un’intervista al Guardian, quando una donna accetta un posto rischioso non può contare su grandi appoggi; molto meno degli uomini con posti simili, sicuramente (sarà anche questo un luogo comune, ma a Exeter ci hanno fatto degli studi).
Succede nel mondo anglosassone, succede nei film, ora succede anche in Italia, alle volte. Se si chiede (anonimamente) a donne con ruoli importanti arrivano risposte come: «Altro che. L’ultima è di questi giorni, mi son sentita dire "vabbé, ci sono un po’ di errori nel bilancio, vedi un po’ tu cosa puoi fare". Ora sto rivedendo il bilancio, e se non quadra la colpa èmia». Oppure: «Sì, Michael Clayton l’ho visto, e Tilda Swinton mi è piaciuta. Maora vorrei un film in cui ha la stessa parte, è cattiva sul serio, e invece di fare per forza la mandante di killer manda i killer ad ammazzare il presidente. Il mio? No, alla fine gli voglio bene, è che sono troppo buona». Come parecchie nuove cattive, effettivamente.