venerdì 29 febbraio 2008

Maserada, dal comune "riciclone" d'Italia, la coppetta mestruale per risparmiare rifiuti


Per ridurre i rifiuti, in occasione dell'8 marzo, il Comune di Maserada sul Piave ha deciso di lanciare fra le donne del paese la Mooncup, una coppetta per le mestruazioni "amica dell'ambiente" riutilizzabile ciclo dopo ciclo, al posto dei tradizionali assorbenti.

Non e' certo la risposta all'emergenza-rifiuti di Napoli, ma con questa singolare iniziativa l'assessore all'Ambiente di Maserada, Giuseppe Quinto, e il sindaco Floriana Casellato intendono promuovere fra i cittadini "piccoli comportamenti virtuosi". Del resto Maserada - che nel 2006 è stato proclamato ''Comune Riciclone d'Italia" e dove la raccolta differenziata raggiunge l'80% - non è nuovo ad iniziative del genere. L'anno scorso propose alle mamme con figli piccoli un kit di pannolini lavabili a prezzo scontato.

"La Mooncup è un prodotto pressoché sconosciuto in Italia ma è pluripremiato nel Regno Unito - sottolinea l'assessore Quinto - Noi l'abbiamo scoperta perché è stata presentata nell'ultima edizione della fiera del paese, "Quattro passi verso un mondo migliore", che l'ha premiata per l'idea più innovativa. Oltretutto è anche economicamente vantaggiosa". Per promuoverla il Comune ha organizzato per il 4 marzo un'apposita serata a cui sono invitate le donne del paese.
Ma che cos'è la Mooncup? Si tratta di una coppetta in silicone morbido che va inserita nella vagina con lo scopo di raccogliere il flusso mestruale. Una specie di piccolissimo imbuto, quindi, da svuotare 3-4 volte al giorno, che va a sostituire il classico assorbente esterno o quello interno. La vera novità, che tanto piace ai paladini dell'ambiente, è che la"Mooncup" si può riutilizzare ciclo dopo ciclo: E' sufficiente pulirla con l'acqua ed eventualmente sterilizzarla per garantire un livello di igiene ancora maggiore.

"Si stima che per lo smaltimento degli assorbenti tradizionali in discarica ci vogliano anche cinquecento anni - spiega Giuseppe Quinto - gli assorbenti usa e getta rappresentano dunque un costo ambientale oltre che per il portafoglio di ogni donna".

Si può acquistare la Mooncup direttamente su Internet, con garanzia soddisfatti o rimborsati, dal sito dell'azienda milanese che importa le coppette dal Regno Unito. I costi? 29 euro per il tampone ed un sacchettino di stoffa per tenere la Mooncup sempre in borsetta. Due le misure disponibili, per le donne che hanno già partorito e per coloro che invece devono ancora sperimentare la gioia della maternità.

articolo di Repubblica.it
28 febbraio 2008

giovedì 28 febbraio 2008

La nuova classe dirigente? Parliamone...

di Simona Voglino

Si sente tanto parlare della necessità di un riciclo generazionale che porti una ventata di freschezza e di rinnovata purezza a questo sistema politico ormai poco credibile.
De Mita non viene ricandidato per motivi di anzianità dal Pd, la classe politica grida con grottesca convinzione al rinnovamento, gli elettori si illudono (chissà mai che per una volta mantengano anche solo alcune delle loro promesse!).

Intanto una mal celata realtà svela la situazione nei fatti.
Mentre Berlusconi continua a spadroneggiare su questo grande palcoscenico tutto imbellettato, eclettico nel suo abbigliamento e sempre più giovane nel sorriso, Veltroni si dedica anima e corpo alla sua nuova politica del Fair Play pregna di buoni propositi e Ferrara si fa sentire con le sue deliranti idee di liste pro-life, ecco cosa succede negli atenei italiani. Proprio li dove dovrebbero formarsi le giovani menti di una tanto agognata nuova classe dirigente.

La situazione è tragica. Basterebbe avventurarsi fuori da uno o due prestigiosi atenei per comprendere il livello zero di preparazione che dilaga tra i ragazzi.
Me ne sono tristemente resa conto qualche tempo fa quando, fuori dalla Cattolica di Milano muniti di telecamere e microfoni, alcuni giovani domandavano cortesemente ai ragazzi che uscivano dall’ateneo: “sapresti dirmi qualcosa a proposito della legge elettorale vigente?” piuttosto che “cosa ti dicono le parole bipartitismo o bicameralismo?”.
Ebbene le scene erano, giuro, raccapriccianti. Nella grande maggioranza le ragazze rispondevano con risolini di imbarazzo, accompagnati da sguardi di intesa e solidarietà con le amiche a loro volta semi-mute.
I maschi si esprimevano con risate più corpose e con gesti caricaturali, ma anch’essi assolutamente impreparati ad un qualsiasi tipo di risposta.
Il bello è che parliamo di giovani uomini e donne che dovrebbero incarnare il futuro di questo paese. Giovani aspiranti ad una laurea, seppur triennale, conseguita la quale il titolo di cui fregiarsi è “Dottore”!

Ora verrebbe da domandarsi: ma di chi è la colpa di tanta strisciante impreparazione?
Non credo sia certo dei ragazzi, che in un’ età compresa fra i 18 e i 22 (è questa l’età media del conseguimento della laurea triennale senza incidenti di percorso), non hanno certo come priorità quella di andarsi ad aprire la Costituzione italiana.
Il problema vistoso e concreto sta nel fatto che di riforme se ne sono fatte tante (tante energie sono state spese per la migliore che è stata quella del famoso 3+2 ad esempio), di parole ne sono state sentite ancora di più, ma nel concreto il livello di preparazione rimane davvero insoddisfacente.

Per chi studia Comunicazione ad esempio, sono previsti cascate di esami di sociologia o linguistica applicata (non ho ancora capito che vuol dire), di semiotica o Italiano per la comunicazione e nessuno si preoccupa di fornire agli studenti qualche basilare nozione sulla nostra Costituzione e quindi sul nostro parlamento, sul Governo e sul loro funzionamento?
Ma chi è che va a votare poi?
Mandrie di ragazzini esaltati che credono ancora di poter parlare di comunismo e fascismo?
I bei risultati sono sotto gli occhi di tutti.

martedì 26 febbraio 2008

Il '68 a Milano



Uno speciale di Repubblica sul '68 a Milano.

http://milano.repubblica.it/dettaglio/Sessantotto-come-eravamo/1417663

venerdì 22 febbraio 2008

SFUMATURE DI ROSSO


di Claudia Clerici da Milano

Il caso del Kosovo crea problemi e a Belgrado è stata messa in atto una rivolta contro l’ambasciata americana, causando un morto e parecchi feriti.
La Russia ripropone esercitazioni militari stile guerra fredda, cercando una via per riconquistare il suo status di grande potenza. Per questo decide di uscire dal trattato delle forze convenzionali in Europa, così da riconquistare la libertà di schierare l’esercito sul suo confine occidentale.

Raramente le notizie dei quotidiani rendono fiduciosi, ma ci sono testimoni forti che vanno ricordati come monito a guardare oltre.
Lo sfogo di Sepùlveda dopo gli attentati a Madrid non è certamente rasserenante, ma nel suo dolore offre una speranza e una spinta ad andare avanti.
Invita a sfumare il rosso del sangue nei colori di una nuova alba, perché il rosso non è solo il colore del sacrificio, ma è anche la promessa di una nuova nascita.

Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid. Erano donne, uomini, bambini, anziani, la semplice e pura umanità che cominciava un altro giorno, un giorno di lavoro, di sogni, di speranze, senza sapere che la volontà assassina di qualche miserabile aveva deciso che fosse l'ultimo. Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, questa città amata in cui tutti arrivano e tutti sono benvenuti. Venite a vedere gli appunti, i libri, le cose sparse fra i resti del massacro. Venite a vedere un giorno morto e il dolore di una società che ha gridato mille volte il suo diritto di vivere in pace. Scrivo queste righe mentre ascolto i notiziari e posso solo pensare alla tristezza delle aule, delle tavole, delle case a cui non ritorneranno più quelle centinaia di cittadini, di fratelli e sorelle le cui vite sono state stroncate in un miserabile atto di odio, perché l'unico obiettivo del terrorismo è l'odio contro l'umanità, perché non c'è causa che possa giustificare l'assassinio collettivo, perché non esiste idea che valga un genocidio, perché non esiste giustificazione alcuna di fronte alla barbarie.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, assassini, e verificate che sebbene è certo che ci avete sprofondato nel dolore, lo è altrettanto che con questo crimine inqualificabile una volta di più non avete conseguito nulla. Il valore dei madrileni che immediatamente si sono riversati a soccorrere i feriti, a donare il sangue, a facilitare il lavoro delle forze di sicurezza e di salvataggio, è stata l'immediata risposta morale di una città fraterna, di una cittadinanza responsabile e solidale. Mentre scrivo queste righe so che gli assassini stanno nelle loro tane, nei loro ultimi nauseabondi nascondigli perché non ci sarà luogo sulla o dentro la terra dove possano nascondersi e sfuggire al castigo di una società ferita. So che guardano la televisione, ascoltano la radio, leggono i giornali per misurare i risultati della loro codardia, l'infame bilancio di un atto che ripugna e che ha trovato solo la condanna dell'umanità intera.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, venite a vedere il giorno inconcluso, venite a vedere il dolore che lascia allibiti, a sentire come l'aria di un inverno che si ritira porta il «perché?» per i parchi amorosi, le fabbriche, i musei, le università e le strade di una città il cui unico modo di essere è e sarà sempre l'ospitalità. Assassini; la vostra zampata d'odio ci ha causato una ferita che non si chiuderà mai, però siamo più forti di voi, siamo meglio di voi, e l'orrore non interromperà né piegherà quella normalità civica, cittadina, democratica che è il nostro bene più prezioso e il migliore dei nostri diritti.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, anche il cinismo di quelli che hanno provato a lucrare sul dolore di tutti, di quelli che manipolano le lacrime e la disperazione, di quelli che non vedono orfani, vedove, esseri mutilati ma solo voti.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, bagnateci le vostre mani e scrivere «pace» su tutti i muri della terra.

(Luis Sepùlveda)

giovedì 21 febbraio 2008

Rassegna video/ Paola Cortellesi e il virus della laicità

A volte la televisione riesce ancora a regalare spunti di riflessione, magari in punta di sorriso.
Durante la trasmissione "Parla con me" Paola Cortellesi ha dato vita a questa "pubblicità progresso":



«Un nuovo invisibile flagello: la laicità sta crescendo perché si trasmette attraverso idee, concetti, punti di vista, rapporti sociali non protetti con persone già laiche. Pensiamoci, prima di avere conversazioni occasionali con chi ha convinzioni diverse dalle nostre. E comunque, in quel caso, usiamo sempre l'intolleranza per ridurre il rischio».



Articolo di Alessandra Comazzi su La Stampa
:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=94&ID_articolo=232&ID_sezione=&sezione=Cose%20di%20Tele

mercoledì 20 febbraio 2008

ISTANTI (Jorge Luis Borges)




Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.
Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
perché, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.
Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri in giostra,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti…
Ma vedete, ho 85 anni
e so che sto morendo…


http://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Luis_Borges

martedì 19 febbraio 2008

Donne: siamo così...dolcemente complicate

di Simona Voglino

Gli uomini sono davvero entità elementari se ci pensate.
Sesso, calcio, amici ed ecco che la vita prende a sorridergli e loro sorridono di gran gusto a lei.
Ma state tranquilli perché non sarà questo il luogo di un’invettiva femminista contro il “sesso forte”.
Vi propongo semplicemente un piccolo e obiettivo resoconto di come vadano realmente le cose da quando il mondo è mondo. E cioè da quando Uomo e Donna si attraggono.

Siamo abituati così: ci si nota, ci si piace.
Poi secondo il nuovo trend delle pari opportunità e della assoluta parità dei sessi, spesso è lei a cercare il contatto. Quando va bene alla cena segue il dopo e magari un dopo ancora, fino a che arriva la tanto auspicata frequentazione.
A lei brillano gli occhi, è sempre sorridente (e lo è con tutti!). Arriva il periodo in cui anche chi hai sempre detestato inizia magicamente a svelarti tutte quelle doti che tu stupidamente avevi fino a quel momento ignorato, data la tua incompletezza e acidità, frutto di singletudine o peggio ancora di forti delusioni.
La vita le sorride ed è finalmente ampiamente corrisposta!
Ed eccoci al nodo centrale della questione: quante volte vi è capitato di sentire lei dire a lui “amore oggi mi sono organizzata per conto mio” e quante invece avete sentito uscire le medesime parole dalla bocca di lui??
Ma ci fate mai caso alla percentuale di donne che si adattano ad un uomo pur di stargli accanto?? Ecco che ti ritrovi ad uscire con gli amici di lui, farci cene, vacanze e le fidanzate dei rispettivi diventano magicamente le tue più care amiche di circostanza ( sono sulla stessa barca.. tanto vale remare insieme!).
E’ questa la cosa più divertente di tutto l’affare: devi seguirlo se vuoi averlo.
E parliamoci chiaro tutte le belle cose delle quali si sente dibattere oggi a proposito dell’indipendenza femminile (non mi riferisco più di tanto a quella economica) sono, concedetemelo, grandissime puttanate!

Eccovi la scena tipo: Lei prende appuntamento con delle amiche per un aperitivo.
La fanciulla speranzosa fa di tutto affinché l’incontro avvenga in una zona a lui comoda, nell’eventualità in cui il principe azzurro decidesse di contattarla post- ufficio, così che le possibilità di incontro aumenterebbero assai.
Nel qual caso lui proprio non dovesse chiamarla, lei decide di tirare il più tardi possibile
in attesa che l’amato si faccia finalmente vivo (lei non chiama per non stargli addosso e lasciargli i suoi sacrosanti spazi).
In tutto questo la ragazza speranzosa custodisce gelosamente una sobria sacca contenente un cambio ( per l’eventualità in cui, se proprio le va di culo, la inviti a passare la notte da lui).
Il bello viene quando, dopo tre ore in cui la fanciulla innervosita dalla latitanza tanto esorcizzata dell’ometto in questione, riceve finalmente la chiamata. Con quest’ultima ecco la tanto attesa proposta di vedersi alla quale lei con assoluta nonchalance risponde facendogli credere di essere proprio e giusto dietro casa sua.
Il melodramma è se la telefonata non arriva. Allora l’orgoglio femminile ch’entro ti rugge ti violenta per non scrivergli nulla (sempre per non soffocare la sua indipendenza) e ti monta un’incazzatura che in cuor tuo sai già che la notte placherà, per ridarti nuovo vigore di sentimento all’apertura delle palpebre il mattino seguente.
In conclusione: se vi siete ritrovate in questo quadretto di vita comune, posso porvi una domanda??
Se aveste la lampada e il genio, quello blu e bello pasciuto della Walt Disney vi regalasse tre desideri, uno non potrebbe essere quello di materializzarvi uomo per un giorno??
Forse ci capiremmo qualcosa di più.