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mercoledì 6 maggio 2009

And the winners are....

di Elena Maria Manzini da New York

Cari lettori Rosa Shokking,
domenica si e' chiuso il Tribeca Film Festival con le proiezioni dei film che hanno ottenuto il plauso del pubblico e della giuria di professionisti del settore.
Io sono riuscita a vedere tutti i film che hanno vinto e sono qui proprio per raccontarveli...che bel lavoro che mi sono scelta!!
Il premio del pubblico e' andato alla spassosissima commedia "City Island', interpretato e prodotto da Andy Garcia: la famiglia Rizzo abita in una piccola isola di fronte al Bronx che si chiama City Island, la peculiarita' dei componenti di questa famiglia e' che ognuno di loro, a parte fumare di nascosto dagli altri, ha un segreto che non vuole rivelare. Il padre, guardia carceraria in realta' prende lezioni per fare l'attore, la madre (Julianna Margulies, l'infermiera Carol di ER) ha una cotta per il galeotto che il marito porta a casa ad aggiustare il giardino, la figlia fa la stripper per pagarsi il college, il figlio adolescente ha una passione un tantino feticista per le donne sovrappeso. Ma sara' il segreto piu' segreto del capofamiglia, che non ha voluto a confessare nenche a se stesso per 24 anni, a riunire la famiglia.
La giuria, guidata da Uma Thurman, ha decretato vincitore del festival il film iraniano "About Elly", gia' vincitore dell'Orso d'Argento a Berlino.
Il film, meravigliosamente interpretato da un otto attori provenienti dal teatro, mostra una gita al mare di un gruppo di amici che si trasforma in tragedia quando un incidente causa la sparizione di Elly. Presto piccole bugie, che non avrebbero avuto rilevanza se non fosse successo nulla, si accumulano e creano il caos fra i protagonisti sempre piu' in ansia per la giovane. Menzione speciale al miglior filmmaker emergente e' stata attribuita al regista del film norvegese "North", una commedia un po' triste che racconta il viaggio di Jomar verso nord per conoscere il figlio di 5 anni che non ha mai visto, durante il quale incontrera' personaggi soli come lui, rimettera' gli sci dopo 5 anni da un incidente che gli aveva distrutto la carriera di sciatore professionita e imparera' ad ubriacaresi incollando un assorbente interno sulla testa....
Gli attori premiati per le loro performances sono: Ciaran Hinds per il magnifico e inquietante film irlandese "The Eclipse" e Zoe Kazan per il suo ruolo di adelescente malata di epilessia in "The Exploding Girl".
Il premio come miglior documentario e' stato assegnato a "Racing Dreams": il film segue per 1 anno le gare di gokart di tre ragazzini, dagli 11 ai 13 anni, che aspirano a diventare corridori professionisti nel circuito americano Nascar. Il film e' stato tutto girato con una piccola telecamera che riesce a lasciare liberta' ai ragazzi protagonisti e li mette a proprio agio, tanto che spesso si dimenticano che ci sia, per questo regala una visione fresca e molto realistica della loro vita, dei sogni, ma soprattutti di tutti i sacrifici che devono affrontare insieme alle loro famiglie per mettere a frutto il loro grande talento. Il premio come filmmaker emergente e' andato a Ian Olds il regista del film "Fixer, the Taking of Ajmal Naqshbandi" sulle esperienze e la tragica morte per tramite dei talebani dell'aspirante giornalista afgano rapito con il corrispondente de La Repubblica Daniele Mastrogiacomo.
Tutti i film in concorso erano di un livello veramente alto, molto di piu' dello scorso anno forse anche perche' e' cambiata la direzione artistica ora in mano a Goeffrey Gilmore, ex direttore del Sundance. Purtoppo non e' stato assegnato nessun premio al mio film preferito: "Accidents Happen" girato dal giovane regista australiano Andrew Lancaster e interpretato
da una magistrale Geena Davis. Il giovane Billy, pur essendo il figlio minore e avendo solo 15 anni, deve gestire una madre frustrata e acida, un fratello ubriacone e un padre che ha abbandonato la famiglia dopo un incidente stradale nel quale e' morta la sorella ed e' rimasto in coma il quarto fratello. I dialoghi sono incalzanti, le interpretazioni perfette, la storia che potrebbe essere superdrammatica e' trattata con leggerezza ma senza perdere di spessore....meraviglioso!!!!!
E qui si chiude la mia narrazione....ora sono nella mia casetta con il pass al collo e mi sento persa...ma non vi abbandono, giuro che se vedo qualcosa di interessante qui negli States ve lo segnalo prima che arrivi in Italia. Sempre che i distributori italiani si decidano a far vedere anche dei film indipendenti nelle nostre sale cinematografiche!
Bacioni da New York.

venerdì 1 maggio 2009

E le ragazze si fanno trovare pronte...!

di Elena Maria Manzini da New York

Carissimi lettori Rosa Shokking,
dopo aver letto il mio post di qualche giorno fa non avrete mica pensato che al Tribeca le ragazze restassero in panchina a guardare i ragazzi giocare, vero?
Per fortuna il nuovo direttore del festival, ha deciso quest'anno di puntare sulle registe donne e sulle figure femminili forti, un po' perche' fanno tanto festival indipendente e un po' perche' le fanciulle stanno cominciando a farsi valere sempre di piu' e in tanti diversi generi.
Due sono i documentari che ho visto e che vi voglio segnalare: "The Burning Season" e "P-Star Rising". Il primo si occupa del grave problema della deforestazione in Indonesia ed e' stato girato dalla regista Cathy Henkel che ha gia' vinto il Tribeca Film Festival nel 2004 con un documentario su sua madre.  Il secondo, "P-Star Rising", racconta 5 anni di una giovanissima cantante rap che cerca di uscire dal ghetto di New York grazie alla sua musica; il film mostra quanto sia difficile, anche se si ha molto talento come Priscilla, in arte P-Star, riuscire a scalare le classifiche e avere successo soprattutto quando si ha per manager un padre senza una vera esperienza, ma con tanti problemi alle spalle.
Tra i film in concorso tre sono stati diretti da registe donne: "Queen to Play", "The Fish Child" e "Hansome Harry". "Queen to Play" tratto dalla novella "La Giocatrice di Scacchi" di Bertina Henrichs e' stato scritto e diretto da Caroline Bottaro e racconta la storia di una cameriera d'hotel (Sandrine Bonnaire) che si innamora del gioco degli scacchi e riesce a dimostrare il proprio talento grazie all'aiuto di un dottore americano per il quale fa le pulizie, interpretato da un fantasmagorico Kevin Kline che recita perfettamente anche in francese!

"The Fish Child" e' la seconda opera della controversa, e giovanissima, regista argentina Lucia Puenzo che ha gia' fatto molto parlare di se' con la sua prima pellicola "XXY" il cui protagonista era un'ermafrodita. "The Fish Child" basato sul libro scritto dalla stessa Lucia quando aveva solo 23 anni, e' sia un thriller che un fantasy che una storia d'amore: Ailin lavora come donna di servizio a casa di Lala da tanti anni, le due ragazze si innamorano e vorrebbero scappare insieme in Paraguay, ma la morte del padre di Lala porta una di loro in carcere e l'altra a viaggiare lontano per scoprire cosa si trova nel fondo di un lago. (Vi allego due video della conferenza stampa con Lucia Puenzo)
Nelle altre sezioni ho visto il film "Serious Moonlight" diretto dall'attrice televisiva Cheryl Hines alla 
sua prima prova dietro la macchina da presa, interpretato da Meg Ryan e scritto dalla giovane e tragicamente famosa attrice, sceneggiatrice e regista Adrienne Shelly, uccisa recentemente nella sua casa di New York da un rapinatore. Il film consiglia una fantasiosa strategia a qualsiasi donna intorno ai 40 che venga lasciata dal marito per una piu' giovane: legatelo alla tazza del wc con le braghe calate e fategli ricordare perche' si e' innamorato di voi! Da notare anche la carinissima pellicola "Entre nos" che racconta la vera storia della madre di una delle due registe, abbandonata dal marito con due figli piccoli dopo tre settimane che la famiglia si era trasferita dalla Colombia a New York e che ha saputo avere la meglio su tutte le difficolta'.
Alla prossima per sapere chi ha vinto il festival e per la lista dei film che mi sono piaciuti di piu'! 


martedì 28 aprile 2009

The boys are coming!!!

di Elena Maria Manzini da New York

Carissimi lettori Rosa Shokking,
lo scorso week end, lottando contro la pulsione di sdraiarmi nel bel mezzo di Central Park a godermi i trenta gradi che stanno scongelando New York dopo un inverno rigidissimo, ho deciso di esplorare il lato maschile del Tribeca 2009. Ho visto alcuni film e documentari che mettono storie di uomini al centro della narrazione e come vi avevo preannunciato ho partecipato all'incontro con i protagonisti e il regista del film messicano "Rudo y Cursi".
"My last five girlfriend" e' la risposta dell'uomo britannico al diario di Bridget Jones. Il film, basato sul bestseller di Alain de Botton, ci porta nel luna park "Il mondo di Duncan" all'interno del quale ogni giostra rappresenta una ex fidanzata del protagonista. Finalmente si vede il dietro le quinte delle relazioni sentimentali dal punto di vista degli uomini, non stereotipati come sono in tante commedie romantiche, ma sinceri nella ricerca dell'anima gemella e tanto insicuri e alla deriva quanto sono le donne. In piu' se mi lasciate un commento personale, il protagonista e' talmente adorabile che non sembra neanche inglese...
Il documentario in concorso "Fixer: the taking of Ajmal Naqshbandi" girato dal regista americano Ian Olds racconta il rapimento in Afghanistan del giornalista della Repubblica Daniele Mastrogiacomo visto con gli occhi degli amici di Ajmal, il fixer che l'ha accompagnato dai talebani e che invece di essere liberato insieme a lui e' stato brutalmente assassinato. 
Nella conferenza stampa che ha seguito la visione del film ho
 avuto l'opportunita' di chiedere agli autori se avessero cercato di intervistare anche i rappresentanti del governo italiano o Gino Strada, il fondatore della NGO Emergency che ha fatto da intermediario per la liberazione di Mastrogiacomo. Mi hanno risposto che nessuno di loro ha voluto rilasciare dichiarazioni a riguardo. Il giovane Ajmal e' stato decapitato davanti ad una telecamera perche', al contrario di Mastrogiacomo, non sono state accettate le richieste dei rapitori e cio' ha lasciato nei suoi connazionali la sensazione che la vita di uno straniero fosse piu' importante di quella di un afgano. Il documentario ad agosto verra' trasmesso dal network americano HBO e spero che presto venga distribuito anche in Italia.
La valanga messicana di "Rudo y Cursi", circondata da un aurea di preoccupazione considerando le drammatiche notizie sull'influenza suina, ha travolto con molta ilarita' gli spettatori del film e della conferenza. I giovani, ma gia' affermati attori Gael Garcia Bernal e Diego Luna hanno infatti intrettenuto il pubblico con scherzi, aneddoti dal set, ma soprattutto con dichiarazioni molto intelligenti sul ruolo degli artisti nella societa' moderna e sull'importanza di amare il proprio lavoro per creare un dialogo con i propri spettatori (vi ho caricato due video). La commedia "Rudo y Cursi" narra l'avventura di due fratelli che vengono scoperti da un procuratore di talenti calcistici in un bananeto di una zona sperduta del Messico e diventano in poco tempo delle stelle del calcio. Il calcio pero', come ha spiegato lo sceneggiatore/regista Carlos Cuaron, non e' altro che un contesto nel quale viene raccontata la storia di rivalita' e amore tra fratelli. Il team rivede al lavoro i protagonisti e lo sceneggiatore del capolavoro di qualche anno fa "Y Tu Mama' Tambien" che se non avete ancora visto, vi ordino di uscire subito e andare ad affittare, ne vale la pena! Come vale la pena andare a vedere "Rudo y Cursi" quando verra' distribuito in Italia.
A presto con la risposta delle donne a questo sfoggio di testosterone!

venerdì 24 aprile 2009

Dal Tribeca. Partenze, esplosioni e anche un po' di sport...

di Elena Maria Manzini da New York

Carissimi lettori Rosa Shokking,
il Tribeca e' cominciato in modo scoppiettante e non solo per il gala' della prima di "Whatever Works" di Woody Allen, ma anche per le proiezioni di due dei film in concorso: "Seven Minutes in Heaven" dell'israeliano Omri Givon e "The Exploding Girl" di Bradley Rust Gray.                                            
Purtroppo devo ammettere che per un soffio non sono riuscita ad entrare a vedere il film di Woody, l'anno prossimo, lo giuro mi infilo al gala' di apertura...pero' per rifarmi ho visto tutti gli altri film che hanno mostrato negli ultimi due giorni!
"Seven Minutes in Heaven" racconta il percorso catartico di una giovane donna, Galia, che rimane coinvolta in un attentato terroristico a Tel Aviv insieme al fidanzato Oren. Il ragazzo purtroppo muore dopo un anno di coma e Galia rimane sola e segnata a vita da terribili cicatrici delle bruciature dovute all'esplosione. Solo ricordare cosa e' successo quel giorno e rivivere i 7 minuti in cui e' stata dichiarata clinicamente morta potra' aiutarla a superare la tragedia che l'ha colpita. "The Exploding Girl" di esplosivo ha solo il titolo, e' un film lentissimo che dura 79 minuti che sembrano 3 ore e mostra l'estate di una studentessa universitaria, Ivy, lontana dai libri e dal fidanzato, ma in conpagnia dell'amico di infazia Al. Due sono le
proccupazioni di Ivy, riuscire a contattare il ragazzo per telefono e cercare di tenere sottocontrollo lo stress e le emozioni perche' soffre di epilessia. Sotto controllo e trattenuto e' quindi tutto il film che brilla solo per le interpretazioni dei due protagonisti: Mark Rendall e  Zoe Kazan, nipote del grandissimo regista Elia Kazan, che abbiamo potuto apprezzare anche in "Revolutionary Road" nel ruolo dell'amante di Leonardo Di Caprio.
Il Tribeca da' anche l'opportunita di vedere dei film che hanno gia' vinto premi prestigiosi e che sono stati presentati ad altri festival nell'ultimo anno. Fra questi ho visto "Rudo y Cursi" di Carlos Cuaron, fratello di Alsonfo e sceneggiatore di molti suoi film fra cui il fantastico "Y Tu Mama' Tambien" di cui riutilizza i protagonisti e "Departures" la pellicola giapponese che ha ottenuto l'Oscar come miglior film straniero. "Departures" e' un vero capolavoro, uno di quei film che trattano un materia tragica come la morte e la sepoltura in maniera talmente leggera e poetica da farti piangere con un sorriso, cosa si puo' volere di piu' al cinema!
Di "Rudo Y Cursi" commedia spassosissima sul gioco del calcio vi parlo lunedi' dopo che avro' partecipato alla conferenza organizzata all'Apple Store del regista e dei due attori protagonisti Gael Garcia Bernal e Diego Luna.
Vi posso invece raccotare subito l'incontro, sempre organizzato dalla Apple e totalmente gratuito, che i fan hanno avuto con Spike Lee. Io qui mi sono infilata alla grandissima e ho preso un posto in prima fila proprio davanti a Spike! Il regista di "Inside Man" e "Malcom X" ha fatto vedere spezzoni e raccontato aneddoti dei suoi ultimi lavori, i documentari "Kobe Doin' Work"
 e "Passing Strange", e ha risposto alle domande del pubblico che si sono trasformate in una specie di Job Fair. Infatti, Spike ha lasciato il negozio con due sceneggiature, un libro, una maglietta e una quantita' indefinita di dvd!
Carissimi, vi lascio, ma ritorno prestissimo con altre novita' dalla Grande Mela! 


mercoledì 4 marzo 2009

4 di Marzo: ricordando il compleanno di Miriam Makeba grazie a Tsidii Le Loka.


di Elena Maria Manzini da New York

Cari lettori Rosa Shokking,

qui a NY si fanno degli incontri strani, divertenti, interessanti, a volte inquietanti e' vero, ma a volte veramente entusiasmanti. Grazie a Cristiana, una grande esperta e appassionata di musica, ho avuto la fortuna di incontrare Tsidii Le Loka una cantante nata in Lesoto, cresciuta artisticamente in Sud Africa e trasferitasi negli Stati Uniti agli inizi degli anni ’90 dove, dopo la laurea all'Universtita' del Massachussets, e' stata subito chiamata per interpretare il ruolo di Rafiki nel musical “The Lion King” diretto da Julie Taymor. Tsidii non era comunque nuova a palcoscenici di altissimi livelli, infatti prima di trasferirsi negli Stati Uniti era stata scelta giovanissima dalla meravigliosa artista sudafricana Miriam Makeba, recentemente scomparsa proprio in Italia, per fare parte del primo concerto che ha tenuto in Sud Africa dopo 30 anni di esilio e la successiva tourne’.

Il 4 di marzo cade il compleanno di Miriam Makeba e Tsidii, insieme ad altri artisti di fama mondiale, e’ stata invitata dalla famiglia della famosa cantante africana a partecipare al concerto tenutosi in suo onore in Sud Africa. La canzone di Miriam Makeba, scelta da Tsidii, per lo spettacolo e’ una bellissima ballata intitolata “Ask the rising sun”, che ho trovato su youtube cantata da una Makeba appena trentenne. 


Tsidii sta lavorando ad un paio di nuovi progetti: uno spettacolo in memoria di Miriam Makeba intitolato Artspeak al quale ho assistito un paio di settimane orsono, ed un concerto che si terra' a New York il 1 e il 2 di Maggio, intitolato “To the rising sun” nel quale verranno eseguite canzoni rese famose da Miriam Makeba, Nina Simone e Odetta Holmes. Tre artiste di grandissimo talento, con una forte personalita' e molto impegnate sul fronte dei diritti civili.

Per stuzzicarvi a leggere l’intervista nella quale Tsidii racconta la sua strabiliante carriera artistica, la sua visione della vita e del ruolo delle donne (con molte tette) nell’arte, che sara’ pubblicata il prima possible sulla nostra rivista vi propongo un assaggio di quello che mi ha raccontato...

1) sulla celebrazione del compleanno di Miriam Makeba in Sud Africa e la scelta della canzone "Ask the rising sun". 

"La famiglia mi Miriam Makeba mi ha invitato a scegliere una canzone e mandare un video per la celebrazione del compleanno, molti altri artisti si esibiranno sul palco e le canzoni piu' famose erano state scelte. Non mi sono preoccupata perche' esendo la persona che sono preferisco le cose piu' inusuali che mi rendono diversa dagli altri per questo ho deciso di reintepretare questa vecchia ballata. Penso che per celebrare qualcuno nel miglior modo possibile dobbiamo prima di tutto essere autentici e celebrarli usando la nostra voce, il loro lavoro l'hanno gia' fatto, non dobbiamo copiarlo, ma contemplarlo e lasciarci ispirare da esso. Questo e' stato il mio approccio per interpretare la canzone. Mi piacciono tantissimo le parole di "Ask the rising sun", e' una canzone serena e riflessiva, porta la persona in un luogo di contemplazione solitaria dove puo' cantare per se stessa, ma sa che la' fuori c'e' un mondo pieno di persone."

"Miriam Makeba family invited me to choose a song and send a video for the big celebration, a lot of other performers will be on stage and they will be performing Miriam's famous songs, but being the kind of person I am, I always go for the unusual thing that makes me different that is why I picked this old ballade. I think that to celebrate someone in the best way first of all we have to be authentic to what we are and celebrate them in our voice: they already have done their work, we just need to contemplate it and being inspired by it. That was my approach in performing this song. I really love the words and feel of "Ask the rising sun", it is a serene and reflecting song. Takes a preson into a place of contemplation where is lonely and can sing to himself, but also knows that there is a world of people out there. "

2) Sullo spettacolo che sta preparando per il 1 di maggio a New York.

"E' un modo per far si' che il pubblico conosca delle artiste che magari non hanno mai sentito nominare e scoprire una parte della nostra storia. Dico "nostra" perche' queste donne sono cittadine di tutto il mondo, il loro era un messaggio di speranza per un mondo migliore e lo hanno dimostrato anche con la loro incredibile partecipazione al movimento per i diritti civili. Non cantano solo l'esperienza Afro-Americana o Africana, cantano l'esperienza della razza umana. Possiamo avere culture differenti, pelli di colori diversi e capelli diversi, ma facciamo tutti parte della stessa razza altrimenti non potremmo procreare!! Non c'e' bisogno di mascherare la nostra bellezza e di avere vergogna di quello che siamo, non importa che pensano le altre persone, gli esseri umani sono bellissimi. Io non devo coprirmi di trucco o cambiare i miei capelli, a volte lo faccio perche' mi piace giocare, ma non ho bisogno di mascherarmi, noi siamo tutti bellissimi come siamo."

"It is a way to let the audience know artists they maybe never heard of and to discover a part of our history. I say "our" because these women where women of the world, their message was a hopeful message to a better day and they showed it in their incredible partecipation in civil rights movement and beyond. It is not only the African American experience or the African experience they sing, it is the experience of the human race, we have different cultures, we may have different skins and different hair, but we are all the same race otherwise we would not be able to procreate! There is no need to mask our own  beauty or to be ashamed of it in any way, no matter what another person sees. A human being is beautiful. I don’t need to put on make up and change my hair, I just do it sometimes because I like to play and have fun, but I don’t need to mask myself, we are truly beautiful as we are."

giovedì 30 ottobre 2008

Festival Internazionale del Film di Roma. I miei film preferiti.

di Elena Maria Manzini da Roma

Carissimi lettori Rosa Shokking,
sono stata silente per un po’ di tempo e me ne scuso, ma aspettavo l’occasione giusta per farmi viva. E quale migliore opportunità del Festival Internazionale del Film di Roma? Purtoppo non ho potuto rimanere a Roma per più di qualche giorno e sono anche stata rallentata negli spostamenti da una discreta quantità di pioggia, ma da vera paladina del buon cinema non mi sono lasciata scoraggiare dal poco tempo e dal lago di fronte all’Auditorium!
Tra i film che ho visto tre in particolare mi hanno veramente colpito.

Il primo e’ “Lol“, scritto e diretto dalla regista Lisa Azuelos. Il film meravigliosamente interpretato da un gruppo di adolescenti e da Sophie Marceau, questa volta nel ruolo di mamma, narra di una ragazza travolta dai primi amori, le prime canne, la scuola e gli amici, insomma dall’adolescenza. Gli attori sono bravissimi qualsiasi sia la loro età, ma brillano senza dubbio le due protagoniste madre e figlia, guidate in modo discreto da una donna che ha scelto di prendere sputo dal proprio trascorso perchè ha capito, e si vede, che le storie di vita vera spesso sono le più interessanti. Mentre guardavo il film presentato nella sezione “Alice nelle città” alla presenza di un paio di classi della scuola superiore che si divertivano e partecipavano con passione identificandosi con le vicende narrate sullo schermo, mi chiedevo: ma perchè in Italia non riusciamo a fare film del genere e ci incistiamo con la banalità, finta provocatrice, di Federico Moccia e con i suoi casting su internet…? Lascio a voi l’ardua sentenza.
Dalla Francia sono passata alla Danimarca per il film “When a man comes home” del regista Thomas Vinterberg, uno degli adepti della filosofia cinematografica nordeuropea Dogma che si ripromette di narrare la verità, tutta la verità e niente altro che la verità. Un famoso cantate lirico torna nella città natale e gli viene preparata una grande festa presso l’hotel più sfarzoso. Il protagonista, un giovane aiuto cuoco balbuziente, ma talmente bello che mi ha fatto venire la voglia di partire all’istante per la Danimarca, nello stesso giorno scopre che il proprio padre è ancora vivo e che Maria, il suo primo amore, e’ tornata in città. Il film e’ una commedia narrata con un ritmo dolce, spiccano personaggi delineati e molto divertenti, come il team di chef e il direttore dell’hotel, che regalano allo spettatore momenti di pura ilarità.

Fra tutti i film che ho visto devo dire che il più bello e’ stato senza dubbio “Easy Virtue” diretto da Stephan Elliot, già regista del capolavoro “Priscilla, la regina del deserto.”. Anni ’30, Larita, spregiudicata pilota di auto da corsa e americana, la bellissima Jessica Biel, sposa in seconde nozze il giovane rampollo di un’aristocratica famiglia inglese e viene portata a casa per essere presentata ufficialmente ai famigliari. Lo scontro di culture e di caratteri fra Larita e la padrona di casa interpretata da una fenomenale Kristin Scott Thomas, da’ vita ad un’atavica battaglia suocera-nuora combattuta con frasi argute, cattiverie e accidentali assassinii di cani…Spero proprio per voi che lo distribuiscano in Italia in prima possibile!
In chiosa, una curiosità: il Ministero delle Pari Opportunità ha preparato presso il festival uno stand all’interno del quale si poteva sperimentare un interessante percorso sensoriale che rappresentava l’inferno, il purgatorio e il paradiso della percezione della donna da parte del cinema. Infatti, percorrendo un accidentato corridoio buio sono stata bombardata da famose battute tratte da capolavori cinematografici. Ve ne cito una per ogni sezione: Inferno “Ma come fa a descrivere così bene una donna?”. “Penso ad un uomo, e tolgo autorevolezza e affidabilità” (Jack Nicholson in Qualcosa è cambiato); Purgatorio: “Ma tesoro amerai anche il mio cervello?”. “Una cosa per volta” (Priscilla Lane e Cary Grant in Arsenico e vecchi merletti); Paradiso “Sei la madre, la sorella, l’amante, l’amica, l’angelo, il diavolo, la terra, la casa…” (Marcello Mastroianni ne La dolce vita).
Vi rimando a domani per sapere del mio incontro, non proprio privato, con Viggo Mortensen.

martedì 15 luglio 2008

Interviste a Helen Mirren e Kim Cattrall.

di Elena Maria Manzini da Roma

Due signore del mondo dello spettacolo internazionale sono state celebrate durante il Roma Fiction Festival: la grandissima Helen Mirren, premio Oscar per “The Queen” e famosa in Inghilterra anche per la sua interpretazione della poliziotta televisiva Jane Tennison in Prime Suspect e la bellissima Kim Cattrall la spregiudicata Samantha di Sex and the City. Entrambe sono venute per ricevere il premio dei lettori di Tv Sorrisi e Canzoni.
Moltissime sono state le domande poste dai giornalisti italiani, ecco le più interessanti.



Lei ha lavorato sia in televisione che al cinema. Qual è il mezzo con il quale si trova più a suo agio?
Mi piacciono molto i piccoli film indipendenti perché possono essere molto interessanti, purtroppo però di solito anche i migliori non vengono distribuiti. Devo dire che per quanto mi riguarda il lavoro migliore che ho fatto è stato in televisione grazie alla serie poliziesca Prime Suspect.Ho lavorato su questa serie per 20 anni con una pausa di 7 e sono convinta che se domani un autobus mi investisse scriverebbero è morta Jane Tennison, non Helen Mirren. Mi trovo molto bene col mio personaggio, mi piace lavorare con molti sceneggiatori diversi che lo rendono sempre diverso e sono orgogliosa perché Prime Suspect ha dato l’avvio alla carriera di molti sceneggiatori e registi bravissimi.

Lei ha avuto moltissimi successi. Le è rimasto un sogno che ancora non ha realizzato?
Ho comprato con mio marito (il regista di Ufficiale e Gentiluomo Taylor Hackford) una masseria in Puglia, vorremmo ristrutturarla e renderla bellissima. Noi viaggiamo moltissimo e a causa del mio lavoro io sono sempre impegnata su qualche set, la prima volta che mi ha invitato non ho neanche potuto andare a cena dalla regina perché stato lavorando da un’altra parte. Vorrei un po’ di pace e l’Italia mi sembra il luogo giusto.

Progetti cinematografici?
Mio marito mi ha diretto in un film intitolato Love Ranch, dove interpreto la maitresse di un bordello e vedrete Joe Pesci nel ruolo di mio marito. Il film è basato su una storia vera e anche se non è stato concepito come una commedia il risultato è molto divertente.

Lei ha interpretato entrambe le regine “Elisabetta”, che idea si è fatta del rapporto tra donne e potere anche considerando che quest’anno una donna ha tentato di diventare presidente degli Stati Uniti.
Elisabetta I ed Elisabetta II sono molto simili per quanto riguarda la loro visione del “lavoro” di regina, anche se hanno diverse capacità politiche e diversi caratteri. Elisabetta II non ha potere politico, Elisabetta I era una dittatrice, ma entrambe hanno lo stesso atteggiamento verso il potere perché sanno di essere state messe lì da Dio. Al contrario Hillary Clinton ha dovuto cercare il supporto dell’elettorato perché, nonostante quello che crede George Bush, non è Dio che mette il presidente degli Stati Uniti al suo posto. Mi piacerebbe molto vedere a Londra due statue di Elisabetta, una di fronte all’altra, sono entrambe state incoronate a 25 anni ed entrambe sono risultate essere le monarche più longeve della nostra storia.

Si è incontrata con la regina Elisabetta dopo aver vinto l’Oscar. Che cosa vi siete dette?
Non posso dire di cosa abbiamo parlato perché è stato un incontro privato. Posso dire che il the’ era buonissimo e i tramezzini invece facevano schifo.



Degli spettatori di Sex and the City il 90% sono donne. Gli uomini non lo guardano perché sono complessati?
Tutti hanno complessi non solo gli uomini. La nostra è una serie che manda un messaggio post femminista alle donne. Noi trasmettiamo il messaggio che le donne non sono solo delle puttane o delle madonne sono esseri molto complicati e complessi, una volta mi è stato detto che i 4 personaggi fanno una donna completa. HBO era un network di uomini e tutti gli shows erano scritti per uomini poi il nostro piccolo show è arrivato e rappresentava la verità di quello che stava capitando alle donne. Quello che può fare lo spettacolo è trasmettere un messaggio (politicamente corretto o scorretto che sia) a chiunque lo voglia ascoltare ed interpretare nel modo giusto.

Lei ha sempre affermato che ci sono molte difficoltà per le donne mature nel trovare ruoli a Hollywood. Quali sono i suoi progetti futuri?
E’ interessante che oggi voi onoriate Helen Mirren che è non è più una ragazzina, quindi evidentemente qualcosa è cambiato, in Europa infatti ci sono molte attrici mature che continuano a lavorare. Io voglio cominciare produrre così posso crearmi le occasioni di lavoro. Ho acquisito i diritti di una serie tv inglese che tratta di due donne di 50 e 60 anni che attraversano una crisi di mezza età. Voglio essere parte del cambiamento e spero che un po’ anche il film Sex and the City dove il mio personaggio compie 50 anni aiuti la causa.

Che rapporto ha con il suo corpo?
C’e’ una cosa che si chiama gravità, ma la sto combattendo… Nella mia carriera mi sono accorta a mie spese che non si ottengono le parti solo se sei brava, c’e’ anche la pressione di apparire perfetta, c’e’ un modello di bellezza e di sensualità che è veramente ristretto. Sono arrivata alla soluzione che quello che conta è come io mi sento, come io vedo il mio corpo e non gli altri. Comunque mi piace molto fare esercizio e rimanere in forma.

Quando le hanno offerto il ruolo di Samantha lei non lo voleva accettare, perché?
Io non volevo accettare il ruolo perché avevo 41 e non credevo di poter essere abbastanza sexy e sicura di me per interpretare Samantha nel mondo giusto. Poi un mio amico mi ha chiamato e mi ha convinto dicendomi che questo show avrebbe cambiato la mia vita e la vita di molte donne e lo ringrazio ancora oggi. Infatti sono felice di dire che mi sbagliavo, Sex and the city fortunatamente ha cambiato il modo di definire l’idea di sexy.

Tutti la identificano con Samantha, ci può parlare un po’ di se stessa?
Io sono molto diversa dal mio personaggio, mi piacerebbe essere libera come lei, ma non penso che nessuno abbia l’appetito di questa donna, nemmeno certi uomini gay…è straordinaria! Quando gli scrittori scrivono apposta per te e per un ruolo così lungo per forza si comincia ad essere influenzati dal proprio personaggio tanto quando io ho influenzato lei. A differenza di Samantha io sono stata sposata e credo nelle relazioni di lunga durata. Il mio attuale fidanzato è un cuoco e anche a me piace molto cucinare. La mia vita è molto più calma e meditativa, esco spesso degli amici, ma sono più introspettiva. Mi sono molto divertita ad interpretare Samantha, ma per quanto riguarda il suo “appetito”, a me non piace rimpinzarmi come a lei….

L’ultimo paio di scarpe che ha comprato?
Dolce e Gabbana.

domenica 13 luglio 2008

Roma Fiction Festival

di Elena Maria Manzini da Roma

Carissimi lettori Rosa Shokking,
pensavate che non sarei mai tornata dagli States, vero? Anche io...E invece eccomi qui nei prati di casa, anzi meglio, in trasferta al Roma Fiction Festival.
Il festival tenutosi dal 7 al 12 di luglio ha mostrato, completamente gratis, al pubblico romano una scelta dei migliori telefilm stranieri e italiani ed alcune anteprime delle fiction che riempiranno le nostre serate televisive a partire da settembre.
Devo dire che, a parte un paio di sitcom straniere molto divertenti che probabilmente non vedremo mai sui nostri teleschermi, non ho visto nulla di particolarmente innovativo. In Italia, si punta molto sulle serie gia’ di successo come Ris, I Cesaroni, Boris, Piloti o la trasposizione televisiva del meraviglioso Romanzo Criminale. Per quanto riguarda le nuove fiction rivolte ai giovani i temi affrontati saranno i rapporti tra amici e i discorsi di sesso (una novita’..).
Sono stati presentati, in anteprima, due film per la televisione a carattere biografico: uno sulla vita di Einstein diretto da Liliana Cavani, ormai un’esperta di tele-biografie, e uno sulla vita della suora sudanese santificata nel 2000, Bakhita.
Particolarmente interessanti sono state una conferenza sul fenomeno Ugly Betty con la partecipazione del papa’ di tutte le Betty il colombiano Fernando Gaitan e le conferenze stampa delle signore del festival Helen Mirren e Kim Cattrall venute a ritirare un premio del pubblico.
Durante il festival, infatti, si sono tenute due serate di gala. Nella prima, martedi’ 8, sono stati consegnati i premi dei lettori di TV Sorrisi e Canzoni alle serie gia’ in onda e nella seconda, in chiusura della manifestazione, una giuria ha premiato le migliori fiction in concorso al festival.
Fra tutti i premi assegnati l’Italia ha ottenuto la menzione di migliore serie lunga per Boris 2, e due premi per le migliori interpretazioni a Lucrezia Lante della Rovere per il film per la televisione "Ovunque tu sia" e a Francesco Falchetto per la miniserie "Sonataula" recitata in dialetto sardo.
Solo un commento in chiosa, l’organizzazione del festival ha lasciato veramente a desiderare, non credo di essere mai stata presente ad una proiezione iniziata in orario…
A domani con le risposte di Helen Mirren e Kim Cattrall alle domande dei giornalisti italiani.

mercoledì 18 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Silvio Soldini e Andrea Molaioli.

di Elena Maria Manzini da New York
domande di Elena Maria Manzini e Diletta Gatti

Carissimi lettori Rosa Shokking,
l’ultima intervista che vi propongo, e’ un’intervista “doppia” a Silvio Soldini, sofisticato regista di “Giorni e Nuvole” che aveva gia’ fatto innamorare del suo cinema gli spettatori newyorkesi con “Pane e Tulipani”, e Andrea Molaioli, regista che con la sua opera prima “La Ragazza del Lago” non solo ha ottenuto un consistente successo di pubblico, ma ha anche vinto ben 10 “David di Donatello” fra cui il premio per la miglior regia.

EMM. Quanto e’ difficile per un film italiano essere distribuito negli Stati Uniti?
SS. “Giorni e Nuvole” uscira l’11 di luglio ed e’ il mio secondo film che viene distribuito negli Stati Uniti dopo “Pane e Tulipani”. Pero’ ci tengo a sottolineare che i film stranieri non doppiati in inglese e sottotitolati arrivano solo in pochissime citta’ americane: New York, Boston, San Francisco, forse gia’ a Seattle fanno fatica a vederlo. Il cinema americano attua la scelta protezionistica di non doppiare per questo e’ molto difficile distribuire.

AM. E comunque non e’ un problema che coinvolge esclusivamente l’Italia, e’ complicato che negli Stati Uniti arrivino film europei in generale. Magari noi nel nostro passato non abbiamo costruito una solidita’ industriale tale da poter provare ad esportare in modo conivinto i nostri film e quella puo’ essere una componente ulteriore di difficolta’. La barriera linguistica e’ comunque quella principale che prescinde dalla qualita’ del prodotto che si cerca di vendere.

EMM. E’ cresciuta l’attenzione degli spettatori amercani nei confronti del cinema italiano?
SS Sicuramente queste manifestazioni servono a far conoscere il nostro cinema all’estero. Soprattutto c’e’ un’attenzione maggiore verso il cinema italiano a partire dall’Italia, nel senso che il pubblico italiano va a vedere piu’ cinema italiano rispetto a 5 o 6 anni fa. Mi ricordo che nel 2000 quando e’ uscito “Pane e Tulipani” il commento della gente comune all’uscita del cinema era “Non sembra neanche un film italiano” e voleva essere un complimento. Adesso un cosa del genere non si dice piu’, il nostro e’ tornato ad essere un cinema che parla agli spettarori. C’e’ stato un momento che ha coperto dalla fine degli anni ‘80 a tutti agli anni ’90, invece, dove lentamente e’ cominciato un distacco dal cinema nazionale e non parlo degli incassi del cinema di Natale, i film fatti per essere commerciali e divertire e incassare ci sono sempre stati, ma c’e’ un altro tipo di cinema che vuole capire, parlare, approfondire che non esisteva piu’. Allora, la gente andava a vedere i film francesi e inglesi. Adesso sicuramente qualcosa si e’ mosso e questo si comincia a notare anche all’estero altrimenti non sarebbero mai stati assegnati due premi cosi’ importanti a Cannes. Non e’ un caso che un film come quello di Garrone (Gomorra) o come quello di Sorrentino (Il divo) esistano, due film cosi’ non possono nascere per caso.

AM. Per collegarmi a quanto ha detto Silvio, adesso e’ decisivo che su questa onda positiva per il cinema italiano si lavori per creare una grande diversita’ di offerta. Credo che la varieta’ sia la cartina al tornasole piu’ efficace per verificare la salute di una cinematografia, insieme alla possibilita’ di conquistare fette di mercato sempre piu’ ingenti. Se non si cerca un’espressione diversificata, il successo che in questo periodo stanno ottenendo molto film italiani rischia di essere stagionale, per cercare di dargli una struttura piu’ solida c’e’ bisogno di lavorare in questa direzione.

EMM. Signor Molaioli, lei infatti a scelto di esordire con un film poliziesco. Cosa l’ha spinta a scegliere questa storia?
AM. Io personalmente mi sono avvicinato a questa storia partendo dal romanzo da cui il film e’ tratto perche’ mi sembrava potesse unire da un lato la possibilita’ di muoversi dentro un genere utilizzando i codici tipo che esistono per il giallo, ma allo stesso tempo mi sembrava ci fosse lo spazio e il tempo di ragionare di altro all’interno di questa struttura drammaturgica. Mi sembrava che l’elemento piu’ affascianante fosse cercare di coniugare l’indagine che corre lungo il film, che va dalla scoperta di omicidio fino a quella dell’assassino, insieme alla possibilita’ di indagare su altre cose, su diverse umanita’, su disagi e inadeguatezze.

EMM. Progetti futuri di cui volete parlare?
SS. Sto finendo di montare un documentario sulla poetessa Vivian Lamarque e ne sto girando un altro. Sono sempre stato anche un regista di documentari e sebbene fossero ormai 5 anni che non ne giravo uno, ho scoperto che mi piace ancora molto. E’ un bel modo per far conoscere nuovi mondi e personaggi e allo stesso tempo e’ un modo di fare cinema piu’ agile, la troupe puo’ essere di solo due persone invece che di 40. Sto poi scrivendo il prossimo film che sara’ in linea con l’ultimo. “Giorni e Nuvole” e’ un film molto legato alla realta’ che stiamo vivendo e credo sia il momento giusto di continare ad indagarla.

AM. Sono in un momento nel quale sto cercando di capire bene quale puo’ essere il prossimo progetto e non sono pronto a parlarne. Posso solo dire che se dovessi individuare un altro giallo che avesse in se’ delle sfaccettature verso le quali provo desiderio di indagine forse continuerei sul genere, ma nel caso specifico, non credo che il mio prossimo film sara’ un altro giallo

EMM. Vi piacerebbe girare un film in America?
SS. ...un western...
AM...io un musical..
SS..anche a me piacerebbe girare un musical pero’ forse lo girerei piu’ in Italia. Mi piace il contrasto..

EMM. Come passerete questi giorni a New York? Lei, signor Soldini, conosce la citta’ perche’ ha abitato e studiato qui.
SS. Stai parlando della mia prima vita, sono tornato in Italia nell’82. Andro’ sicuramente a vedere cosa e’ successo a questa citta’ da allora. E faro’ delle spese!
AM Anche io faro’ shopping. Poi andro’ un po’ a zonzo compatibilmente con il tempo a disposizione, provando a visitare anche qualche museo.

EMM. Andrete anche a spiare gli spettatori che vedranno i vostri film, immagino..
AM. Assolutamente si’, e’ una delle cose che mi incuriosisce di piu’ in qualsiasi luogo. Con la curiosita’ di capire se alcune cose che sono evidentemente piu’ comprensibili in Italia possano essere colte anche da un pubblico che italiano non e’, nello specifico dagli spettatori newyorkesi.
SS. E’ sempre interessante perche’ i pubblici sono tutti diversi. Gia’ sono diversi dal Centro al Nord Italia, figurati dall’Italia a New York!

lunedì 16 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Ferzan Ozpetek.

di Elena Maria Manzini da New York
domande di Elena Maria Manzini e Diletta Gatti


Ferzan Ozpetek regista di film meravigliosi come "Le fate ingoranti" e "La finestra di fronte" non ha bisogno di presentazioni. E' venuto a New York per la quarta volta per accompagnare la sua ultima opera filmica "Saturno Contro" e come sempre ha ottenuto una calorosa accoglienza dal pubblico newyorkese.

EMM. E’ la quarta volta che lei partecipa alla manifestazione “Open Roads”..
FO. Troppo volte...

EMM. No, anzi e’ interessante sapere da lei come e’ cambiata l’attenzione del pubblico americano in questi anni nei confronti del nuovo cinema italiano.
FO. Sono venuto la prima volta qui con le “Fate Ignoranti” ed e’ stato un trionfo. Mentre ero a New York e’ uscita una pagina intera sul New York Times di domenica su di me e il film, quindi c’era la sala strapiena: e’ stata una cosa bellissima. Nel periodo delle “Fate Ignoranti” non c’era stato ancora l’11 settembre quindi la mente delle persone era compeltamente diversa. Poi sono ritornato con “La finestra di fronte” per il lancio del film in America distribuito da Sony Classic, sono venuto a Open Roads solo di passaggio, ed e’ stato un altro momento di trionfo. C’era una grande curiosita’ per un film che aveva vinto tutti i David di Donatello, e che Sony aveva scelto di distribuire. Quando sono tornato con “Cuore Sacro” ho trovato tutto un altro tipo di pubblico e un atteggiamento completamente diverso. Questa, come hai detto, e’ la quarta volta che vengo, non so dire come reagira’ il pubblico americano pero’ ho visto che i biglietti sono stati venduti subito perche’ la gente che frequenta questa manifestazione mi riconosce.

EMM. Anche “Saturno Contro” sara’ distribuito negli Stati Uniti?
FO. Si’, il film e’ gia’ stato comprato e verra’ distribuito tra poco. Non sono molto contento perche’ sara’ una distribuzione abbastanza specializzata. Sai, quando i film sono sottotitolati diventano di nicchia ed e’ difficile avere una larga distribuzione. E’ quasi impossibile che un film straniero venga doppiato e solo l’1% del mercato e’ rappresentato dai film non americani, tutto il contrario dell’Italia.

EMM. Ci puo’ parlare del suo prossimo progetto?
FO. E’ un progetto gia’ finito, e si prevede che esca nelle sale tra settembre e ottobre di questa’anno. Si intitola “Un Giorno Perfetto” e gli interpreti sono: Isabella Ferrari, Valerio Mastrandrea, Monica Guerritore, Stefania Sandrelli, Valerio Binasco, Nicole Grimaudo e molti altri attori. E’ un progetto che non mi apparteneva, perche’ non l’ho scritto io, me l’ha presentato Domenico Procacci e la sceneggiatura e’ firmata da Sandro Petraglia. E’ un progetto che mi ha attirato moltissimo da subito e sono in ansia e in attesa di vedere come reagira’ il pubblico.

EMM. Si parla di questo film per il Festival di Venezia..
FO. Non si sa ancora se la distribuzione preferira' il Festival di Roma o il Festival di Venezia. Per quanto mi rigurada l’attesa piu’ importante e’ l’incontro con il pubblico.

EMM. Le piacerebbe girare un film negli Stati Uniti?
FO. Mi piacerebbe lavorare su un progetto che mi interessa. Ricevo in continuazione delle proposte, si arriva anche a prendere contatti e a fare conferece calls, pero’ non si concludono gli accordi perche’ non ho ancora trovato il progetto giusto.

EMM. Lei e’ un grande direttore di attori. Con chi vorrebbe lavorare negli States?
FO. Dico sempre che mi piacerebbe molto lavorare con Meryl Streep, ma ci sono tantissimi attori che mi piacciono molto.

EMM. L’amicizia e’ uno dei temi chiave dei suoi film? Che ruolo ha nella sua vita?
FO. Gli amici sono la cosa piu’ importante della mia vita insieme alla salute. Loro sono la mia vera ricchezza.

EMM. Che rapporto ha con le sue interpreti femminili?
FO. Mi sono mepre innamorato degli attori che interpretano i miei film che siano maschi o femmine. Pero', adesso che mi ci fai pensare, con le attrici ho un altro tipo di rapporto, si crea un’intesa strana che va oltre il puro innamoranto professionale. Un rapporto veramente speciale.

EMM. Che cosa fara’ questi giorni a New York?
FO. A New York faccio sempe spese! E' anche una citta’ che mi affascina molto: vorrei passare sei mesi della mia vita a New York senza fare niente altro che alzarmi al mattina tardi, fare colazione e guardare la gente. Sono affascinato dalle persone qui a New York.

venerdì 13 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Jasmine Trinca.

di Elena Maria Manzini da New York
domande di Elena Maria Manzini e Diletta Gatti

Carissimi lettori Rosa Shokking,
di seguito l’intervista a Jasmine Trinca venuta a presentare il film "Piano Solo" di Riccardo Milani. Il film interpetato magistralmente da Kim Rossi Stuart ripercorre la tormentata vita del jazzista Luca Flores. Jasmine ha colpito il grande pubblico con la sua interpretazione nel film “La stanza del figlio” di Nanni Moretti e grazie ad intelligenti scelte di ruoli ha dimostrato di essere una delle piu’ interessanti e sensibili giovani interpreti italiane.

EMM. Quanto e’ cresciuto all’estero il livello di attenzione nei confronti del nuovo cinema italiano anche grazie a manifestazioni come questa e ai successi dei nostri film nei grandi festival internazionali?
JT. Io credo che l’attenzione nei confronti del cinema italiano sia sempre presente e viva. Manifestazioni come Open Roads qui a New York, ma io ho avuto la fortuna di andare anche a Tokio e a Shangai a presentare dei film, sono importantissime perche’ spesso si va su dei mercati dove la possibilita’ di vedere dei film di lingua straniera e’ quasi ridotta al nulla. In Cina per esempio entrano solo dei film americani, per una piccola percentuale, e francesi. Quindi l’idea non solo di promuovere, ma anche tutelare, di creare l'ooportunita' per qualcuno che non stia in Italia di vedere un film italiano mi sembra una buona forma di politica del cinema.
Oltretutto, si deve fare conoscere il cinema italiano attuale anche per tentare di andare oltre una leggenda che era il cinema italiano di qualche tempo fa. Cosi’ si da’ fiducia ai nostri cineasti e nascono film cone “Gomorra” o “Il divo”, per parlare di Cannes, dove critica e pubblico sono d’accordo. Non so se si puo’ parlare di una rinascita del cinema italiano, ma almeno il tentativo si deve fare.
Gli organizzatori di Open Roads mi dicono che i biglietti sono tutti esauriti, e’ la dimostrazione che se lo si propone la proposta viene accettata.

EMM. Ti piacerebbe lavorare negli Stati Uniti?
JT. Lo sanno fare loro il cinema! Mi piacerebbe molto perche’ mi piace conoscere modi diversi di lavorare e di pensare. Ho finito da poco di girare un film francese in Israele ed e’ stato uno sconvolgimento. Pero’ devo dire che gia’ e’ difficile lavorare ed essere seri nel paese in cui nasci, la cui lingua pratichi da quando sei nato, per venire a fare un film in America non e’ solo la questione di sapere l’inglese perfettamente, il livello del tuo lavoro deve essere eccellente. Ci sono tanti attori americani molto bravi...

EMM. Quali sono le attrici americane che rispetti particolarmente dal punto di vista professionale?
JT. Io non ho alcun preconcetto verso il cinema americano che sia spettacolare o indipendente, gli attori di scuola americana sono tutti di livello alto. In piu’ Hollywood raccoglie tutti gli attori di lingua inglese. Mi piace Cate Blanchett che viene dall’Australia, ma lavora ad Hollywood, mi piace Julianne Moore, ci sono tante attrici che vengono dall’Inghilterra, quindi sono di scuola europa che sono piu’ che dei modelli...Io per decenza non mi rifaccio a nessuno.

EMM. Ci vuoi parlare del tuo progetto francese?
JT. Io ho avuto la fortuna di aver fatto dei film in Italia che sono stati visti molto in Francia. Ho conosciuto il regista Alain Tasma, che e’ stato assitente per molti anni di Truffaut e Godard, e mi ha chiamato per il suo primo lungometraggio ambientato a Gerusalemme. Sono stata due/tre mesi in Israele e oltre all’eseperienza di fare un film in lingua straniera, infatti abbiamo girato in ebraico, francese, inglese e per fare folklore anche in italiano, la vera esperienza e’ trovarsi in quella zona del mondo. Devo confessare di essermi vagamente lasciata distrarre dalla questione della terra invece che concentrarmi sul fatto che stavamo girando un film meraviglioso.

EMM. Nel film di Milani, interpreti la fidanzata di Luca Folres, un famoso jazzista. Che rapporto hai con la musica?
JT. La musica ha avuto nella mia crescita una presenza fondamentale. Quando uno si forma deve avere delle possibilita’ per la propria mente, per la propria sensibilita’ di svilupparsi anche attraverso la musica e io ho avuto una mamma che sentiva sempre musica in casa, anche musica rock.
Nel caso di Luca Flores, il suo nome e la sua faccia non mi dicevano molto perche’ e’ un grandissimo musicista, ma in Italia e’ conosciuto solo degli addetti ai lavori. Quando ho sentito la sua musica, in fase di preparazione, c’e’ stato qualcosa di famigliare che mi ha riportato alla mia infanzia e credo di essere entrata in contatto con la sua musica. Penso che fosse cio’ che piu’ importava a Flores: anche se non dai una faccia e un nome ad un artista il suo lavoro ti deve lasciare qualcosa.

EMM. Qual e’ il ruolo delle donne, di voi attrici, nel cinema italiano?
JT. Credo che sia una domanda interessante e urgente, io spero che non ci sia bisogno che in Italia arrivi Almodovar per proporre dei ruoli femminili che a me piacerebbe raccontare. Non e’ questione di essere protagoniste di una storia, spesso il problema in Italia riguarda la scrittura e la presenza di figure femminili che sono solo un compiendio o un racconto per una figura maschile. Io credo invece che l’universo femminile sia molto complesso e anche per un regista, che in Italia sono per la maggior parte uomini, sia interessante provare a raccontare il mondo femminile. Senza partire da una presa di posizione, ma solo per raccontare qualcosa che c’e’ e che non e’ per forza solo la madre, la moglie, in alcuni casi l’amante e la sorella. Come ho detto, mi piacerebbe che ci fosse un interesse a partire dalla scrittura sui ruoli femminili e forse questo aiuterebbe tutte noi giovani attrici, che siamo ancora chi piu’ e chi meno immature, a sviluppare una consapevolezza sia nell’interpretazione che nella nostra crescita di donne.

mercoledì 11 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Fabrizio Gifuni.

di Elena Maria Manzini da New York

Fabrizio Gifuni e’ interprete di tre film proiettati nella rassegna Open Roads: “La ragazza del lago”, “La signorina Effe” e “Il dolce e l’amaro”. Oltre che per il suo lavoro di attore teatrale e cinematografico, il pubblico italiano l’ha potuto apprezzare nel film televisivo, “La meglio gioventu’” e nel ruolo di Alcide De Gasperi nella riuscita fiction diretta da Liliana Cavani per Rai Uno

EMM. Fabrizio, gli spettatori americani grazie a questa rassegna ti potranno vedere all’opera in ben tre film. Ti piacerebbe lavorare negli Stati Uniti?

FG. Si’, ma non e’ una cosa a cui penso costantemente perche' il cinema americano come entita’ astratta ci dice poco. Piu' che altro, visto che il cinema e’ fatto di persone in carne ed ossa, ci sono degli artisti che hanno messo in campo un cinema molto interessante con cui mi piacerebbe collaborare: Sean Penn, sia come regista che come attore, o Tim Robbins.

EEM. E fra le interpreti femminili americane?
FG. Ho avuto una parentesi su un set americano, Hannibal di Ridley Scott per qualche giorno in Italia e qualche giorno in America, il mio rammarico e’ di non aver lavorato con la protagonista femminile del film Julianne Moore, secondo me e’ un’attrice straordinaria.

EEM. Progetti futuri?
FG. Un progetto gia’ realizzato e’ il film di Edoardo Winspeare “I galantuomini” con Angela Finocchiaro che abbiamo finito di girare ormai diversi mesi fa. Aspettiamo solo il periodo d’uscita. Devo dire che ho una discreta aspettativa sul risultato perche’ e’ uno dei ruoli piu’ belli e impegnativi che abbia interpretato.
Ho anche in cantiere tre progetti teatrali. Prima di tutto uno spettacolo sulle lettere di Mozart con Sonia Bergamasco e quattro jazzisti che riprendiamo questa estate e il prossimo inverno, poi un progetto su Cesare Pavese e uno su Dante.

EEM. Quanto e’ difficile affermarsi in Italia come attore?
FG. Non lo so. Piu’ che altro e’ sempre piu’ difficile lavorare bene, e non solo in Italia. Per affermarsi entrano in campo fattori di pura casualita’, e’ anche il fascino di questo lavoro, l’importante e’ prepararsi artisticamente, seguire un proprio percorso interno e farsi trovare pronti quando arriva l’affermazione.

EEM. Che cosa hai intenzione di fare in questi giorni a New York?
FG. Jet leg a parte....Sono stato a New York 25 anni fa e non mi ricordavo nulla. Questa mattina ho fatto una lunga passeggiata e ho visitato Ground Zero, e’ uno scenario molto inquietante anche se lo stanno ricostruendo.

martedì 10 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Biutiful Cauntri.

di Elena Maria Manzini da New York

Cari lettori Rosa Shokking,
ieri sera all’interno della rassegna Open Roads. New Italian Cinema si e’ tenuta una discussione sul film documentario “Biutiful Cauntri” diretto da Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Beppe Ruggiero. Il film racconta visivamente e attraverso la testimonianza di agricoltori e addetti ai lavori la drammatica situazione delle discariche abusive in Campania e mostra chiaramente lo stato di frustrazione e delusione dei confronti delle istituzioni in cui vivono gli abitanti delle zone colpite. Era presente alla discussione la regista Esmeralda Calabria.

Presentatrice. Lei lavora come montatrice e questo e’ il suo primo film. Cosa l’ha spinta a realizzare questo documentario?

Esmeralda Calabria. Non ho mai pensato veramente di fare la regista, questo film e’ nato da un bisogno mio e degli altri registi di capire come si vivesse in Italia. La regione Campania e’ rappresentativa dal punto di vista visivo, perche’ e’ il luogo dove l’impatto oramai e’ cosi’ forte che e’ impossibile non notarlo. Percio’ ci sembrava il luogo migliore per raccontare attraverso le immagini la posizione in cui si trova il nostro paese.
La mia impressione personale e’ che da 10 anni non si parlasse piu’ di criminalita’ organizzata, poi ad un certo momento ci siamo trovati con i rifiuti per strada e sembrava che tutto fosse successo all’improvviso. E noi abbiamo cercato di capirne le ragioni.
La cosa che mi ha colpito di piu’ durante la lavorazione e’ che in Italia c’e’ il grosso problema della corruzione e della collusione. L’Italia e’ un paese cosi’ corrotto che sembra quasi impossibile trovare un modo per risolvere la situazione.

P. E’ solo una questione di corruzione? Come possono risolvere il problema? Non si tratta solo di spazzatura, nel suo film lei parla anche di rifiuti tossici.

E.C. Sicuramente ci sono persone piu’ esperte di me sulla questione perche’ e’ il loro mestiere, ma quello che ho capito in questo anno di lavoro e’ che c’e’ una grossa difficolta’ a capire la differenza tra legalita’ e illegalita’. Prima di tutto, i rifiuti per strada sono il risultato di un cattivo funzionamento a livello istituzionale: gli impianti di smaltimento sono stati affidati ad una ditta, la Impregilio del gruppo Fiat, che li ha costruiti male. Quindi ora non si sa dove smaltire i rifiuti, perche’ gli impianti si sono subito rotti e non sono per nulla adeguati. Se si assegna un appalto ad una societa’ che ha presentato progetti vecchi e inefficenti, si capisce che sotto c’e’ un disinteresse che ci sia un ciclo dei rifiuti che termini in maniera regolare.
Per quanto riguarda i rifiuti tossici c’e’ un meccanismo abbastanza preciso. Di solito partono dal Nord Italia dove ci sono le industrie che producono rifiuti pericolosi che hanno un costo di smaltimento molto elevato. Da subito entrano in campo degli intermediari, persone e societa’ commerciali (per questo si chiama anche criminalita’ dei colletti bianchi), che procurano alle industrie del nord il contatto per lo smaltimento dei rifiuti in regioni che lo fanno in maniera illegale e costi bassissimi.
A questo momento comincia la collusione e intrevengono persone, chimici o addetti ai controlli, che falsificano le analisi. Si possono seguire due strade: 1) i rifiuti tossici vengono direttamente classificati come normali e vengono scaricati in discariche illegali o addirittura in discariche legali, oppure 2) partono etichettati come tossici e attraversando discariche in diverse regioni italiane, si finge che vengano separati e trasformati in rifiuri normali, quando in realta’ vengono solo falsificati i certificati, e vengono scaricati in Campania o Puglia.

Domanda del pubblico. La situazione e’ cominciata a degenerare dal ’94 quando Berlusconi e’ stato eletto. C’e’ una connessione simbolica tra la presenza di Berlusconi al governo e il peggioramento della situazione?

Quando e’ andato al goveno Berlusconi la regione Campania aveva un governatore del centro sinistra. E’ difficile capire se il problema nasca dal governo Berlusconi, si puo’ evidenziare che lui ha portato con se’ persone poco affidabili e considerando che la Campania e’ gia’ una regione a rischio, perche’ c’e’ una criminalita’ organizzata molto forte, inserire persone poco raccomandabili non ha fatto altro che aumentre la tolleranza su quello che stava accandendo. Comunque non c’e’ differenza tra il governo Berlusconi o quello precedente o successivo, nessuno a fatto la minima cosa per affrontare il problema.

lunedì 9 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Intervista a Gianni Zanasi.

di Elena Maria Manzini da New York

Gianni Zanasi e’ il regista del film “Non pensarci”, recentemente distribuito nelle sale italiane e interpretato da Valerio Mastrandrea, Anita Caprioli e Giuseppe Battiston. Il film narra le vicende di un musicista piu’ che trentenne (Mastrandrea) che trovandosi ad un punto morto nella sua vita professionale e personale decide di tornare a casa dai genitori per un breve periodo. Scoprira’ che nulla puo’ essere dato per scontato.

EMM. Questa manifestazione e’ una vetrina importante per il tuo lavoro. Ti piacerebbe lavorare negli Stati Uniti?
GZ. Si’, ma non so quanto piacerebbe agli Stati Uniti.... E’ come per un giocatore di calcio africano venire a giocare in Italia, una cosa simile prova un regista italiano che viene in America. In piu’ io e altri registi italiani siamo portatori di una cultura mediterranea e abbiamo un modo di lavorare che a volte esce dagli schemi: il primo impatto sarebbe strano.

EMM. Pero’ allo stesso tempo e’ interessante mischiare la cultura italiana con la forza dell’industria cinematografica americana...
GZ. E’ vero, e’ importante nell’arte del cinema inserire il business e l’industria altrimenti non puo’ funzionare. Tra i motivi per cui il cinema americano mi attrae ci sono anche la forza, la professionalita’ e la dinamicita’ della sua industria.

EMM. Chi sono gli attori americani che ti piacerebbe dirigere?
GZ. Al Pacino. Penso che piu’ che altro starei a guardarlo e prenderei appunti. Ecco non vorrei dirigere Al Pacino, ma solo prendere appunti mentre recita!

EMM. Cosa c’e’ di autobiografico nel tuo film “Non pensarci”?
GZ. Prima di tutto vengo da Vignola che e’ il paese delle ciliege e mi sono trasferito a Roma per fare l’artista. Quella dell’artista e’ una carriera dinamica, a volte sei sotto e a volte sei sopra, il mio protagonista e’ in un momento in cui e’ decisamente sotto e so cosa vuol dire. Piu’ che altro pero' mi ha divertito prendere spunto dalle vicende personali per creare immediatamente dei personaggi che sono piu’ interessanti e piu’ eccitanti di me. I miei personaggi sono fuori di me e quando li racconto, e’ come salire su un treno, comincio un viaggio.

EMM. Valerio Mastrandrea e’ perfetto nel ruolo di Stefano. Avete pensato a lui dal principio?
GZ. No, abbiamo fatto dei provini e quando Valerio si e’ presentato per la parte ho capito che lui era Stefano. Al provino ha portato una sua interpretazione del personaggio che era molto vicina a quella che avevo in mente io mentre scrivevo. Per cui quando abbiamo lavorato insieme e’ stato come continuare a scrivere il film insieme.

EMM. Mi puoi parlare della musica che accompagna le immagini del film. Come l’hai scelta?
GZ. Sembra strana perche’ se la stendi su un foglio assomiglia ad una specie di frittura mista: buona, ma un po’ confusa. Vedendo il film, pero’ tutto avviene con grande naturalezza. Ho scelto le musiche con la montatrice, Rita Rognoni, senza seguire degli schemi logici. Se avessi seguito degli schemi logici avrei messo una musica punk non mi sarebbe mai venuto in mente di mettere la Traviata di Verdi, invece ho seguito un andamento piu’ legato al sentimeno del film senza darmi delle regole preconcette, con liberta’ mentale. Questo modo di procedere ha riempito il film di un moto di sorpresa che non e’ destabilizzante, ma che diventa comunicativa.

EMM. Cosa significa per te il titolo del film “Non pensarci”?
GZ. Non significa “fregarsene” e prendere le cose con superficialita’. Quello che succede al protagonista del film e’ l’opposto, scopre che crescendo si vivono delle disillusioni, ma non e’ un percorso depressivo e’ la scoperta delle variabili della vita. Puo’ causare disagio e dolore, ma allo stesso momento e’ estremamente eccitante perche’ la vita e’ qualcosa che si trasforma. “Non pensarci” e’ un consiglio detto sottovoce: anche se accadono cose che non ti aspettavi, non pensarci, vai avanti perche’ la vita e’ una figata.

EMM. Nel tuo film dimostri che la famiglia italiana anche se ha a che fare con le sfide della vita moderna, il fallimento, la separazione, un figlio con un lavoro atipico, un figlia che puo’ essere gay, e’ sempre il centro a cui ci si rivolge quando si hanno dei problemi.
GZ. La famiglia e’ sempre un centro di gravitazione. Si deve stare attenti pero’, come accade per i pianeti se un pianeta si avvicina troppo viene assorbito. L’importante e’ riuscire a trovare una propria traiettoria senza perdere il centro. Quando trovi una tua traiettoria e rimani nel campo di gravitazione che e’ la tua famiglia allora puoi dire di avere una famiglia, altrimenti vieni inghiottito dalla famiglia.

EMM. Cosa visiterai a New York?
GZ. Non voglio visitare le zone tipiche. Voglio andare a vedere Brooklyn, il Bronx, ma anche fare un giro in carrozza a Central Park.

sabato 7 giugno 2008

Open Roads. New Italian Cinema. Serata di apertura.

di Elena Maria Manzini da New York

Miei cari lettori Rosa Shokking,
vi mancavo vero? Lo so che vi stavate chiedendo: cosa sta facendo Elena dall’altra parte dell’oceano, perche’ non si fa sentire? Aspettavo solo l’occasione giusta. E l’ho trovata: la rassegna cinematografica “Open Roads. New Italian Cinema”.
Per l’ottavo anno consecutivo, infatti, New York apre le porte al cinema italiano. Il centro culturale piu’ importante della Grande Mela, il Lincoln Center, ospita per una settimana una rassegna che raccoglie film italiani di recente produzione che si sono distinti per aver portato innovazione ed per aver esplorato nuovi generi narrativi.
In questi 8 anni sono stati proiettati piu’ di 150 film italiani, tutti con una grandissimo riscontro di pubblico. Orgogliosi di presentare le propri opere sono venuti a farsi conoscere al pubblico newyorkese alcuni dei nostri piu’ promettenti e affermati registi e attori che ho avuto la grande opportunita’ di intervistare. Quindi “stay tuned” perche’ presto arriveranno le interviste a Fabrizio Gifuni, Jasmine Trinca, Gianni Zanasi (regista di “Non pensarci”), Davide Marengo (regista di “Notturno Bus”), Ferzan Ozpetek, Silvio Soldini e Andrea Molaioli (regista di “La ragazza del lago”). A lato della rassegna saranno messe in mostra le foto di scena che hanno partecipato al concorso CliCiak: Photos from Italian Cinema.

La manifestazione si e’ aperta ieri sera al Walter Reade Theater con una festa per la proiezione del film di Silvio Soldini “Giorni e nuvole”. Il regista ha comunicato agli spettatori che il film verra’ distribuito negli Stati Uniti a partire dall’11 di luglio. Un grandissimo riconoscimento che aveva gia’ ottenuto nel 2001 con “Pane e Tulipani” soprattutto se si considera che solo una bassissima percentuale dei film in circolazione negli Stati Uniti sono di produzione straniera. I film in cartellone sono 13 e i biglietti per molte proiezioni sono gia’ completamente esauriti. Dimostrazione che i newyorkesi sono innamorati del cinema italiano e vogliono scoprire nuovi autori e nuove storie. I registi che hanno accompagnato i loro film mi hanno tutti confessato che non vedono l’ora di entrare di nascosto al cinema e spiare la reazione del pubblico americano nei confronti del proprio film. Ma considerando che staranno nella grande mela solo qualche giorno hanno anche l'intenzione di buttarsi a capofitto nella frenesia della citta’ che non dorme mai e, chi lo sa, magari avranno l’ispirazione per il prossimo film!!

My dear Rosa Shokking people,
here I am again, in New York attending a film festival! The Film Society of Lincoln center for the eighth year in a row hosts “Open Roads. New Italian Cinema”. A series of screenings of recent Italian movies that have “broken away from old models and genres” and have shown a spirit of independence. Many acclaimed and promising Italian directors have come to town to present their movies and I had the great opportunity to meet few of them, so stay tuned to listen to their interviews.
The festival opened yesterday night with a reception for the screening of the movie “Days and Clouds” directed by Silvio Soldini. The director himself communicated to the audience that the film will open in the United States on the 11th of July.
It is a tremendous feat that this is Soldini’s second film premiering in the US (the first was Bread & Tulips) given that a very low percentage of foreign movies get distribution in the States. Many of the Open Roads’ screenings are already sold out, showing the great interest New York viewers have for Italian movies. All the directors I met actually told me that they can’t wait to spy on the American audience watching their movies and analyze its reaction. Of course they also can’t wait to visit the city that never sleeps and who knows, maybe they’ll have the inspiration for their next movie!!

venerdì 2 maggio 2008

DAL TRIBECA FILM FESTIVAL/ Vincitrici

di Elena Maria Manzini da New York

Carissimi lettori Rosa Shokking,
con mio grande dispiacere (mi stavo divertendo un sacco!!) siamo arrivati alle fasi finali. Ieri sera alla Filmmaker Louge sono stati annunciati i vincitori del Tribeca Film Festival 2008 e in totale sono stati distribuiti premi in denaro per 150,000 $ e le 13 opere d’arte messe a disposizione da famosi artisti newyorkesi.
Chi altri poteva vincere il premio di 25,000 $ come Miglior Documentario se non il film “Pray the Devil Back to Hell” girato da Gini Reticker sul gruppo di donne liberiane che hanno dato una svolta alla guerra nel loro paese e hanno rimandato il diavolo in persona, il presidente Charles Taylor, all’inferno con le loro preghiere? La giuria ha cosi’ commentato il premio “Le donne della Liberia ci hanno mostrato come la comunita’, l’amore materno e la perseveranza possono cambiare il destino della societa’. Pray the Devil Back to Hell ci ricorda che abbiamo il potere di dire Basta alle atrocita’ del mondo”. La regista e la produttrice hanno ricevuto anche l’opera d’arte “Liza Minelli” di Timothy White dalle mani di Robert De Niro che ha anche insistito per essere il cavaliere della presindetessa della Liberia Ellen Sileaf venuta a presenziare la prima del film del 30 aprile! Un trionfo Rosa Shokking!
Il premio come miglior regista di un documentario e’ andato a Carlos Carcas per il film “Old man Bebo” girato sulla vita del musicista cubano Bebo Valdes.
E per dare un’altra botta di ottimismo alle donne filmmaker il premio “New York LOVES Film” e’ stato assegnato alla regista Daniela Zanzotto per il documentario “Zoned In” su 8 anni di vita di un giovane ragazzo di colore partito dal ghetto per andare all’universita’ come studente e tornato al ghetto come insegnante. La regista ha ricevuto anche l‘opera d’arte “Table Odeon” dell’artista Donna Ferrato.
Insomma, i premi della giuria per i documentari hanno riconosciuto la particolare sensibilita’ delle registe donne nel raccontare storie di normale eroismo o soltanto eroicamente normali!
Vi starete chiedendo: e i lungomentraggi di narrativa? Devo ammettere che le mie scelte in questi giorni non sono state azzeccate e non ho visto i film che hanno vinto, fortunatamente ci sono ancora tre giorni di proiezioni e vi faro’ sapere al piu’ presto! Nel frattempo potete sempre andare a scoprire i vincitori sul sito www.tribecafilmfestival.org.
A prestissimo.


My dearest Rosa Shokking people,
Yesterday night at the Filmmaker Lounge were announced the winners of the 2008 Tribeca Film Festival. The festival is almost over and it’s a shame for me because I was having so much fun…
The award for Best Documentary Feature was assigned to “Pray the Devil Back to Hell” directed by Gini Reticker on the story of Liberian women that changed the course of the war in their country and sent the devil himself, president Charles Taylor, back to hell with their prayers. The comment of the jury was the following “In a relentless pursuit of peace, the women of Liberia show us how community, motherly love and perseverance can change the fate of a society. Pray the Devil Back to Hell is a reminder that we have the power to say “Enough!” to the atrocities of our world.” The director and the producer Abigail Disney received $25,000 cash and the art award “Liza Minnelli,” created by Timothy White, directly from the hands of Robert De Niro that has also been the “date” of Liberian president Ellen Sirleaf to the premiere of the movie on April 30.
To give a shot of optimism to female filmmakers the director Daniela Zanzotto received the award “New York LOVES Film” for the documentary “Zoned in” shot in 8 years on the experience of a young colored boy that left the ghetto to go to University as student and decided to go back to the ghetto as teacher. She also received the art award “Table Odeon,” created by Donna Ferrato
The award for best documentary director went to Carlos Carcas for the movie “Old Man Bebo”
I know you are wondering what about the Narrative Feature? I have to admit I have not seen the movies that won, but I still have three days of screenings, I’ll let you know as soon as possible! In the meanwhile you can always check on the winners on the website www.tribecafilmfestival.org