domenica 8 febbraio 2009

La Costituzione Filosovietica

Il signor Presidente del Consiglio tira fuori la sua n personale visione della Costituzione cui ha giurato fedeltà, facendo retromarcia e poi reiterando.
Insomma, pare che questo Paese, senza rendersene conto, abbia da 61 anni una costituzione filosovietica, anche se non si capisce bene dove sia questa filosovieticità...

Forse nell'articolo 2:

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Certamente per il Presidente del Consgiglio anche l'articolo 3 deriva direttamente dalla Costituzione Sovietica (anche se a questo punto dovrebbe spiegare come mai un simile articoo sia presente anche nella Costituzione Americana...):

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Uhm... Forse a lui non piace molto la seconda parte, dell'articolo 3...

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Per non parlare dell'articolo 4, che quanto a filosovieticità probabilmente batte qualunque altro principio... E infatti viene puntualmente disatteso dai governi che aborrono i regimi sovietici...

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Che dire poi dell'articolo 7?

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Un caso lampante di articolo filosovietico...

L'articolo 8, poi, fa sentire il coro dell'Armata Rossa in sottofondo:

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

L'articolo 9?

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

L'articolo 10 è un INNO alle usanze sovietiche:

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

Per non parlare dell'articolo 11:

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

E forse, in luogo dell'articolo 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Berlusconi preferirebbe il logo del Biscione...

Ma continuiamo per gradi...

L'articolo 13 indubbiamente infastidisce il premier:

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Tanto che per cercare di arginarne il pericolo di regime è stato costrettoa pensare a decreti legge che limitano le possibilità di azione della magistratura...

L'articolo 14 ha indubbiamente qualcosa di inquietante in quell'espressione: leggi speciali...

Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.
Ma l'articolo 15 non lascia dubbi di sorta, e motiva tutte le preoccupazioni del premier di vivere givernato da un soviet supermo:

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Lo stesso si può affermare senza timore di smentita per quanto concerne l'articolo 16:

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Il diciassette è l'emblema dell'incapacità dei regimi sovietici di sopportare qualunque tipo di dimostrazione di dissenso:

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Forse l'articolo 18 potrebbe infastidire ulteriormente un ex-piduista, dato il suo evidente carattere restrittivo (sovietico, meglio ancora...):

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Ma il 19 sembra davvero essere partorito da un uomo rispettoso delle usanze sovietiche:

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Così pure il 20:

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

E il 21 dimostra AMPIAMENTE da quale parte arrivi l'atteggiamento sovietico tanto paventato dal PResidente del Consiglio:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

E l'articolo 22 dimostra per l'ennesima volta che il regime imposto dalla costituzione è diabolicamente sovietico:

Nessuno può e.ssere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Così come il 23:

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

e il 24:

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Per ora mi fermo al 25, che ha per l'ennesima volta l'autentico carattere di provvedimento più che sovietico, stalinista:

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

(per correttezza arrivo al termine della prima parte, di modo che ci si possa rendere conto fino in fondo quanto c'è di sovietico nella regolazioen dei diritti personali dei cittadini)

Art. 26.

L'estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.

Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici.

Art. 27.

La responsabilità penale è personale.

L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte.

Art. 28.
I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.


Però mi sorge il dubbio che Berlusconi, lungi dal voler criticare i pricipi fondamentali e la prima parte della costituzione, si stesse riferendo alla PARTE II, in cui viene trattato l'Ordinamento della Repubblica:

E qui, infatti, è EVIDENTE il carattere sovietico che ha preso il sopravvento in fase di discussione della nostra Costituzione, perché per trovare qualche riferimento al Presidente della Repubblica dobbiamo arrivare fino all'articolo 73, dove viene chiaramente indicata la sua funzione sovietica:

Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall'approvazione.

Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l'urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

Definita alla perfezione dall'articolo 74:

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.

Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.
E nella definizione dei suoi compiti salta all'occhio questa evidente intromissione sovietica nella sovranirtà del governo:

Art. 88.

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

Per non parlare di questa ulteriore dimostrazione stalinista:

Art. 89.

Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.

Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ci sono prove evidenti del carattere sovietico della Costituzione Italiana, in questi articoli...
Ma se questo non bastasse, possiamo citare le parole di Carlo azeglio Ciampi, che deve avere intrapreso una battaglia sovietica contro il democratico presidente del Consiglio che tutti amiamo e veneriamo:

'Ma la Costituzione dice chiaramente che il Capo dello Stato emana i decreti legge, cioè li firma. Ebbene, questa firma non è affatto un atto dovuto. Il presidente della Repubblica deve essere convinto della necessità del provvedimento. Non può essere ridotto a uno spolverino, a un passacarte del governo. La sua firma deve essere un atto convinto, meditato. Non è affatto un visto. Rientra pienamente nei poteri che gli assegna la Costituzione'

Non c'è nulla da fare. Siamo davvero messi male...

(l'analisi del carattere sovietico della Costituzione continuerà nei prossimi giorni, anche se è lunga e rompe parecchio le scatole... Ma è necessario, dopo 61 anni, mostrare il grande inganno che ci ha governati con l'avallo dei nostri padri fondatori, tutti di provata fede comunista. Vedere De Gasperi per credere...)

Per leggere la Costituzione: http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm

Giuliana Dea

mercoledì 21 gennaio 2009

Obama Day a Times Square.

di Elena Maria Manzini da New York



Non ho potuto farne a meno, sono dovuta andare a Times Square a guardare il giuramento del primo presidente di colore americano Barack Hussein Obama. La primissima cosa che mi ha colpito e' stata che tutti network l'hanno ribattezzato Barack H, come dire "non vogliamo disconoscere il tuo secondo nome, ma cerchiamo di renderlo un po' piu' bianco, indicando solo l'iniziale". Dopo George W. e' il momento di Barack H. non so che ne pensate voi, a me suona sempre meravigliosamente diverso.
A Times Square c'erano molte persone, comunque meno di quanto mi aspettassi, di sicuro il freddo ha giocato un ruolo importantissimo e ha convinto i piu' ad ascoltare il discorso in qualche bar o a casa propria. La cerimonia di per se stessa e' mortalmente noiosa, pero' ogni volta che la telecamera inquadrava Obama anche solo per un secondo, la folla cominciava ad urlare manco fossimo al concerto di Bon Jovi, e in prevalenza si sentivano gridolini femminili! C'era un'atmosfera di fraternita' strana fra di noi tutti intenti con il naso in su a cercare di afferrare quello che Obama stava dicendo con il sottofondo delle macchine che passavano, per fortuna ogni taxi o camion aveva la radio accesa sul discorso, quindi si poteva sentire quasi fosse in stereofonia. E non era importante di che colore fossimo e neanche di che nazionalita', considerando la percentuale altissima di turisti stranieri presenti, sapevamo tutti che il momento era solenne e che stavamo condividendo un'esperienza che rimarra' nella storia.
Barack H. era emozionato, ma, si conteneva presidenzialmente nelle espressioni, la moglie Michelle, invece, aveva uno sguardo sul viso che raccontava tutta la loro storia e tutta la loro vita. Era un incrocio tra l'orgoglio per il proprio uomo e la consapevolzza che vale sempre la pena lottare per raggiunegere uno scopo, anche se sembra fin troppo ambizioso. Lei ha l'aria di una che non smettera' mai di lottare. Brava Michelle!

martedì 23 dicembre 2008

sabato 8 novembre 2008

Rassegna Stampa- LA LEZIONE DI OBAMA E LE DONNE

di Lidia Ravera
da L'Unità


Fra i molti meriti di Barak Obama, con quella bella faccia di colore, con quel nome così lontano da ogni tradizione wasp, c'è anche questo: ci ha fatte svegliare di buon umore, noi femmine della specie. Come tutti i democratici, certo, come tutte le persone per bene che aborrono il razzismo. Ma con un valore aggiunto: l'effetto tetto di cristallo. Ha dato un bella zuccata, Obama, al limite invisibile che vuole al potere sempre lo stesso animale: maschio e bianco, di razza dominante. Così ci siamo svegliate sentendo il dolce tintinnio dell'esplosione, frammenti di vetro dappertutto. Brillavano come pietre preziose. Yes, we can, ci siamo dette.

Possiamo. Anche noi. Noi donne. In fondo, la dinamica del razzismo è la stessa dell'antifemminismo: il bianco ha sempre discriminato il nero (anche) perché sessualmente più dotato, no? E ha sempre tenuto le donne lontano dal potere perché nutre il fondato sospetto che siano, complessivamente, più dotate. Non tutte, ovvio, ma intanto si fa fuori metà del mondo e si riduce, drasticamente, la concorrenza. Per scoraggiarle senza ucciderle, ha costruito una cultura della disistima per cui ogni donna è diventata la peggior nemica di se stessa e delle sue simili. Così ha fatto con i neri, che, rabbiosi e rassegnati, non andavano neanche a votare. Questa volta ci sono andati e una ventata di vera novità ha scosso il pantano dell'occidente. Il messaggio è: bisogna osare. Un'amica mi ha detto: ma non sarebbe stata meglio Hillary, per spingerci a osare? No. Hillary era troppo interna al gioco, non veniva "da fuori". Non rompeva gli schemi. E' "il negro" ch è in noi, che deve vincere. La nostra diversità.

Il mondo ha bisogno di altri punti di vista, altre culture, sensibilità diverse, altri stili, altre storie. Abbiamo toccato il fondo. Da oggi si comincia a risalire. E noi, che siamo diverse, dobbiamo prenderci, finalmente, le nostre responsabilità.

venerdì 31 ottobre 2008

Festival Internazionale del Film di Roma. Viggo Mortensen.

di Elena Maria Manzini da Roma

Carissimi lettori Rosa Shokking,
ieri vi anticipavo un incontro con Viggo Mortensen. Infatti, non solo ha calcato il tappeto rosso del Festival romano due volte, per presentare il film in concorso “Good” e il film fuori concorso “Appaloosa” diretto dall’amico Ed Harris, ma è stato anche invitato a tenere una conferenza per il pubblico nella quale ha dato prova di essere un uomo affascinante e veramente poliedrico.
“Good” narra di un professore universitario tedesco che in pieno nazismo, dopo aver scritto un libro sostenendo la scelta dell’eutanasia, viene convocato dal Reich e premiato con una folgorante carriera. La sua decisione di allinearsi lo porta ad allontanarsi dalla famiglia per risposarsi con una perfetta donna ariana e a rinnegare la sua grande amicizia con un ex commilitone ebreo. Il film, potenzialmente interessante perché mostra il punto di vista di coloro che per la tranquillità del quieto vivere hanno preferito non condannare la follia che li circondava, tarda a decollare, anche a causa dalla recitazione un po’ troppo “introspettiva” del nostro amato Viggo.
Viggo Mortensen è comunque un attore solido con alle spalle molti anni di gavetta, spesso anche di lusso, che e’ stato portato alle luci della ribalta prima per il ruolo di Aragorn ne “Il Signore degli Anelli” e poi come attore prescelto da David Cronenberg come protagonista dei suoi ultimi due lavori.
Essendo una fan a dir poco maniacale del “Signore degli Anelli” ho partecipato con emozione alla conferenza nella quale, partendo dal commento di alcune scene delle sue interpretazioni meglio riuscite, ha risposto a domande sulla sua carriera e sulle sue attività collaterali. Grazie a queste due ore passate in sua compagnia (certo, c’erano anche altre 200 persone, ma chi le notava…) ho constatato che oltre ad essere un vero gentiluomo, ha infatti ringraziato tutti della nostra presenza in perfetto italiano, parla correntemente diverse lingue straniere fra cui il danese e lo spagnolo, e ho scoperto che ancor prima di girare il mondo in lungo e in largo per la sua carriera cinematografica, ha vissuto in diversi paesi europei e latinomaricani al seguito del padre diplomatico. Pur avendo sottolineato che per un attore ogni metodo è giusto “basta che funzioni”, ha confermato che per prepararsi per un ruolo spesso impiega qualche mese cercando di “scoprire” cosa possa essere successo al proprio personaggio prima di pagina 1 del copione. A questo fine è solito intraprendere totalizzanti viaggi mentali e fisici, ha infatti raccontato che prima di girare l’ultimo film di Cronenberg “La promessa dell’assassino” ha trascorso diverse settimane in un paesino della Russia da dove avrebbe potuto provenire il suo personaggio. Ha inoltre confessato di avere un forte interesse per la regia e di avere già acquistato i diritti di un libro dal quale vorrebbe trarre un film. In più, possiede una casa editrice attraverso la quale sponsorizza soprattutto giovani scrittori di nicchia, dipinge quadri, compone musica (alcuni brani al pianoforte della colonna sonora del film “Good” sono suoi) e ha ammesso essere vera la voce che lo vuole discendente di Buffalo Bill…
Un solo commento mi viene spontaneo: WOW!


P.S. Solo pochi minuti fa’ sono stati annunciati i premi della critica ai film in concorso. Le mie congratulazioni a Donatella Finocchiaro vincitrice come migliore attrice per la sua interpretazione di una donna a capo di una cellula del crimine organizzato nei “Galantuomini” di Edoardo Winspeare. Il film non mi ha entusiasmato, ma lei è veramente bravissima.

giovedì 30 ottobre 2008

Festival Internazionale del Film di Roma. I miei film preferiti.

di Elena Maria Manzini da Roma

Carissimi lettori Rosa Shokking,
sono stata silente per un po’ di tempo e me ne scuso, ma aspettavo l’occasione giusta per farmi viva. E quale migliore opportunità del Festival Internazionale del Film di Roma? Purtoppo non ho potuto rimanere a Roma per più di qualche giorno e sono anche stata rallentata negli spostamenti da una discreta quantità di pioggia, ma da vera paladina del buon cinema non mi sono lasciata scoraggiare dal poco tempo e dal lago di fronte all’Auditorium!
Tra i film che ho visto tre in particolare mi hanno veramente colpito.

Il primo e’ “Lol“, scritto e diretto dalla regista Lisa Azuelos. Il film meravigliosamente interpretato da un gruppo di adolescenti e da Sophie Marceau, questa volta nel ruolo di mamma, narra di una ragazza travolta dai primi amori, le prime canne, la scuola e gli amici, insomma dall’adolescenza. Gli attori sono bravissimi qualsiasi sia la loro età, ma brillano senza dubbio le due protagoniste madre e figlia, guidate in modo discreto da una donna che ha scelto di prendere sputo dal proprio trascorso perchè ha capito, e si vede, che le storie di vita vera spesso sono le più interessanti. Mentre guardavo il film presentato nella sezione “Alice nelle città” alla presenza di un paio di classi della scuola superiore che si divertivano e partecipavano con passione identificandosi con le vicende narrate sullo schermo, mi chiedevo: ma perchè in Italia non riusciamo a fare film del genere e ci incistiamo con la banalità, finta provocatrice, di Federico Moccia e con i suoi casting su internet…? Lascio a voi l’ardua sentenza.
Dalla Francia sono passata alla Danimarca per il film “When a man comes home” del regista Thomas Vinterberg, uno degli adepti della filosofia cinematografica nordeuropea Dogma che si ripromette di narrare la verità, tutta la verità e niente altro che la verità. Un famoso cantate lirico torna nella città natale e gli viene preparata una grande festa presso l’hotel più sfarzoso. Il protagonista, un giovane aiuto cuoco balbuziente, ma talmente bello che mi ha fatto venire la voglia di partire all’istante per la Danimarca, nello stesso giorno scopre che il proprio padre è ancora vivo e che Maria, il suo primo amore, e’ tornata in città. Il film e’ una commedia narrata con un ritmo dolce, spiccano personaggi delineati e molto divertenti, come il team di chef e il direttore dell’hotel, che regalano allo spettatore momenti di pura ilarità.

Fra tutti i film che ho visto devo dire che il più bello e’ stato senza dubbio “Easy Virtue” diretto da Stephan Elliot, già regista del capolavoro “Priscilla, la regina del deserto.”. Anni ’30, Larita, spregiudicata pilota di auto da corsa e americana, la bellissima Jessica Biel, sposa in seconde nozze il giovane rampollo di un’aristocratica famiglia inglese e viene portata a casa per essere presentata ufficialmente ai famigliari. Lo scontro di culture e di caratteri fra Larita e la padrona di casa interpretata da una fenomenale Kristin Scott Thomas, da’ vita ad un’atavica battaglia suocera-nuora combattuta con frasi argute, cattiverie e accidentali assassinii di cani…Spero proprio per voi che lo distribuiscano in Italia in prima possibile!
In chiosa, una curiosità: il Ministero delle Pari Opportunità ha preparato presso il festival uno stand all’interno del quale si poteva sperimentare un interessante percorso sensoriale che rappresentava l’inferno, il purgatorio e il paradiso della percezione della donna da parte del cinema. Infatti, percorrendo un accidentato corridoio buio sono stata bombardata da famose battute tratte da capolavori cinematografici. Ve ne cito una per ogni sezione: Inferno “Ma come fa a descrivere così bene una donna?”. “Penso ad un uomo, e tolgo autorevolezza e affidabilità” (Jack Nicholson in Qualcosa è cambiato); Purgatorio: “Ma tesoro amerai anche il mio cervello?”. “Una cosa per volta” (Priscilla Lane e Cary Grant in Arsenico e vecchi merletti); Paradiso “Sei la madre, la sorella, l’amante, l’amica, l’angelo, il diavolo, la terra, la casa…” (Marcello Mastroianni ne La dolce vita).
Vi rimando a domani per sapere del mio incontro, non proprio privato, con Viggo Mortensen.

martedì 7 ottobre 2008

7 ottobre 2006- 7 ottobre 2008: per non dimenticare Anna Politkovskaja

di Virginia Fiume, da Milano




Sono passati due anni dall'omicidio di Anna Politkovskaja. 24 mesi da quando il volto di una donna dai capelli grigi che quest'anno avrebbe compiuto 50 anni è entrato per qualche ora nelle case del mondo.
Una giornalista scomoda per Vladimir Putin, una giornalista scomoda per le oligarchie russe del genocidio in Cecenia. Una donna che ai conflitti del Caucaso, regione che probabilmente i più non saprebbero nemmeno collocare su un atlante, ha dedicato energie, coraggio e fiumi di inchiostro. Sulle pagine del quotidiano russo di ispirazione liberale Novaja Gazeta aveva pubblicato reportage in cui condannava il bassissimo livello di rispetto dei diritti umani in Russia e in Cecenia. Nelle pagine dei suoi libri aveva racchiuso parole che ora risuonano ancora più forti.

« Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all'estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me.
Eppure tutti i più alti funzionari accettano d'incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un'indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all'aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie.
Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci. »


L'hanno trovata dilaniata da misteriosi, ma forse nemmeno troppo misteriosi, proiettili nell'ascensore di casa sua.
Morta. Come gli altri 217 giornalisti che sono stati uccisi in Russia tra il 1992 e il 2007.
Morta, come il giornalista italiano, corrispondente di Radio Radicale, Antonio Russo, ucciso nei pressi di Tbilisi, in Georgia, il 14 ottobre del 2000. Anche lui troppo interessato alle faccende dell'esercito russo in Cecenia.

Nel 2006 poco più di mille persone si radunarono ai funerali di Anna Politkvskaja, nessun politico russo, nessun rappresentante dell'Unione Europea, se non l'eurodeputato radicale Marco Pannella.

Domani a Milano e a Roma l'associazione Annaviva ha organizzato due manifestazioni silenziose, a Campo de' Fiori a Roma e in Piazza della Scala a Milano, alle 20.30.
I partecipanti sono invitati a intervenire portando con sè una candela. Per non dimenticare.




Per un approfondimento sulla situazione nel Caucaso:
http://www.caucaso.org/

L'incontro che si è svolto un anno fa, a Milano, in occasione del primo anniversario dell'omicidio di Anna Politkovskaja