martedì 23 ottobre 2007

ROSSO FONTANA DI TREVI,ovvero l'arte di farsi ascoltare! di Rossella Canevari

È questo che è necessario fare per attirare l’attenzione in Italia: un gesto spettacolare. Oggi l’uomo che ha compiuto “l’azione futurista” tingendo l’acqua della fontana di Trevi a Roma di rosso, è additato dagli “intellettuali italiani” come una mente eletta con uno spirito caustico e sottile. Al pari di coloro che mettono manichini impiccati nelle piazze (il cui valore poi nelle aste sale a milioni di euro) e di coloro che delle fotografie provocatorie ne fanno un mestiere.

Ma il fine del novello futurista, c'è da chiedersi, è poi così intellettualmente elevato, oppure l'uomo, è solo in cerca di un po' di attenzione? voleva porre l'attenzione sul momento storico sanguinoso, o sta solo cercando un lavoro, come ha dichiarato ieri sera ai tg?


lunedì 22 ottobre 2007

Il sogno verde dell'Expo: ecco la Milano del 2015

di Francesco G. Vicario

Una grande occasione per Milano. Ma non solo: un catalizzatore di progresso, cultura e trasformazione. Maurizio Giannattasio ci spiega perchè la sfida sull' Expo può essere vinta da Milano, cosa significhi per la città ospitare un evento che attira 29 milioni di persone in sei mesi di esposizioni e quanto sia preziosa l'eredità dell' Expo in termini di infrastrutture e servizi per i cittadini.

Gli U.S.A. probabilmente tiferanno per l'elezione di Smirne, altra potenziale candidata al vaglio degli ispettori del Bie ( Boureau International des Expositions), per una serie di delicati calcoli di politica internazionale: sul piatto spiccano la questione armena e le incursioni turche in Iraq.

Di certo in casa nostra c'è tanta determinazione nel vincere questa scommessa. Moratti sa cosa significhi per un sindaco garantire 70.000 posti di lavoro in cinque anni per la realizzazione dell'evento. Sono cose che la cittadinanza non dimentica, un asso di denari da giocare sul filo del rasoio.

Per saperne di più su Expo 2015 :http://www.milanoexpo-2015.com/

Intervista a Letizia Moratti sul Corriere del 22/10/2007: http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2007/10_Ottobre/22/moratti_gioco_squadra.shtml

domenica 21 ottobre 2007

TORRI GEMELLE- si indaga ancora?

di Virginia Fiume

New York. Un assolato sabato pomeriggio.
Nel fiume di turisti e newyorchesi che si affollano intorno al fu World Trade Center si aggirano alcuni ragazzi.
Indossano una maglietta nera con scritto

"9/11 Demand an investigation- wwww.wearechange.org"

Sostengono che gli attentati alle Torri Gemelle siano stati un internal job dell'amministrazione Bush. E distribuiscono materiale informativo, dettagliato.

E chiedono una nuova indipendente indagine.

www.911blogger.com www.coopearativeresearch.org

www.911research.com www.infowars.com

www.wtc7.net www.pilotsfor911truth.org

Non ho ancora avuto modo di indagare, ma è quanto meno curioso che a distanza di sei anni ci sia ancora qualcuno che passa i sabati pomeriggio a denunciare un complotto...
chissà.

venerdì 19 ottobre 2007

Ma che crisi della terza settimana io ce l'ho dalla prima

di Gea
Ho trovato questo articolo sul sito di Repubblica, è molto interessante, parla di famiglie con figli che fanno fatica a mantenersi con gli stipendi correnti e che alla terza settimana dall'arrivo dello stipendio sono già in crisi. La mia famiglia, economicamente parlando, è composta da me stessa eppure a me la crisi non viene la terza settimana dopo lo stipendio... viene già la prima.

giovedì 18 ottobre 2007

Paritá lavorativa vs discriminazione salariale

di Francesca Gabetti, da Barcellona

Nonostante le ripetute denunce dell'Unione Europea sulla scandalosa inuguaglianza degli stipendi tra uomini e donne per la stessa posizione lavorativa, la situazione non accenna a migliorare. Anzi.
Mentre la media totale Europea si aggira intorno al 15% di differenza, in Spagna è stata pubblicato in questi giorni l'ultimo censimento: il gentil sesso guadagna in media il 34% in meno dei colleghi uomini, che rappresentano circa 6.000 Euro all'anno di ingressi effettivi in meno. Questo significa che una donna deve lavorare circa 4 mesi in piú per raggiungere lo stesso stipendio annuale maschile. Non solo, il gap aumenta con l'etá ed é evidente fin dai primissimi contratti dei neo-laureati. Oltretutto, rileva l'ichiesta, la mancanza di modelli femminili riconosciuti da emulare a livello professionale scoraggia ulteriormente le donne nel loro tentativo di emergere senza sacrificare una parte fondamentale di se stesse.
L'Italia purtroppo è stabile su livelli simili a quelli spagnoli.

La denuncia non rappresenta nessuna novitá, la situazione é tristemente risaputa ma l'impressione è quella che non si stia facendo nulla di concreto per migliorarla. La riflessione tocca da vicino noi donne "rosa shokking" perché si consolida come un altro, e molto tangibile, ostacolo al tentativo di conciliare vita familiare e professionale.
In Spagna peró è giá in embrione una legge che, dopo le quoterosa, obbligherá le aziende alla paritá salariale, anticipata in maniera ufficiale da un decreto reale emanato nel marzo 2007 che parla espressamente di responsabiltá sociale contro la discriminazione lavorativa uomo/donna. http://www.boe.es/g/es/bases_datos/doc.php?coleccion=iberlex&id=2007/06115
Per fortuna, speriamo (per noi che viviamo in Spagna) ...
E in Italia?


lunedì 15 ottobre 2007

Rassegna stampa mrs- Donne al comando, costrette ad essere cattive

Postato da: Virginia Fiume

Articolo tratto da:

Corriere della Sera 13 ottobre 2007


Come ve lo immaginate il cattivo
di una grande multinazionale con grandi colpe? Bè, immaginatela cattiva. Una cattiva ben vestita, sfiancata dalla fatica di far carriera, in ansia per il nuovo incarico di potere. E terrorizzata quando capisce che il lavoro sporco tocca a lei. Donne così, cattive per forza, in Occidente ce sono sempre di più; il loro ritratto geniale/estremo e il loro peggiore incubo lo si vede da una settimana in un film, Michael Clayton di Tony Gilroy. L’antagonista di George Clooney-Clayton è il nuovo capo dell’ufficio legale della U/North, multinazionale chimico-biotech: Karen Crowder, interpretata da Tilda Swinton; bravissima nel mostrarsi, nella sua ambizione, insicura e imbranata.

Tilda Swinton in Michael Clayton
Karen-Tilda pensa di farcela grazie alla preparazione ossessiva e allo stile di lavoro garbatamente secchione. Rapidamente scopre che deve fare di più e di peggio. Deve essere lei, non il presidente che se la porta sempre dietro come superbadante-factotum, a trattare con gli addetti (ufficialmente inesistenti) alle attività illegali della multinazionale: intercettazioni, pedinamenti e omicidi. Deve essere lei, chiamata di corsa dal cupo Verne, a parlare con lui in mezzo a una strada di notte; a decidere cosa fare dell’avvocato impazzito con in mano il rapporto che prova come centinaia di agricoltori siano morti di cancro per un diserbante della U/North. E a tremare di paura nel cappotto di cammello quando Verne le chiede: «Va bene cosa? Va bene ho capito o va bene procedo?». E a rispondere «va bene proceda», e il giorno dopo l’avvocato è morto. E qualche giorno dopo, siamo al cinema, finisce male lei.
All’uscita del cinema in quanto sala, intanto, capitano discussioni da mondo alla rovescia. Maschi neanche politicamente corretti a commentare «certo che film misogino, che cliché di donna in carriera sola e maniacale pronta a ordinare omicidi pur di conservare un po’ di potere». E femmine tutt’altro che casalinghe, magari con gran lavori, magari come Tilda-Karen workaholic e singole, a replicare «no, è tutto vero, più vero del vero. L’angoscia nel rendersi conto di dover fare porcherie, e poi il ritrovarsi a farle. Quella potrei essere io, anzi fino all’omicidio no, non potrei essere io, ma qualche mia amica forse sì». Sì perché le donne sono diventate cattive? O perché diventano importanti solo le donne cattive? Oppure perché, per diventare importanti, le donne devono accettare ruoli da cattiva? Sono gli unici (importanti) che a loro offrono, spesso, sostengono alcuni studiosi. Dicono che c’è ancora, ma un po’ meno spesso, il buon vecchio glass ceiling: il soffitto di vetro, che, invisibile maimpenetrabile, blocca le carriere femminili. Ora si porta il glass cliff, il burrone di vetro. Le donne vengono promosse; ma promosse ai posti di responsabilità più rognosi e rischiosi. A rischio di perdita della reputazione, e di fallimento.
Il termine glass cliff è stato inventato da un gruppo di ricercatori dell’università di Exeter, in Inghilterra, coordinati dagli psicologi Michelle Ryan e Alex Haslam (lo studio si può leggere su Internet, il sito si chiama ovviamente The Glass Cliff). Comparando risultati di aziende e settori di aziende e presenza di capi donna, il gruppo di Exeter ha concluso che «alle donne vengono dati molto più spesso che agli uomini incarichi manageriali in settori con basse performances» se non in situazioni critiche. Così, «alle donne dirigenti succede molto più spesso di trovarsi sull’orlo di un burrone di vetro che ai dirigenti uomini; per questo le loro posizioni di leadership sono più rischiose e precarie».
Ma le accettano lo stesso: «Succede perché le donne hanno ancora tante difficoltà ad arrivare in cima. E quando gli viene offerto un ruolo manageriale colgono l’opportunità, per quanto possa essere un ruolo difficile. Gli uomini hanno più scelta ». Mentre le cattivissime ragazze capo diventano tali causa opzioni scarse: accettano posti rischiosi pensando «quando mi ricapita un’occasione del genere, potrebbe essere la prima e l’ultima per provare quanto sono brava». E allora dicono di sì, e vengono regolarmente complimentate con frasi come «Però, è una bella sfida» (lo dicono aTilda Swinton nel film, è capitato amolte di noi; Tilda Swinton risponde con più grazia di molte di noi perché si è preparata prima). Anche perché, ha spiegato Ryan in un’intervista al Guardian, quando una donna accetta un posto rischioso non può contare su grandi appoggi; molto meno degli uomini con posti simili, sicuramente (sarà anche questo un luogo comune, ma a Exeter ci hanno fatto degli studi).
Succede nel mondo anglosassone, succede nei film, ora succede anche in Italia, alle volte. Se si chiede (anonimamente) a donne con ruoli importanti arrivano risposte come: «Altro che. L’ultima è di questi giorni, mi son sentita dire "vabbé, ci sono un po’ di errori nel bilancio, vedi un po’ tu cosa puoi fare". Ora sto rivedendo il bilancio, e se non quadra la colpa èmia». Oppure: «Sì, Michael Clayton l’ho visto, e Tilda Swinton mi è piaciuta. Maora vorrei un film in cui ha la stessa parte, è cattiva sul serio, e invece di fare per forza la mandante di killer manda i killer ad ammazzare il presidente. Il mio? No, alla fine gli voglio bene, è che sono troppo buona». Come parecchie nuove cattive, effettivamente.