mercoledì 5 marzo 2008
Questa è una campagna elettorale?
Mancano poche settimane alle elezioni politiche e gli elettori stanno assistendo alla prima di uno spettacolo inedito offerto dai rappresentanti di quel minestrone di buffi personaggi detta classe politica.
Frasi ad effetto riciclate, programmi scopiazzati, sogni, o, meglio, dreams, naufragati prima ancora di passare dalla fase REM, alleanze tradite, promesse disattese, patti di sangue sciolti come neve al sole.
La confusione regna sovrana. Ed allora, ecco che c’e’ chi decide di tornare alle origini, cercando rifugio alla tempesta in atto, come i democratici cristiani e i socialisti; chi si ricompatta, come i sinistri; e chi si lancia alla ricerca del “nuovo”-a-tutti-i-costi e costi-quel-che-costi come Berlusconi e Veltroni, ed ecco, infine, spuntare come un missile terra aria l’outsider Ferrara che, folgorato sulla via di Damasco, decide di arginare ogni possibile deriva, alla ricerca della panacea a tutti i mali dell’universo femminile che, tra parentesi, ringrazia e rifiuta l’offerta.
Pare evidente che peggio di cosi’ non poteva andarci e, mentre ci interroghiamo su cosa abbiamo mai fatto per meritarci tale accozzaglia di saltimbanchi, siamo costretti in tempi ahime’ rapidi a dover decidere tra le seguenti alternative:
a)andare finalmente a Timbuctu con un last minute il 13 e 14 aprile
b)scrivere sulla scheda elettorale: “ridateci la scala mobile”
c)turarci il naso e votare per il meno peggio e poi negarlo all’exit pool
Ma i politici non hanno afferrato che il 2007 e’ stato uno spartiacque tracciato dal Vaffa di Grillo e dalla Casta di Rizzo/Stella e persino Sanremo, ultimo strenuo baluardo, e’ capitolato?
mercoledì 30 gennaio 2008
“Le donne che corrono”
– Antonella Pedrinazzi – Ed. Il Filo
di Giusi Binetti
Si legge in un fiato, ma non solo perché è un libricino. Ogni donna ritrova qualcosa di se’ e, forse, può rileggere in chiave ironica i piccoli grandi problemi della vita quotidiana.
La lotta per l’emancipazione femminile ci ha regalato un anelito di parità con l’uomo, ma, rovescio della medaglia, ci ha scaraventato addosso la responsabilità di far convivere l’impegno in un’attività lavorativa extra-familiare con le tipiche incombenze che toccavano alle nostre nonne e alle nostre mamme e continueranno, così sembra, ad essere retaggio solo femminile per omnia secula seculorum.
E l’uomo che, grosso modo, rimane sempre uguale a se stesso.
Ma che grande affare abbiamo fatto noi donne! Non meritiamo certo la palma della furbizia… ma tant’è ormai ci tocca e lasciamo alle prossime generazioni il compito di riuscire ad uscire da quest’impasse che sta rendendo massacrante la vita a tante, tantissime donne.
E la protagonista, come tante, tantissime donne, vive una vita di corsa, in perenne affanno e, per di piu’, schiacciata dai sensi di colpa che solo noi donne riusciamo ad avere.
Ma la lettura delle peripezie di chi deve far entrare nelle 24 ore del giorno ben di più di quanto ragionevolmente potrebbe entrarci, risulta ironica e garbata e offre alle lettrici quel sollievo che solo la condivisione dei problemi può offrire, quel mal comune mezzo gaudio che non sarà gran cosa, ma ci fa sentire un po’ meno sole, un po’ meno sfigate.
E SUI SITI:
http://WWW.ilfiloonline.it
http://www.internetbookshop.it e
http://www.wuz.it
mercoledì 23 gennaio 2008
Orrori cinesi alla vigilia delle Olimpiadi
di Giusi Binetti
Sgomento e commozione lunedì sera al dibattito, promosso dall’Associazione Enzo Tortora - Radicali Milano, e avente come tema la situazione dei diritti civili in Cina alla vigilia delle Olimpiadi 2008.
La Cina moderna, con un PIL in crescita vertiginosa a due cifre, mercato e partner commerciale tra i più ambiti insieme all’India, è stato presentato nella sua vera prospettiva, molto ridimensionata rispetto all’immaginario collettivo che la colloca al top dei Paesi cosiddetti emergenti.
La situazione economica del grande popolo cinese è a dir poco drammatica poiché è solo il 10% della popolazione che detiene il 50% della ricchezza del Paese e questo dato spiega l’estrema povertà di un enorme territorio ad economia prevalentemente agricola.
Non esistono forme consolidate di proprietà privata per cui il contadino, che sopravvive coltivando il suo pezzo di terra, può vederselo requisito dal funzionario di partito che lo esige per propri scopi del tutto personali.
Le terre e quindi le coltivazioni hanno livelli di inquinamento da pesticidi altamente tossici per cui sono costanti le morti per avvelenamento.
Questo lo sgomento, ma per arrivare all’orrore dobbiamo conoscere cosa accade a coloro che praticano credi o discipline invise ad un regime crudele e persecutorio.
Alcuni ospiti, praticanti la Falun Dafa, una disciplina che ricerca “Verità Compassione e Tolleranza”, hanno testimoniato con commozione le persecuzioni psicologiche e fisiche cui sono sottoposti i loro fratelli di fede, fino ad arrivare alle migliaia di esecuzioni capitali perpetrate anche allo scopo di alimentare il commercio di organi che, reperiti in tempi record, trovano anche un connivente mercato occidentale.
Come possiamo pensare di assistere allo svolgimento delle Olimpiadi ignorando le terribili verità che il regime comunista cinese nasconde sotto il tappeto strabiliante di colori e tecnologie d’avanguardia che vorrà mostrare in mondovisione?
Come saranno capaci di smascherare queste terribili verità i giornalisti occidentali e le autorità più sensibili al rispetto dei diritti umani?
Ne saranno capaci o soccomberanno alle logiche ipocrite del profitto dei vantaggi portati dagli scambi commerciali come è accaduto finora?
Noi continuiamo a sperare che qualcosa accada.
In libreria a febbraio il libro: Laogai Reserch Foundation “CINA Traffici di morte” – Ed. Guerini e associati
Per non dimenticare il Tibet, un interessante dossier appena pubblicato:
clicca qui
Appuntamento il 15 e 16 aprile Allianz Forum di Assago – Falun Dafa
http://www.faluninfo.net
mercoledì 16 gennaio 2008
Il Papa a casa: conquista della laicità?
Papa Benedetto XVI Capo dello Stato Vaticano e numero uno della Chiesa Cattolica ha annullato la sua visita all’Università la Sapienza di Roma, prevista, su invito del Rettore, per domani, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico.
Non ci sono parole per definire quella che a mio avviso si rivela come un sonora sconfitta dei valori propri di una democrazia quando entrino in gioco la tolleranza, il dialogo, lo scambio che sono la base di ogni relazionamento.
Uno per tutti, il commento, riportato dal Corriere, di uno dei detrattori, Paolo de Nardis, ex preside di Sociologia delle comunicazioni (sottolineo la Facoltà): “ La paura era che dalla pena di morte passasse a parlare di aborto…”. No comment.
Inutile parlare di totale mancanza di rispetto per una figura rappresentativa di milioni di persone che professano la religione Cattolica, mentre mi solletica immaginare cosa sarebbe accaduto se, anziché il Papa, si fosse trattato del rappresentante di un’altra religione.
Allora sì che i valori della tolleranza e del rispetto sarebbero stati tenuti ben presenti! E ci mancherebbe altro.
Ma questa demenziale, squallida vicenda porta a pensare che dietro la levata di scudi per la visita del Papa si nascondano le frustrazioni, inespresse però, di coloro che a sinistra mal sopportano il balletto di opinioni interpretato dai politici di centrosinistra che, pur nello sforzo di rimanere uniti, non trovano però il collante adatto a far loro condividere i temi “caldi” relativamente ad aborto, contraccezione, fecondazione assistita, eutanasia, unioni extramatrimoniali e omosessualità.
Come si diceva “Si batte la sella per non battere il cavallo”.
Teniamoci pronti: dopo la spazzatura di Napoli, che ha debordato in tutti i quotidiani e le televisioni del mondo, anche questa vicenda non mancherà di mettere l’Italia sotto riflettori dei quali faremmo volentieri a meno.
mercoledì 19 dicembre 2007
Moratoria contro la pena di morte, l’ Onu dice sì
di Giusi Binetti
Con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva la moratoria contro la pena di morte.
In pratica, con questa risoluzione, le Nazioni Unite invitano gli stati membri a sospendere le esecuzioni capitali e possibilmente a limitare il numero dei reati per i quali tale pena è prevista. In sostanza si sottolinea l’urgenza del rispetto e della tutela dei diritti civili di tutti i condannati.
“ Considerando che l’uso della pena di morte mina la dignità umana e convinti del fatto che una moratoria contro la pena di morte contribuisca al miglioramento ed al progressivo sviluppo dei rapporti umani; che non esiste alcuna prova decisiva che dimostri il valore deterrente della pena di morte; che qualunque fallimento o errore giudiziario nell’applicazione della pena di morte è irreversibile e irreparabile…. “
Oggi questa battaglia è vinta, ma il cammino appare senza fine. Perché non basta indignarsi, ma serve muoversi e lottare.
Nei giornali di oggi troveremo inevitabilmente (e come sempre accade) tanti “padri” di questa iniziativa di indubbio successo e prestigio, etico e politico, ma, anche se non lo leggeremo, noi sappiamo che la madre è una, e si chiama Emma Bonino, e il padre è noto, e si chiama Marco Pannella.
domenica 9 dicembre 2007
Triennale – Il nuovo museo del Design
di Giusi Binetti
Giovedì 6 dicembre, vigilia della festa di Sant’Ambrogio, Milano si è fatta un regalo tra i piu’ attesi e graditi: il museo del Design.
Se ne parlava da anni e da quel lontano 1933, anno della realizzazione del Palazzo della Triennale ad opera dell’ architetto Giovanni Muzio, che trasferiva da Monza la prima Biennale delle Arti Decorative inaugurata dieci anni prima, dopo 74 anni finalmente si compie l’opera.
Il Design non è nato in Italia nel Novecento, ma ai tempi dell’antica Roma, come insieme di processi creativi di oggetti e manufatti che testimoniano, interpretano e, spesso, preconizzano i comportamenti quotidiani dei consumatori attraverso l’uso e l’abitudine all’uso degli stessi.
Sembrerebbe una contraddizione il creare un museo di testimonianze che appaiono effimere perché nate in un momento preciso a interpretazione di istanze legate in modo imprescindibile ai bisogni e agli stili di vita frutto di un determinato momento storico.
Invece, poiché tali oggetti hanno a loro volta influenzato in modo irreversibile i gusti ed i comportamenti successivi, ecco che era indispensabile dare testimonianza del valore assoluto che tali manufatti hanno rappresentato via via negli anni.
E la sfida di un museo come quello del Design sarà quella di suggellare con le giuste scelte espositive il successo di determinati oggetti, ma anche, e soprattutto, di riconoscere nel nuovo e nell’inedito, a livello quasi di prototipo, il seme della genialità interpretativa della tendenza, il prefigurarsi in nuce di risposte a bisogni abitativi e di utilizzo futuri.
Un museo in movimento, quindi, capace di testimoniare il valore della creatività, frutto del lavoro intellettuale e culturale, ma anche il valore intrinseco della realizzazione, artigianale o industriale, che si cela in ciascuno degli oggetti che ci circondano.
E quindi etico : per coloro che lo visiteranno sarà stimolo creativo e insieme riflessivo perchè riporterà all' "homo faber".
mercoledì 28 novembre 2007
Ad Annapolis la conferenza di pace per il Medio Oriente
di Giusi Binetti
Sta per prendere avvio ad Annapolis la conferenza di pace Israelo-Palestinese fortemente voluta dal Presidente americano George Bush che entro la fine del suo mandato – gennaio 2009 – spera di coronare il sogno, suo e di buona parte dell’umanità, di una pace vera e duratura fra i due popoli del Medio Oriente.
Sembra essersi manifestato quello che è certamente un prerequisito indispensabile: la volontà ferma e comune dei due leader delle controparti, di raggiungere questo obiettivo.
Passo decisivo sarà la prima riunione della Commissione congiunta Israelo-Palestinese che avvierà le proprie attività il prossimo 12 dicembre.
I due leader avranno poi incontri settimanali per assicurare continuità e rigore al processo di pace.
Nessuna illusione su quanto tale processo non nasconda insidie e su quante difficoltà saranno di ostacolo: infatti in seno ad Hamas parlano già di “discorsi inutili” , mentre l’ Iran dichiara che “non cambierà la sua posizione”.
Strano, pensavamo fosse tra i doveri imprescindibili di chi abbiamo eletto, ma, pazienza, se cominciassero a farlo ci accontenteremmo ugualmente.
mercoledì 21 novembre 2007
ANNISETTANTA Il decennio lungo del secolo breve
di Giusi Binetti
La mostra, che è allestita con il contributo di personalità eccelse del mondo culturale italiano, si snoda in un percorso labirintico (che al piano superiore poteva essere reso più agevole), e accompagna il visitatore entro i diversi scenari – artistico, culturale, mediatico, politico - che hanno contraddistinto gli anni Settanta.
Ogni testimonianza, racchiusa in una stanza che concentra di volta in volta un insieme di emozioni, viene presentata al pubblico con impatti visivi, acustici ed anche olfattivi capaci di coinvolgere e permeare in una sorta di effetto tele-trasporto che proietta in un tempo – luogo caratteristico di quegli anni.
Un esempio per tutti il fenomeno Fiorucci. Grande amico di Andy Warhol rivoluzionò il luogo – negozio trasformandolo in un luogo – emozione, ricco di evocazioni, di suggestioni, di colori e di profumi capaci di proiettare il visitatore – anche non acquirente – in dimensioni lontane e sconosciute: era come fare il giro del mondo. E allora viaggiare era privilegio di pochi. Fu decisamente Fiorucci l’inventore del concept store e del marketing emozionale.
Per chi scrive, allora ventenne, il risultato della visita è un’esperienza emozionante che riporta in vita sensazioni, paure, vissuti che prepotentemente e inevitabilmente inducono a fare raffronti con l’epoca presente.
Dal confronto vincono gli anni Settanta perché - nonostante gli avvenimenti terribili legati agli estremismi politici, la nascita delle Brigate Rosse, l’omicidio Moro, le uccisioni dei giovanissimi attivisti politici - in quegli anni si respirava il vento del cambiamento, della ribellione alle convenzioni ed ai privilegi ipocriti, dell’innovazione e della sperimentazione in ogni forma e in ogni arte.
In quegli anni i giovani erano capaci di emozioni e capaci di sognare di costruire un futuro migliore. Resta l’amarezza di non essere riusciti a dare ai giovani di adesso la stessa speranza nel domani.
mercoledì 7 novembre 2007
Ma quale trasparenza!?

Fatti e misfatti, amicizie e protezioni nel sistema bancario italiano
di Giusi Binetti
Gli utili delle Banche sono ormai stratosferici, siamo a + 50% rispetto agli esercizi precedenti, ma l’aliquota cui sono assoggettati, ovvero la tassazione cui sono sottoposti, varia dal 23 al 25%.
Vale a dire che le Banche sono tassate per una percentuale uguale a quella alla quale sono sottoposti i redditi di un individuo che dichiara redditi per 15 mila euro all’anno e che quasi rasenta la soglia di povertà!
Si tratta di una tassazione ridicola visto che le prime 167 Banche nell’anno 2006 hanno complessivamente realizzato utili per circa 25 miliardi di euro.
Parliamo quindi di una tassazione del 23 – 25% degli utili contro un 33% che invece, ad esempio, devono pagare le Società a responsabilità limitata, molto diffuse tra le piccole e medie imprese, il commercio e i servizi.
Non solo, e qui siamo alla beffa, nella Finanziaria 2008 è prevista un’ulteriore diminuzione di circa il 6% sulla tassazione degli utili delle Banche.
Le 167 Banche cui facevo cenno prima sono le Banche che hanno aderito a Pattichiari, una campagna di informazione portata avanti degli anni scorsi che voleva sottolineare la Nouvelle Vague delle Banche italiane, nel nome della trasparenza nei rapporti con la clientela. Serviva a stendere un velo pietoso su fatti come gli scandali Cirio, Parmalat e i Bond argentini o come i tassi da usura praticati sui finanziamenti o sui mutui ipotecari fino a non molto tempo prima. Ma suona piuttosto come fumo negli occhi.
Quest’anno abbiamo avuto il cadeaux dei Mutui Subprime, le cui estreme conseguenze ancora non conosciamo, e le operazioni in Derivati, strumenti finanziari pericolosissimi in mano a gente poco esperta, appioppati a sprovveduti amministratori locali.
Ma il sistema bancario italiano, protetto da politici di alto lignaggio, controlla aziende e informazione e quindi può permettersi questo ed altro.
In barba a chi si sta vedendo portar via la prima casa perché la rata del mutuo è diventata insostenibile.
Associazione difesa utenti servizi bancari, finanziari, postali e assicurativi: http://www.adusbef.it
mercoledì 31 ottobre 2007
Parigi va oltre la multa fino a 450 euro
Leggo su corriere.it la notizia della decisione di dotare i muri di Parigi di speciali lamiere con la funzione di restituire al mittente la pipi’ di chi orina nei vicoli della citta’.
Parigi soffre dello stesso problema che affligge Milano, o, meglio, i milanesi: negli ultimi anni il noto lezzo è diventato presenza comune e ahime’ frequente non solo nelle strade periferiche. A Manhattan non e’ cosi’ e usare il bagno dei locali pubblici non e’ complicato come da noi.
Almeno per gli uomini, il problema un tempo era risolto dalla presenza dei cosiddetti vespasiani: specie di separé ovoidali in ghisa verde scuro che celavano il corpo dei maschietti intenti all’opera, lasciando in bella vista pero’ testa e gambe, dai polpacci ai piedi.
Provvisto di tetto, e dotato di due posti, consentiva un uso contemporaneo, ma opposto, mentre i getti d’ acqua continui promettevano la nettezza del marchingegno.
Ricordo, su una rivista femminile, il quesito di una signora che domandava se suo marito, in quella posizione, fosse in obbligo di rivolgere il saluto ad una signora conosciuta che passava per strada. Risposta: date le circostanze, meglio era astenersi.
Tolti i vespasiani, che offendevano la vista e favorivano, pare, incontri clandestini, nella nostra citta’ ci siamo ritrovati senza nulla predisposto all’uopo, nemmeno i bagni prefabbricati, a forma di cabina, e a pagamento, che almeno Parigi ha.
Quando i nostri amministratori smetteranno di essere politically correct e cominceranno a chiamare i problemi con il loro nome?
A cominciare dagli orinatoi.la notizia: http://www.corriere.it/esteri/07_ottobre_29/parigi_muri_pipi.shtm