domenica 4 novembre 2007

Enola Gay ed il figlio USA senza rimorsi

di Francesca Gabetti

Vorrei che ci si potesse fermare tutti un momento a riflettere.

E' deceduto, alla veneranda etá di 92 anni, Paul Tibbets.
Per chi non ha mai sentito pronunciare questo nome, si tratta del comandante dell'Enola Gay, colui che ha "fisicamente" schiacciato il bottone e sganciato la bomba atomica su Hiroshima.

Quest'uomo era l'unico della squadra che conosceva esattamente l'obiettivo della missione e cosa sarebbe successo, visto che aveva studiato medicina, applicato la tecnologia della bomba all'aereo e messo a punto ogni dettaglio. "Sapevamo che sarebbe stato un attacco con molta emozione, ma era necessario lasciare i sentimentalismi da parte. Sapevamo sarebbero morte molte persone, ma in quel momento l'unica cosa che contava era eseguire il lavoro assegnato al meglio". Era cosí implicato nell'orrendo gioco che aveva perfino battezzato il caccia con il nome di sua madre, Enola Gay...

E' morto libero, senza pentirsi né chiedere scusa. Anzi, affermava di essere orgoglioso di aver contribuito alla scienza. Ha vissuto tranquillamente per tutti questi anni dichiarando di "dormire bene, la notte". http://www.elperiodico.com/default.asp?idpublicacio_PK=46&idioma=CAS&idnoticia_PK=455121&idseccio_PK=1007

Rabbrividisco solo al pensiero.
Dov'è la giustizia che tanto sbatte in prima pagina i crimini dell'umanitá commessi da altri e si proclama legittimo "difensore" dei diritti dei popoli? Solo quando interessano?
La vecchia scusa di "stavamo solo obbedendo ad un ordine impartito" non puó e non deve stare piú in piedi...ogni uomo non ha forse una propria coscienza individuale ed ogni nazione la propria coscienza collettiva?
Il Tribunale di Norimberga ha, piú che giustamente, cercato di trovare dei colpevoli. Pochi nell'oceano, ma almeno si é cercato di fare un minimo di giustizia. Il "mea culpa" é utile alla memoria collettiva perché suscita vergogna per il reato commesso, consapevolezza degli sbagli e contribuisce a sviluppare una nuova generazione di pensiero che prende le distanze dall'orrore.
La Germania ha pagato un prezzo altissimo per i suoi, immensi, errori.

Mi chiedo...e gli Stati Uniti? E' questo l'esempio con cui vivono le nuove generazioni? Un passato "senza macchia" alle spalle, fondato su impunitá e non-rimorso? Dov'é la memoria collettiva che riconosce il crimine, elabora il lutto ed apprende dagli errori commessi?

E se partendo da questa premessa fosse allora possibile interpretare anche alcune sconcertanti decisioni USA del presente? ... Dio mio.

4 commenti:

Isabel Green ha detto...

io nn sn così convinta che abbia dormito tranquillo...spesso ci costruiamo una maschera per convincere noi stessi che siamo innocenti...

Virginia Fiume ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Redazione MRS ha detto...

I conti con la propria coscienza sono la cosa più difficile da sostenere.
Ma sicuramente l'intervento del diritto aiuta la collettività a fare i conti con le singole coscienze.
Uomo e Donna grandi sono quelli che sanno quando dire sì e quando dire no.
La legge scout contiene un articolo che dice "la guida e lo scout sanno obbedire"...mi ha sempre affascinato.

Virginia

Giuliana ha detto...

Credo che il vero problema non stia tanto in lui, morto a 92 anni, cresciuto in un'epoca molto difficile da capire, e per di più in un Paese in cui la campagna denigratoria contro i giapponesi in fondo non ha avuto molto da invidiare alle campagne xenofobe portate avanti da Hitler e compagnia, se si esclude lo sterminio (ma poi, non lo escluderei nemmeno, considerando l'effetto della bomba...)
E per di più quest'uomo faceva parte di un esercito che ha vinto. Ora, a fare dietrologia di solito sono gli sconfitti. Sono loro che cercano di capire dove hanno sbagliato. E lo fanno perché la sconfitta è la messa in evidenza dell'errore.
Gli americani, è un dato di fatto, hanno cominciato a mettere in discussione l'esercito durante la guerra del Vietnam, che stavano perdendo.
Tutti quelli che hanno combattuto durante la seconda Guerra Mondiale sono stati eroi, nessuno ha mai chiesto loro di fare ammenda. A farla, semmai, sono stati gli storici americani, che ancora oggi provano un senso di colpa inenarrabile all'idea che siano state sganciate a poca distanza due bombe atomiche, la seconda non solo ingiustificata altrettando della prima, ma perfettamente inutile.
Ma è un senso di colpa che non è stato recepito dalla nazione e che non viene scritto sui libri di scuola o insegnato a lezione.
Si chiama rimozione.
Forse la mia è un'analisi da quattro soldi. Ma tutti quanti cercano di non parlare mai in negativo dei loro eroi. Lo hanno fatto anche i partigiani, dimenticando volutamente Porzus...
Ma ripeto, la cosa non mi stupisce.